HomeBENESSERE & SALUTEIl trattamento fisioterapico della cefalea cervicogenica.

Il trattamento fisioterapico della cefalea cervicogenica.

Il mal di testa è una condizione comune, che colpisce il 47% della popolazione
mondiale.
CLASSIFICAZIONE
L’International Headache Society (IHS) ha identificato 14 diversi tipi e
sottocategorie di cefalee. Le stesse sono state classificate in “primarie”, se
derivanti da origine vascolare o muscolare, o “secondarie”, qualora derivino da
un’altra fonte, come un’infiammazione o lesioni alla testa o al collo.
Le cefalee primarie (emicrania, cefalea di tipo tensivo, cefalea a grappolo, ecc.)
sono quei mal di testa la cui causa è da ricercarsi nel substrato neurologico delle
persona affetta, che risulta essere più sensibile e che possiede una minor
adattabilità agli stimoli dolorifici.
Le cefalee secondarie, di cui fa parte anche la cefalea cervicogenica (CGH),
sono, invece, quelle che presentano una causa ben identificabile. Nel caso
specifico della cefalea cervicogenica, ad esempio, la sorgente del dolore è da
ricercarsi nel rachide cervicale.

SEGNI E SINTOMI
L’IHS ha classificato la CGH come cefalea secondaria con “dolore riferito da
una fonte al collo e percepito in una o più regioni della testa e/o del viso”.
Questa classificazione ha anche descritto il dolore come unilaterale o bilaterale,
che colpisce la testa o il viso, o, più comunemente, la regione occipitale, la
regione frontale, o la regione retroorbitale.
I sintomi tipici di cefalea cervicogenica sono caratterizzati da un dolore
unilaterale che non cambia lato, spesso ad insorgenza dal collo, tipicamente con
uno sviluppo postero-anteriore, che comincia, quindi, dal rachide cervicale o
dall’area sub-occipitale e arriva all’occhio o alla tempia. Il dolore è di solito di
intensità moderata o in alcuni casi severa, ma non di tipo pulsante, caratteristica
quest’ultima, che permette di differenziarlo dal dolore emicranico. Talvolta il
dolore può scendere verso la spalla o il braccio omolaterale.
I sintomi sono innescati da movimenti del collo, posizioni protratte del capo,
posture scomode mantenute e/o una palpazione provocativa della regione
cervicale superiore o occipitale.
I sintomi della cefalea cervicogenica sono spesso sovrapponibili a quelli di altre
cefalee e, per tale motivo, capita che questo tipo di mal di testa non sia
identificato. Il dolore cervicale, infatti, può essere una caratteristica
predominante nel 68% dei pazienti con emicrania o cefalea di tipo tensivo. Va
detto, inoltre, che esistono forme di cefalea definite miste, in cui più tipi di
cefalea possono coesistere.
Altri sintomi associati al CGH includono vertigini, nausea, incapacità di
concentrazione, dolore retrooculare e disturbi visivi.

Il meccanismo fisiopatologico è attribuibile al nucleo trigemino-cervicale nel
quale convergono sia le afferenze provenienti dal nervo trigemino sia quelle
provenienti dai segmenti cervicali C1-C3.
DIAGNOSI
La diagnosi di cefalea cervicogenica è essenzialmente clinica.
Molto importante è la diagnosi differenziale per escludere possibili red flags
(tumori, disfunzioni delle arterie cervicali, ecc), cefalee primarie, altre cefalee
secondarie o la nevralgia occipitale.
TRATTAMENTO
A causa della diversa area e gravità della disfunzione, ci sono una varietà di
tecniche di trattamento che il fisioterapista può utilizzare nel trattamento del
CGH.
Le tecniche di trattamento non invasivo consistono nella stimolazione elettrica
nervosa transcutanea (TENS), nel massaggio, nell’esercizio fisico, nella
manipolazione o nella mobilizzazione. Degli approcci non invasivi, i più
comunemente citati in letteratura sono manipolazione e mobilizzazione.
Nella pratica clinica il mal di testa rappresenta una delle condizioni che più
frequentemente si presenta nel mio ambulatorio. Una corretta valutazione ed un
approccio con tecniche manuali adeguate forniscono al paziente l’alternativa di
primo piano, capace di ridurre frequenza ed intensità dei sintomi.
Ma in che maniera? Quali sono le strategie terapeutiche più idonee?
Per scoprirlo ci viene in aiuto una revisione sistematica di Racicki et all del
2013: “Conservative physical therapy management for the treatment of
cervicogenic headache: a systematic review”.
In questa revisione sono stati presi in considerazione sei studi clinici che
includevano un totale di 457 partecipanti di età compresa tra 7-15 e 18-60 anni.
Le misurazioni condotte sui partecipanti includevano parametri quali:

  • la frequenza della cefalea, definita come il numero di giorni di cefalea alla
    settimana, il numero medio di ore di cefalea al giorno e la percentuale di giorni
    con cefalea;
  • l’intensità della cefalea, che è stata misurata utilizzando la scala analogica
    visiva ( VAS);
  • la durata del mal di testa, misurata in ore totali e numero medio di ore in cui il
    mal di testa è durato nell’ultima settimana;
  • l’intensità del mal di testa e del dolore al collo, misurata utilizzando la scala
    del dolore di Von Korff modificata;
  • l’uso di analgesici, ovvero il numero medio di antidolorifici al giorno e la
    percentuale di giorni che necessitano di farmaci analgesici;
  • lo stato di salute generale, valutato utilizzando le scale riassuntive delle
    componenti fisiche e mentali dell’SF-12;
  • le lezioni scolastiche perse a causa del mal di testa.
    L’importanza clinica di questi studi risiede nel fatto che gli stessi hanno fornito
    una revisione completa degli approcci terapeutici conservativi di terapia fisica
    per i pazienti con diagnosi di CGH.
    I risultati indicano che le tecniche di trattamento conservativo fisioterapico
    sono interventi efficaci per ridurre l’intensità e la frequenza del CGH, così
    come il dolore al collo.
    Sulla base delle dimensioni degli effetti, i risultati indicano che sia la
    manipolazione cervicale che la mobilizzazione, insieme all’esercizio, sono stati
    gli interventi conservativi più efficaci per ridurre l’intensità, la frequenza e il
    dolore al collo del CGH.
    Nello specifico……
    La fisioterapia è il trattamento di prima scelta nella cefalea cervicogenica
    ed è rivolta principalmente alle disfunzioni del rachide cervicale che
    generano i sintomi.
    Come visto, le disfunzioni possono riguardare la mobilità articolare, la funzione
    neuromuscolare, oltre a possibili alterazioni del sistema nocicettivo
    (sensibilizzazione periferica e/o centrale).
    Per influenzare positivamente queste disfunzioni è possibile utilizzare diverse
    tecniche.
    Per le disfunzioni delle articolazioni cervicali e la riduzione del movimento del
    collo, ad esempio, è possibile utilizzare tecniche manuali come manipolazioni
    (sia del rachide cervicale che di quello toracico), mobilizzazioni, SNAG,
    tecniche miofasciali per il trattamento di eventuali ipoestensibilità muscolari o
    trigger points, ed esercizio terapeutico.
    Per le problematiche delle funzioni neuromuscolare l’intervento d’elezione è
    l’esercizio terapeutico, sia con l’obiettivo di incrementare forza e resistenza
    soprattutto dei muscoli flessori ed estensori profondi cervicali, sia al fine di
    migliorare il controllo motorio. Lo stretching è la modalità di esercizio meno
    raccomandata, nonostante sia spesso consigliata.
    Nei pazienti con cefalea cervicogenica spesso sono presenti, inoltre, trigger
    points miofasciali, soprattutto a livello dei muscoli suboccipitali, dello
    sternocleidomastoideo e del trapezio superiore, che possono essere causa di
    dolore riferito e alterazioni della funzione muscolare. Il loro trattamento si è
    dimostrato efficace nel ridurre dolore e disabilità in questi pazienti.

A questo tipo di mal di testa (CGH) possono essere associati anche disordini
temporo-mandibolari. In questo caso il trattamento di questi ultimi porterebbe
ad una riduzione dell’intensità dei dolore ed un miglioramento della funzione
cervicale.
Anche l’educazione e l’informazione del paziente sono sicuramente componenti
importanti del trattamento della cefalea cervicogenica, come per altre
condizioni neuro-muscolo-scheletriche soprattutto se persistenti, anche se al
momento c’è scarsità di prove di efficacia specifiche per la cefalea
cervicogenica in letteratura.
Il trattamento farmacologico antinfiammatorio non è stato indagato in
letteratura mentre gli oppioidi non sono consigliati per la scarsa efficacia e
l’alto rischio di effetti collaterali.
Il trattamento più efficace per questo tipo di problematica è al momento
rappresentato quindi dalla fisioterapia.
CONCLUSIONE
Abbiamo visto come la cefalea cervicogenica sia strettamente legata alle
disfunzioni del rachide cervicale e come il fisioterapista possa avere un ruolo di
rilievo nella valutazione e nel trattamento di questa patologia.
In questo caso, quindi, la stretta collaborazione con il medico specialista
potrebbe essere un valore aggiunto per la gestione di questo tipo di paziente,
soprattutto per la possibilità di identificare in modo più accurato eventuali
disfunzioni cervicali ed effettuare un trattamento il più efficace ed appropriato
possibile.
A cura del Dottor Rabiolo Adriano
Fisioterapista
E mail: adrianorabiolo@gmail.com
Bibliografia.
1.Conservative physical therapy management for the treatment of cervicogenic
headache: a systematic review”
Stephanie Racicki, Sarah Gerwin, Stacy DiClaudio, Samuel Reinmann, and
Megan Donaldson

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Dott. Adriano Rabiolohttps://www.adrianorabiolofisioterapista.it/
Laurea in Fisioterapia nel 2010, ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie nel 2013. In libera professione si occupa del trattamento riabilitativo della colonna, mediante metodiche di terapia manuale e di rieducazione posturale, di rieducazione funzionale post chirurgica, post traumatica dell’atleta e non.
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