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Diabete e problemi alla tiroide: è vero che prima o poi uno porta all’altro?

Il diabete mellito è un disordine metabolico con una prevalenza progressivamente crescente, che nel 2019 conta almeno 480 milioni di persone in tutto il mondo e si prevede che questa prevalenza aumenterà a 550 milioni entro il 2030. Quasi la metà degli individui (49%) con diabete potrebbe non essere diagnosticata. I pazienti diabetici sono ad aumentato rischio di diverse gravi condizioni potenzialmente letali, con conseguenti costi di cure mediche elevate, scarsa qualità della vita e alto rischio di mortalità. I pazienti con ipotiroidismo (bassa attività tiroidea) hanno alti livelli di ormone stimolante la tiroide (TSH) e livelli T4 liberi normali, che rappresentano quasi il 9% degli adulti e il 17% dei pazienti diabetici. Le differenze nella prevalenza tra pazienti diabetici e la popolazione generale potrebbero essere dovute a razza, età, sesso, indice di massa corporea (BMI), assunzione di iodio nella dieta e valori di cut-off diagnostici del TSH. Sebbene possano esserci pochi segni e sintomi di disfunzione tiroidea nei pazienti con ipotiroidismo, i cambiamenti clinici, endocrini e metabolici potrebbero influenzare la prognosi dei pazienti.

Data l’elevata prevalenza di ipotiroidismo tra i pazienti diabetici, la gestione dell’ipotiroidismo è importante per migliorare la prognosi del diabete. Siccome non sono disponibili delle recensioni descrittive o un cumulo di dati organizzati al riguardo, un team congiunto dei Dipartimenti di Endocrinologia dell’Ospedale provinciale di Taiyuan e quello di Linfen hanno steso una recensione di tutti gli studi disponibili per diabete e ipotiroidismo. Di oltre 900 studi trovati riguardanti la connessione, solamente 52 hanno soddisfatto i criteri di significatività, serietà clinica e corposità dei dati. Tuttavia, 44 di questi non erano elegibili per i seguenti motivi: 36 per i pazienti a cui non è stato diagnosticato il diabete, 5 sono stati sottoposti a revisione o meta-analisi e altri 3 non hanno ottenuto i risultati desiderati. Infine, sono stati selezionati otto studi per la meta-analisi. Quattro studi hanno riportato un’associazione tra ipotiroidismo e rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) nei pazienti diabetici. I dati finali riepilogativi non indicavano alcuna associazione significativa di ipotiroidismo con il rischio di cardiopatie.

Cinque studi hanno riportato un’associazione tra ipotiroidismo e rischio di mortalità per tutte le cause in pazienti diabetici. i risultati non hanno indicato alcuna associazione tra ipotiroidismo e mortalità per qualsiasi causa. Sebbene i risultati dell’analisi di sensibilità indicassero un aumento significativo del rischio di mortalità per tutti i pazienti diabetici con funzionalità tiroidea inferiore, questo aumento significativo potrebbe essere sopravvalutato a causa di due studi che includevano pazienti con diagnosi di ipotiroidismo, ma non ipotiroidismo subclinico. I risultati di sintesi hanno mostrato che i pazienti diabetici con ipotiroidismo erano significativamente a maggior rischio di retinopatia e malattia renale, mentre le associazioni di ipotiroidismo con i rischi di morte cardiaca, ictus e neuropatia non hanno mostrato alcuna associazione significativa. Quindi il rischio cardiovascolare di questi pazienti diabetici potrebbe non dipendere necessariamente dallo stato tiroideo per sé, ma da alterazioni dei trigliceridi, colesterolo ed altri problemi del metabolismo anche indipendenti dalla salute tiroidea.

Nel complesso, i ricercatori non ritengono, alla base della corposità dei dati, che la ridotta funzionalità tiroidea nei pazienti diabetici possa essere direttamente responsabile della comparsa di cardiovasculopatie. È più verosimile, invece, che concorra alla mortalità per diverse cause, fra cui l’incidenza di retinopatia diabetica e insufficienza renale cronica. Una indagine su base nazionale è stata pubblicata proprio quest’anno su una coorte di più di 1.382.000 adolescenti israeliani, da parte di un team di ricercatori della Hadassah University di Gerusalemme. L’intento era correlare la diagnosi di malattia tiroidea precoce o adolescenziale alla futura comparsa di diabete tipo 2. Gli adolescenti (età media 17 anni) sono stati esaminati prima del reclutamento militare durante il 1988-2007 e sono stati seguiti fino alla fine del 2016. Durante un follow-up medio di 18,5 anni, l’1,12% (69 su 6.152) degli adolescenti con disturbi della tiroide è stato diagnosticato con diabete di tipo 2 contro lo 0,77% degli adolescenti senza disturbi della tiroide. L’aumento del rischio di diabete è stato osservato in ambo i sessi, presenza o assenza di obesità, in assenza di altre condizioni di salute, ed è stato associato a diversi tipi di disturbi della tiroide.

È stato anche simile quando l’esito è stato definito come diabete di tipo 2 diagnosticato all’età di 30 anni o prima. Questo potrebbe avvalorare in parte l’ipotesi che un disturbo tiroideo nelle fasi più giovani della vita possa predisporre alla comparsa di diabete tipo 2. Ma una ricerca parallela pubblicata da ricercatori del Malla Reddy Medical College di Telengana, India, potrebbe indicare che l’opposto è vero quando si analizza una coorte di adulti. Dei 2321 pazienti arruolati, 102 avevano diabete mellito di tipo 1 (T1DM) e 2219 diabete mellito di tipo 2 (T2DM). L’età media era di 48,4 ± 10,7, di cui 1128 femmine e 1193 maschi. Il 79,9% degli individui con diabete era eutiroideo; 13,8% con ipotiroidismo subclinico; il 3,4% con ipotiroidismo clinico e il 2,9% con ipertiroidismo. Il 14,1% con diabete di tipo 2 presentava ipotiroidismo subclinico; al contrario, l’ipotiroidismo clinico era comune nel diabete di tipo 1 (6,9%). Quindi l’asserzione iniziale se il diabete possa condurre a problemi tiroidei e viceversa potrebbe dipendere molto dall’età. Ovvero, problemi tiroidei giovanili potrebbero portare al diabete da adulto, mentre diabetici adulti potrebbero sviluppare disturbi alla tiroide per altri motivi.

A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche°
Yadav A et al. Diab Metab Syndr 2021; 15(3):885-89.

Bardugo A et al. J Clin Endocr Metab 2021:dgab382.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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