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I fermenti lattici nella gestione dell’artrite reumatoide: i dati preclinici e clinici più recenti

Il ruolo del microbiota nell’artrite reumatoide è ormai consolidato: lo sbilanciamento della flora batterica intestinale sembra un evento precoce che precede di molti mesi la comparsa della malattia clinicamente manifesta.

È noto che la disbiosi intestinale favorisce un aumento della crescita della popolazione di batteri intestinali Eggerthella lenta o Collinsella aerofaciens. Uno studio clinico ha mostrato una diminuzione della popolazione di Faecalibacterium (un batterio abbondante nell’intestino umano sano) nelle persone affette da AR. Faecalibacterium è responsabile della produzione di butirrato, un acido grasso a catena corta che stimola la secrezione di mucina e la stabilizzazione immunitaria locale. Man mano che la popolazione di Faecalibacterium diminuisce, l’intestino è più vulnerabile a organismi opportunisti come Collinsella ed Eggerthella. La prima induce il rilascio di citochine e chemochine che attivano i granulociti neutrofili. La seconda provoca la citrullinazione enzimatica delle proteine ​​che contribuiscono allo sviluppo dell’AR. Nell’intestino umano si osserva anche una diminuzione della popolazione di Streptococcus e Haemophilus associata all’AR con l’aumento dei numeri di Prevotella histicola e P. oulorum. Pertanto i cambiamenti correlati alla disbiosi nei ceppi di Collinsella aerofaciens, Eggerthella lenta, Faecalibacterium spp., Haemophilus spp., Prevotella spp. e Streptococcus spp., inducono la perdita di integrità dell’epitelio interno dell’intestino e lo sviluppo di artrite reumatoide.

I probiotici sono microrganismi vivi destinati ad essere somministrati per via orale per migliorare il microbiota intestinale dell’ospite. Il microbiota intestinale umano a volte diventa squilibrato e causa disbiosi in situazioni come il trattamento a lungo termine con antibiotici, FANS, stress mentale e condizioni infiammatorie come l’artrite reumatoide e l’osteoartrite. Batteri come Lactobacillus spp. e Bifidobacterium spp. sono probiotici ampiamente utilizzati e Lactobacillus spp. può sopravvivere in un ambiente gastrointestinale acido e la presenza di glucosio nell’intestino aiuta la loro sopravvivenza. L’efficacia dei probiotici dipende dal ceppo microbico o dalle condizioni fisiopatologiche dell’ospite. Secondo quanto riferito, il trattamento con L. casei o L. acidophilus per un periodo di 28 giorni ha impedito lo sviluppo dell’artrite in un modello preclinico, che ha ridotto i punteggi artritici e le citochine proinfiammatorie come IL-17, IL-1β, IL-6 e TNF-α, simile a quello del trattamento con indometacina. Il trattamento con L. acidophilus ha mostrato proprietà antinfiammatorie in quanto ha soppresso la secrezione mediata dalle cellule Th17 di citochine proinfiammatorie ma ha aumentato la secrezione della citochina antinfiammatoria IL-10.

Diversi Lactobacillus spp., in particolare L. casei, L. reuteri, L. fermentum e L. rhamnosus hanno ridotto l’artrite sperimentale nelle femmine di ratto Wistar modificando la popolazione microbica intestinale (aumentando Lactobacillus), prevenendo le citochine proinfiammatorie, rilasciando anticorpi, sostanze antibiotiche e acidi grassi a catena corta o modulando le risposte Th1/Th17. I pazienti con AR hanno mostrato una maggiore presenza di batteri Bacteroides, Escherichia e Shigella nell’intestino con una marcata diminuzione di Lactobacillus spp. Il trattamento con L. casei per un periodo di 8 settimane ha migliorato i parametri fisiopatologici correlati all’AR in uno studio clinico randomizzato. Lactobacillus spp agisce anche come agente antimicrobico contro diversi microrganismi. L. casei ha aumentato i livelli plasmatici di IL-10 dopo il trattamento, ma non ha causato cambiamenti nei livelli di IL-1β e IL-6. Allo stesso modo, un altro studio con un protocollo di trattamento simile per L. casei su un numero inferiore di pazienti ha riscontrato cambiamenti simili nel profilo delle citochine dei pazienti con AR. I lattobacilli, spesso trascurati a causa dell’idea che siano passeggeri transitori dell’intestino, ora sono considerati membri importanti del microbioma intestinale, perché possono formare fino al 5% del microbiota intestinale.

Un ultimo trial clinico è stato pubblicato lo scorso Aprile ed ha evidenziato che ceppi di Lactobacillus diversi dai precedenti possono risultare benedici per i pazienti con AR. Si tratta di uno studio randomizzato e in doppio cieco, controllato con placebo, con 42 partecipanti con AR divisi in due gruppi. Il gruppo probiotico (n = 21), per oltre 60 giorni ha ingerito giornalmente probiotici in una bustina contenente 109 CFU/g ciascuno dei cinque ceppi liofilizzati: Lactobacillus acidophilus La-14, Lactobacillus casei Lc-11, Lactococcus lactis Ll-23, Bifidobacterium lactis Bl-04 e B. bifidum Bb-06. Il gruppo placebo (n = 21), invece, ha assunto giornalmente bustine di maltodestrine (un placebo). Il gruppo probiotico ha mostrato una riduzione significativa della conta dei globuli bianchi (P = 0,012), e dei livelli plasmatici del fattore di necrosi tumorale-α (p=0,004) e di interleuchina-6 (p=0,039). Tuttavia, non sono state osservate differenze in adiponectina, interleuchina-10, proteina C-reattiva e VES. Per quanto riguarda i biomarker dello stress ossidativo/nitrosativo, il gruppo probiotico ha mostrato metaboliti di ossido nitrico più bassi (p=0,004) e parametri antiossidanti totali più alti (p=0,019) rispetto al gruppo placebo.

In sintesi, gli studi preclinici si concentrano principalmente sui ruoli preventivi di ceppi di Lactobacillus in vari modelli sperimentali di AR. Al contrario, diversi studi clinici hanno studiato il ruolo di questo batterio nel miglioramento dei sintomi e dei parametri diagnostici dopo l’istituzione dell’AR. L’integrazione di L. casei o L. acidophilus (sotto forma di alimenti fermentati, bevande o preparazioni farmaceutiche) potrebbe non avere un impatto favorevole immediato contro l’AR. Migliora sicuramente, però, la disbiosi intestinale e la conseguente patogenesi dell’artrite reumatoide dopo un uso ripetuto a lungo termine. La ragione è puramente biologica: se c’è voluto molto tempo a determinare la comparsa della condizione, questo stato di sbilanciamento non può essere tamponato “magicamente” con qualche settimana di integrazione.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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