HomePREVENZIONE & SALUTELa variante Epsilon del coronavirus: l'ennesimo spauracchio o darà da pensare?

La variante Epsilon del coronavirus: l’ennesimo spauracchio o darà da pensare?

Sembra ufficiale che una delle varianti che da interesse (VOI) sia diventata di preoccupazione (VOC) risulti essere la cosiddetta variante Epsilon, anche se quella che preoccupa maggiormente è la Delta, cioè la ex indiana, che ha fatto impennare di nuovo i contagi in Gran Bretagna, generando focolai anche in Italia. L’OMS e i CDC americani sono in allerta ma non ammettono ufficialità. Le varianti sotto osservazione sono attualmente 11 e fra queste a preoccupare di più sono 5, tutte diffuse ormai in decine di nazioni. Così anche se i nuovi casi complessivi di Covid-19 in Italia diminuiscono, la proporzione di quelli causati dalla variante Delta è in aumento. In Italia la variante dominante resta quella Alfa, cioè l’ex inglese. Tuttavia, secondo il report dello scorso 22 giugno dell’Istituto Superiore della Sanità, è la Delta che si sta diffondendo, al punto da soppiantare le vecchie mutazioni del SARS-CoV2 fino alla fine dell’estate.

Al momento, in Italia, tra i casi di contagio quella Alfa resta dominante (57,8%), Delta è già al secondo posto (22,7%), la Gamma o ex-brasiliana è arrivata all’11,8% mentre né Beta (ex sudafricana) né Kappa (sotto-variante della Delta) sembrano varianti riscontrabili. Della nuova Epsilon ne abbiamo solo due casi registrati, mentre in Europa se ne contano almeno 100.A farla salire nella classifica sono le caratteristiche del suo antigene esterno o proteina spike, che comprende tre nuove mutazioni che la renderebbero resistente agli anticorpi, sia a quelli generati dal vaccino, sia a quelli generati dall’infezione (monoclonali). Per comprendere meglio le esatte strategie di fuga immunitaria al lavoro qui, gli scienziati hanno visualizzato il meccanismo di infezione di questa variante per vedere cosa è diverso dalla configurazione originale del coronavirus pandemico e quali sono le implicazioni di questi cambiamenti.

Il progetto internazionale è stato guidato dal laboratorio di David Veesler nel Dipartimento di Biochimica dell’Università di Washington a Seattle e da Luca Piccoli e Davide Corti di Vir Biotechnology. Come l’originale SARS-CoV-2, la variante infetta le cellule bersaglio attraverso la sua glicoproteina spike, la struttura che incorona la superficie del virus. I ricercatori hanno scoperto che le mutazioni Epsilon erano responsabili di riarrangiamenti in aree critiche della glicoproteina spike; Gli studi di crio-microscopia elettronica hanno mostrato cambiamenti strutturali in queste aree. La visualizzazione di queste mutazioni aiuta a spiegare perché gli anticorpi hanno avuto difficoltà a legarsi alla glicoproteina spike. Una delle tre mutazioni ha influenzato il dominio di legame del recettore sulla glicoproteina spike. Questa mutazione ha ridotto l’attività neutralizzante di 14 su 34 anticorpi neutralizzanti specifici per quel dominio, compresi gli anticorpi dello stadio clinico.

Le altre due delle tre mutazioni nella variante hanno interessato il dominio N-terminale sulla glicoproteina spike. I ricercatori hanno utilizzato la spettrometria di massa e l’analisi strutturale per scoprire che una parte del dominio N-terminale del coronavirus è stata rimodellata da queste mutazioni. Il sito di scissione del peptide segnale è stato spostato nel supersito antigenico NTD e si è formato un nuovo legame disolfuro (ponte zolfo). Ciò ha comportato una perdita totale di neutralizzazione da parte di 10 anticorpi su 10 testati specifici per il dominio N-terminale nella glicoproteina spike. Gli scienziati ritengono che scoprire i meccanismi di evasione immunitaria, come questo nuovo meccanismo basato sulla modifica del peptide segnale, sia importante quanto la sorveglianza delle varianti attraverso il sequenziamento dell’RNA. Insieme, tali sforzi potrebbero aiutare a contrastare con successo la pandemia in corso.

Secondo speculazioni non confermate, la variante Epsilon potrebbe ridurre l’efficacia del vaccino Pfizer di un buon 15%. Quindi la risposta univoca degli esperti è quella della prevenzione: non una, ma tutte e due le dosi del vaccino vanno fatte e non ci sarebbe tempo da perdere. Sebbene la variante non sia apparentemente più letale, è sicuramente più contagiosa ed il fatto che comprometta la potenza vaccinale è un campanello di allarme più che giustificato.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

McCallum M et al. Science 2021 Jul 6:eabi7994.

Shen X et al. New Engl J Med 2021; 384:2352-54.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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