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Ritenzione idrica: lo stile di vita come causa e come si corregge fra tavola e rimedi naturali

Cosa causa la ritenzione idrica?

Tutti, chi più chi meno, ci ritrovano a fare i conti con la ritenzione idrica e i suoi odiosi inestetismi sulla pelle. Per le donne, poi, questo può diventare una “tragedia greca”, specie nel periodo pre-estivo con la celebre “prova costume”. Ma, paradossalmente questo disturbo si accentua proprio con l’arrivo dell’estate: le gambe si gonfiano, sono pesanti e stanche a causa del ristagno di liquidi tipico della ritenzione idrica. L’accumulo di verifica al di fuori delle cellule (ambiente extracellulare o interstizio). Le cause che portano a questa particolare condizione possono essere svariate. Possono entrare in gioco fattori ormonali come la sindrome premestruale, un’alterata funzionalità del sistema venoso e dei vasi linfatici o l’assunzione di farmaci come la pillola anticoncezionale o i cortisonici.

Anche l’umidità maggiore nel periodo estivo è un fattore contribuente: respirare aria atmosferica la cui percentuale di umidità è superiore al 50%, non permette un ottimale scambio respiratorio, che a livello del circolo si riflette sul ricambio di liquidi. Se poi, a queste cause si aggiungono abitudini di vita non salutari come sedentarietà, l’abuso di alcolici specie fuori pasto, il fumo, le scelte alimentari “saporite” e per questo ricche di sale o zuccheri semplici, tutto ciò influirà negativamente sull’accumulo di liquidi e sugli inestetismi. Si può concludere accennando anche alla scarsa idratazione, ovvero l’abitudine sbagliata di non bere durante il giorno o arrivare ad un massimo di mezzo litro.

La soluzione comincia dalle abitudini

L’ideale sarebbe ridurre gli alimenti molto sapidi o che contengono fonti nascoste di sodio, come i cibi preconfezionati quelli affumicati. Nel periodo estivo, in teoria questi andrebbero banditi. Inoltre, andrebbe limitato anche l’uso dei formaggi soprattutto stagionati, per l’eccesso di sali e i minestroni di verdure, i cui sali allo stato cristallino affaticano il rene, trattengono acqua e possono indurre una ritenzione idrica. Bisogna inoltre evitare alimenti ricchi di ossalati e ridurre le proteine animali, particolarmente quelle derivanti dalla carne rossa, che creano maggiore fatica renale. A tutti piace fare una cena leggera in estate con insalata di pomodoro e mozzarella: per quanto leggera per la digestione, si ricorda che il pomodoro è naturalmente ricco di acido ossalico. Abusarne pensando di sentirsi al sicuro non risolve affatto il problema.

Un altro accorgimento per contrastare la ritenzione è diminuire l’introito di glutine per brevi periodi (10-15 giorni di seguito va bene), ricorrendo ad alimenti naturalmente senza glutine quali riso, grano saraceno, miglio, mais e amaranto. Rispetto al passato, la qualità dei prodotti senza glutine immessi sul mercato negli ultimi 5 anni è un po’ migliore, ed è possibile approcciare pasta e pane senza glutine con livelli di gradimento quasi soddisfacenti. Ma perché ridurre il glutine? Anche se non si è affetti da celiachia o intolleranze al glutine, si ricorda che il glutine è un complesso proteico che di suo possiede un potere antigenico decisamente alto. La sua complessità molecolare e la presenza di sequenze nella sua struttura resistenti agli enzimi digestivi spiegano molti delle sue azioni biologiche. Frammenti proteici del glutine non digeriti sono dotati di potere infiammatorio, possono attraversare la mucosa intestinale e ritrovarsi nel circolo sanguigno.

Ci sono prove scientifiche che questi frammenti (meglio chiamati peptidi), nel tempo possono indurre tossicità sulle cellule pancreatiche provocando insulino-resistenza e reazioni infiammatorie generalizzate. La cellulite non è altro che una infiammazione dei vasi linfatici e nei vasi linfatici c’è il ricircolo anche delle cellule immunitarie, le produttrici dei fattori infiammatori. Quello che si mangia si riflette sull’intestino ed anche sul suo grado di infiammazione. Se è il colon ad essere infiammato in modo cronico (sebbene spesso in modo silente ed indolore), l’accumulo di liquidi visibile come “buccia di arancia” tende a comparire nella zona bassa dei fianchi e nelle cosce. Queste parti anatomiche, infatti, sono attraversate dai vasi linfatici che fanno capo al circolo venoso del colon. Ecco spiegato perché la cellulite tende ad accumularsi in questi punti. È fondamentale, perciò, rivedere il proprio stile alimentare a tavola se non si sa da dove cominciare.

Cosa mangiare a tavola?

Innanzitutto, per limitare o ridurre gli effetti della ritenzione idrica si potrebbe portare sulla nostra tavola più frutta e verdura. Ad esempio come frutta potremmo prediligere albicocche, fragole e frutti di bosco che con il loro contenuto di polifenoli e vitamina C consentono di migliorare il funzionamento dei vasi sanguigni e del microcircolo capillare. I polifenoli sono anche antinfiammatori sui vasi linfatici: non a caso tutti sanno che ci sono preparazioni commerciali a base di estratti di ippocastano, centella e vite rossa per curare le vene varicose e la ritenzione idrica a loro secondaria. Oppure si può scegliere frutta ricca di acqua, povera di sodio, più ricca di potassio e di conseguenza più diuretica, come ananas, pesche, uva, melone, e banane. Fra le verdure, quelle che hanno un più forte potere diuretico sono l’indivia riccia, scarola, asparagi, ravanelli, cetrioli, catalogna, cicoria, sedano e porri. Nella sezione Medicina Naturale di questo sito si possono trovare informazioni supplementari in altri articoli.

Però non basta solo scegliere cibi per i loro principi attivi e con la giusta composizione di minerali, ma è altresì importante come vengono abbinati e in che maniera verranno proposti all’organismo. Se si vuole enfatizzare l’effetto drenante e diuretico, è preferibile utilizzare le verdure crude per sfruttarne a pieno le proprietà e anche perché richiedono meno sale e meno condimenti. Laddove ciò non sia possibile, e la cottura è inevitabile, è bene preferire modalità di cottura più semplici. Per quanto la cottura al vapore permetta di conservare al massimo i principi nutrizionali, dall’altro questa concentrazione di nutrienti può affaticare il rene. Si potrebbe invece optare per la bollitura, senza aggiungere il sale durante la cottura. Un altro modo naturale di decongestionare un intestino infiammato è assumere probiotici, ovvero fermenti lattici che sono naturalmente antinfiammatori sulle mucose interne. Cicli di integratori con Lactobacillus, Bifidobacterium e simili non sono controindicati. Anzi, se ne può approfittare consumando anche yogurt e kefir.

Il ruolo dello stile di vita

Ma l’alimentazione da sola non è sufficiente. Per essere efficace va incentivata anche l’attività fisica. Particolarmente vantaggiosa per combattere la ritenzione idrica è l’attività aerobica di resistenza, sport a lunga durata ma con un’intensità ridotta, che consente di migliorare la circolazione, aiutando l’ossigenazione i tessuti e favorendo il drenaggio dei liquidi. Nel caso della “buccia d’arancia” su addome, glutei e cosce, i migliori esercizi sono la corsa leggera, la cyclette e le flessioni addominali al suolo. Se la cellulite è dovuta alla stasi sanguigna intestinale e/o pelvica, mettere in moto questi compartimenti può facilitare la risoluzione del problema. Se l’alimentazione e l’esercizio fisico svolgono un ruolo fondamentale nel contrastare l’inestetismo, non si può sottovalutare l’importanza di idratarsi bene e con la giusta quota giornaliera. Molti hanno l’errata abitudine di non bere durante il giorno, adducendo svariate motivazioni.

Costoro sono coloro che spesso avvertono la sete a fine giornata e nel dopocena. Introdurranno quindi liquidi dalla cena fino all’orario di andare a dormire. Non è difficile intuire cosa ne viene: la diuresi si farà impellente durante il sonno, portando la persona a svegliarsi almeno due volte a notte, interrompendo così il naturale corso del sonno. Il rene di riposa durante la notte dalle “fatiche metaboliche del giorno” e invece è costretto a lavorare anche di notte. Risultato? La sua efficienza lavorativa nel tempo si indebolisce ed ecco servito un bel meccanismo del tipo “cane che si morde la coda”. Bere è essenziale farlo sì quando di avverte la sete, ma se si realizza che sono trascorse molte ore senza aver toccato neppure un bicchiere d’acqua, si deve intervenire. Se si vuole incentivare la diuresi, è possibile anche accedere a tante opzioni erboristiche: dal thè verde alle tisane a base di betulla, carciofo, equiseto, tarassaco e zenzero, singole o miste, per menzionare quelle più comuni.

Si può concludere, infine, ricordando che il fumo di sigaretta prima di essere cancerogeno è un potente fattore infiammatorio dei tessuti. Basta solamente sapere che il grado di infiammazione (che sia polmonare, intestinale, renale, sanguigna e anche dei vasi linfatici) è proporzionale al numero di sigarette fumate al giorno.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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