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Obesità e depressione: così si conferma che il benessere mentale può essere indipendente da quello metabolico

L’obesità e la depressione sono due problemi di salute globale, che si stima costino all’economia globale migliaia di miliardi di dollari all’anno. Un indice di massa corporea (BMI) più elevato è associato osservativamente a maggiori probabilità di depressione. Queste associazioni tendono ad essere più forti nelle donne rispetto agli uomini, con una relazione a forma di U spesso osservata negli uomini. È importante capire se l’obesità provoca depressione, per ottimizzare la salute pubblica e la pianificazione dell’intervento medico. La perdita di peso è difficile da raggiungere e mantenere, e lo è ancora di più per le persone depresse. C’è molto dibattito all’interno della letteratura sulla direzionalità della relazione tra obesità e depressione, con prove contrastanti provenienti da diversi studi tra cui meta-analisi e dati prospettici. Questi studi includono quelli che suggeriscono che: (1) l’obesità causa depressione; (2) la depressione causa obesità; o (3) esiste un legame reciproco tra i due. Tuttavia, determinare la causalità non è banale, specialmente quando la maggior parte delle associazioni osservative sarà confusa o distorta.

Con un adulto su quattro stimato essere obeso nel Regno Unito e un numero crescente di bambini colpiti, l’obesità è una sfida per la salute globale. Mentre i pericoli dell’essere obesi sulla salute fisica sono ben noti, i ricercatori stanno ora scoprendo che il sovrappeso può anche avere un impatto significativo sulla salute mentale. Il nuovo studio, pubblicato su Human Molecular Genetics, ha cercato di indagare sul motivo per cui un corpo di prove indica ora che un BMI più elevato causa depressione. Il team ha utilizzato l’analisi genetica nota come randomizzazione mendeliana, per esaminare se il nesso causale è il risultato di percorsi psicosociali, come influenze sociali e stigma sociale, o percorsi fisici, come condizioni metaboliche legate a un BMI più elevato. Tali condizioni includono ipertensione, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Nella ricerca condotta dall’Università di Exeter e finanziata dall’Accademia delle Scienze Mediche, il team ha esaminato i dati genetici di oltre 145.000 partecipanti della biobanca britannica con dati dettagliati sulla salute mentale disponibili.

In uno studio multiforme, i ricercatori hanno analizzato le varianti genetiche legate a un BMI più elevato, nonché i risultati di un questionario sulla salute mentale clinicamente rilevante progettato per valutare i livelli di depressione, ansia e benessere. Per esaminare quali percorsi possono essere attivi nel causare depressione nelle persone con un BMI più elevato, il team ha anche interrogato due serie di varianti genetiche scoperte in precedenza. Un insieme di geni rende le persone più grasse, ma metabolicamente più sane, il che significa che avevano meno probabilità di sviluppare condizioni legate a un BMI più elevato, come l’ipertensione e il diabete di tipo 2. La seconda serie di geni analizzati rende le persone più grasse e metabolicamente malsane, o più inclini a tali condizioni. Il team ha riscontrato poche differenze tra i due gruppi di varianti genetiche, indicando che sia i fattori fisici che quelli sociali svolgono un ruolo nei tassi più elevati di depressione e in uno scarso benessere.

Lo studio presente ha le sue radici alcuni anni quando gli scienziati hanno utilizzato la randomizzazione mendeliana per testare l’ipotesi che i percorsi causali collegassero il BMI a maggiori probabilità di depressione, esplorando il ruolo delle componenti metaboliche e psicologiche dell’obesità. A quel tempo hanno utilizzato i dati della biobanca britannica, a partire da 451 099 individui di origine europea, di cui hanno classificato 340 786 come caso di depressione o controllo. Hanno così utilizzato due strumenti genetici, entrambi rappresentanti un BMI più elevato, ma uno con e uno senza le sue conseguenze metaboliche avverse, nel tentativo di “sganciare” la componente psicologica dell’obesità dalle conseguenze metaboliche (adiposità metabolicamente “sfavorevole” e “favorevole”). Gli effetti sono stati testati separatamente su uomini e donne, utilizzando un sottoinsieme di varianti associate al BMI per testare gli effetti più probabilmente specifici per i percorsi neuronali ed esaminato la relazione tra la dimensione percepita dell’infanzia e la depressione. Gli effetti neuronali sembravano essere più influenti.

Una serie di fattori potrebbe collegare un BMI più elevato a maggiori probabilità di depressione, tra cui una salute generale più scadente a causa di un BMI elevato o degli impatti psicologici dell’obesità. In questo studio i ricercatori hanno fornito alcune prove provvisorie per una relazione causale tra adiposità favorevole e depressione. Questa analisi era importante in quanto suggerisce un effetto psicosociale di un BMI più elevato nonché, o invece, di un effetto fisiologico determinato da una salute metabolica avversa. Il professor O’Loughlin, autore senior della ricerca, ha concluso: “Capire se i fattori fisici o sociali sono responsabili di questa relazione può aiutare a definire strategie efficaci per migliorare la salute mentale e il benessere. La nostra ricerca suggerisce che essere più grassi porta a un rischio più elevato di depressione, indipendentemente dal ruolo della salute metabolica. Ciò suggerisce che sia la salute fisica che i fattori sociali, come lo stigma sociale, giocano entrambi un ruolo nella relazione tra obesità e depressione”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Casanova F et al. Hum Mol Genet 2021 Jul 16; ddab204.

Tyrrell J et al. Int J Epidemiol 2019 Jun 1; 48(3):834-848.

Lyall DM et al. JAMA Cardiol. 2017 Aug 1; 2(8):882-889.

 

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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