HomeRICERCA & SALUTENovità terapeutiche per la malattia infiammatoria intestinale: alla riscoperta delle statine

Novità terapeutiche per la malattia infiammatoria intestinale: alla riscoperta delle statine

La colite ulcerosa (ULC) provoca infiammazione e ulcere nell’intestino, lasciando i pazienti vulnerabili a una serie di sintomi spiacevoli, tra cui dolore addominale, sangue nelle feci, stitichezza e affaticamento. La condizione, pur non essendo pericolosa per la vita, può essere gravemente debilitante, soprattutto se i farmaci antinfiammatori non funzionano. Ma potrebbero esserci buone notizie per il quasi 1 milione di persone affette: le statine, farmaci per abbassare il colesterolo comunemente prescritti, sembrano essere un trattamento efficace anche se inaspettato per la condizione, secondo un team di Stanford Medicine. Attualmente, le uniche linee di difesa contro la colite ulcerosa sono i farmaci antinfiammatori e l’asportazione chirurgica di parte o tutto il colon. Circa il 30% dei pazienti con colite ulcerosa alla fine deve sottoporsi a un intervento chirurgico come ultima risorsa. Guidati dal Dr. Purvesh Khatri, PhD, professore associato di Medicina e Scienze biomediche, gli scienziati hanno rintracciato una connessione tra una manciata di farmaci e la diminuzione dei sintomi della colite ulcerosa, attingendo a set di dati pubblici disponibili di informazioni anonime sulla salute dei pazienti, inclusi dati genomici e di prescrizione.

Come si è scoperto, l’atorvastatina, venduta largamente con il marchio Lipitor, era uno dei migliori, riducendo significativamente il tasso di trattamento chirurgico per la colite ulcerosa, la necessità di farmaci antinfiammatori e i tassi di ospedalizzazione. Khatri e il suo team hanno iniziato la loro ricerca analizzando i dati genomici pubblicamente disponibili da centinaia di pazienti con colite ulcerosa che avevano subito una biopsia del colon. In particolare, i ricercatori stavano cercando alcune “firme” genomiche, che sembravano persistere nella maggior parte dei pazienti con la condizione. Hanno esaminato i dati nazionali e internazionali, trovando una firma della malattia che fosse solida in tutti i set di dati, indipendentemente dal fatto che il paziente stesse vivendo una riacutizzazione della malattia. Da lì, si trattava di identificare come alcuni farmaci influenzassero l’attività genica associata alla colite ulcerosa. L’idea era quella di trovare i farmaci che sembravano invertire la firma genetica associata alla malattia. Quindi hanno confrontato la firma genetica con i profili trascrittomici in vitro indotti da 781 farmaci approvati dalla FDA per identificare potenziali bersagli farmacologici.

Ad esempio, se i pazienti con colite ulcerosa hanno avuto un calo dell’attività dei geni A e B, il team ha cercato farmaci che aumentassero l’attività di quei geni. Hanno esaminato solo i farmaci che erano stati approvati dalla FDA in modo che, se trovassero un farmaco che funzionasse, potesse essere distribuito ai pazienti prima. Dopo aver incrociato i set di dati genomici e sperimentali, il team ha identificato tre farmaci che hanno efficacemente invertito la firma genetica della colite ulcerosa. I primi due erano farmaci chemioterapici, che ovviamente non si prescrivono a chiunque a causa di gravi effetti collaterali, ma il terzo era una statina usata per abbassare il colesterolo nel sangue, chiamata atorvastatina. Il passo successivo sarebbe di solito quello di avviare una sperimentazione clinica, ma gli scienziati hanno adottato un approccio diverso. Le statine sono tra i farmaci più comunemente prescritti negli Stati Uniti, quindi sembrava ragionevole pensare che un numero relativamente elevato di pazienti con colite ulcerosa potesse anche assumere statine per aiutare a gestire il colesterolo.

Quindi, invece di rivolgersi a una sperimentazione clinica, il team si è rivolto ai dati delle cartelle cliniche elettroniche ed è stato in grado di vedere se avevano la colite ulcerosa, se erano statine e se avevano avuto bisogno di una colectomia. Le persone con colite ulcerosa che stavano assumendo statine, indipendentemente dalla loro età, avevano una diminuzione di circa il 50% dei tassi di colectomia e avevano meno probabilità di essere ricoverate in ospedale. Inoltre, ai pazienti con colite ulcerosa che stavano assumendo statine sono stati prescritti altri farmaci antinfiammatori a un tasso inferiore. Sebbene non sia del tutto noto come le statine reprimano i sintomi della malattia, sono note per avere una sorta di capacità antinfiammatoria generale. In uno studio pubblicato all’inizio dell’anno è stato preliminarmente visto a livello sperimentale che l’atorvastatina sinergizza con la mesalazina nel ridurre l’infiammazione intestinale, e la sua progressione, in un modello di ratto con colite chimica indotta. Da questa ricerca ed altre precedenti, sembra che l’atorvastatina possa condizionare l’espressione di citochine prodotte dai globuli bianchi.

Fra i meccanismi aggiuntivi con cui l’atorvastatina può risultare antinfiammatoria, risulta quello del controllo dell’espressione del recettore cellulare PPAR-alfa, che sembra ridotto nelle cellule intestinali dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale. Qualunque sia il meccanismo, per interessante che possa rivelarsi, è sicuramente più entusiasmante il fatto che un farmaco già approvato trovi un uso diverso per una malattia con una gravità clinica invalidante. Il professor Khatri ha concluso: “A questo punto, si potrebbe sostenere che questi dati mostrano una connessione abbastanza forte per iniziare a prescrivere statine per la colite ulcerosa. Penso che ci siamo quasi. Dobbiamo convalidare gli effetti un po’ più rigorosamente prima di trasferirlo in clinica. L’altro vantaggio dello studio è che fornisce un quadro su come scoprire i farmaci che sono già in circolazione e riutilizzarli per curare altre malattie. Il sistema è ricco di potenzialità, in particolare per le malattie autoimmuni”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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El-Achkar GA et al. PLoS One 2019; 14(5):e0216405.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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