HomePSICHE & SALUTEIsolamento e depressione nell'era della pandemia: come hanno condizionato paure e speranze

Isolamento e depressione nell’era della pandemia: come hanno condizionato paure e speranze

La pandemia di COVID-19 è responsabile di milioni di infezioni e decessi, ma quali altri problemi sta causando? Il Lancet Regional Health – Americas ha recentemente pubblicato uno studio che esamina come la pandemia di COVID-19 influisce sulla salute mentale. I risultati dello studio hanno mostrato che non solo la pandemia ha causato un aumento della depressione, ma ha anche indicato che questo aumento è peggiore rispetto ad altri eventi traumatici su larga scala, come condizioni meteorologiche avverse, attacchi terroristici o pandemie precedenti. Gli autori dello studio della Boston University School of Public Health (BUSPH) hanno utilizzato i dati raccolti sulla depressione prima dell’inizio della pandemia e li hanno confrontati con i dati raccolti durante la pandemia. Lo studio ha utilizzato i dati raccolti dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) nel 2017-2018. Secondo i dati NHANES, l’8,5% degli adulti negli Stati Uniti ha manifestato sintomi di depressione. I partecipanti allo studio in corso hanno completato un questionario sulla salute del paziente per determinare se avessero sintomi di depressione.

Hanno risposto al primo questionario nella primavera del 2020, nei primi mesi della pandemia. In questo momento, il 27,8% degli adulti ha indicato di avere sintomi di depressione elevati, più di tre volte superiori ai dati NHANES 2017-2018. Quando i partecipanti allo studio hanno risposto al secondo questionario un anno dopo, i numeri erano ancora più alti: il 32,8% degli adulti ha risposto affermando di avere sintomi di depressione elevati nella primavera del 2021. Lo studio ha preso in considerazione i dati demografici dei partecipanti e i ricercatori hanno esaminato fattori come come razza, reddito e livello di istruzione. Ad esempio, gli individui con livelli di reddito più bassi avevano maggiori probabilità di sperimentare tratti depressivi. Le persone che hanno guadagnato meno di $ 20.000 all’anno hanno sperimentato tratti depressivi al 46,9% nel sondaggio del 2020. Questo è significativamente più alto di quelli che hanno guadagnato più di $ 75.000 all’anno, che hanno manifestato sintomi di depressione al 16,9%.

Nel sondaggio del 2021, i sintomi della depressione negli individui che guadagnavano meno di $ 20.000 all’anno sono saliti al 58,1%, mentre i sintomi in coloro che hanno guadagnato più di $ 75.000 sono scesi al 14,1%. La prevalenza sostenuta e crescente di sintomi depressivi elevati suggerisce che l’onere della pandemia sulla salute mentale è continuato. Le popolazioni a basso reddito sono state colpite in modo sproporzionato dalla pandemia e gli sforzi in avanti dovrebbero tenere a mente questa popolazione. Anche i giovani adulti hanno riferito di aver sperimentato la depressione a un tasso più elevato rispetto agli adulti più anziani. Gli adulti nella fascia di età 18-39 hanno riferito di aver sperimentato tratti depressivi a un tasso del 38,8% nell’indagine del 2020 e poi del 43,9% nell’indagine del 2021. Gli adulti di età pari o superiore a 60 anni, d’altra parte, hanno riportato tratti depressivi elevati a un tasso del 14,9% nel 2020 e poi del 19,1% nel 2021. Molti esperti concordano con i risultati a causa dell’aumento dei servizi di salute mentale che le persone cercano in relazione a la pandemia.

Sicuramente è un fattore culturale quello che è implicito nel modo di reagire degli americani: il “sogno americano” di adempiere a tutte le opportunità che la vita ti mette davanti, è un fattore costantemente presente nella società americana. Il lavoro, le sue successive evoluzioni e promozioni, avere una casa ed una famiglia progressivamente più grandi e benestanti. Tutto questo non può, nella realtà dei fatti, essere adempito da tutti gli americani. La povertà in America è un fatto reale e coinvolge più persone di quello che si pensa. Se già diventa difficile in situazioni di normalità adempiere a questo “sogno”, si immagini cosa può fare una pandemia, che è noto aver impoverito altri milioni di persone in tutto il mondo. Sicuramente non tutti reagiscono alla stessa maniera nel veder perdere gli sforzi di una vita, il proprio lavoro, la propria casa o vedere ridotto il proprio tenore di vita ai minimi termini. L’isolamento dettato dalla pandemia, poi, ha fatto da “ciliegina sulla torta”, pregiudicando le normali relazioni sociali. Per chi usa i social media questo è stato abbastanza pesante, ma per chi non ha la capacità di accedervi o di avere i mezzi economici, ciò può essere ulteriormente più minatorio per lo stato mentale.

Le circostanze della pandemia, in cui molte persone hanno dovuto rifugiarsi sul posto o altrimenti ridurre drasticamente il loro tempo tra gli altri, potrebbero essere un fattore che contribuisce. Molte persone sono state isolate anche a causa del lockdown all’inizio della pandemia. È ben noto che l’isolamento è qualcosa che può portare a sentimenti di depressione: lo sanno bene, ad esempio, gli isolati sociali, i senza tetto, molti anziani relegati nelle case di riposo o in altre strutture assistenziali. Questi ultimi, hanno almeno l’unico vantaggio che possono ricevere periodicamente visite da parte dei loro parenti. Un vantaggio che la pandemia ha purtroppo menomato fortemente.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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