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Fibromialgia e psiche: connessioni fra spiritualità e neurochimica alla ricerca di una soluzione

La sindrome fibromialgica, una condizione cronica caratterizzata da dolore diffuso, affaticamento e difficoltà cognitive, sembra riconoscere l’intervento del mcrobiota intestinale fra le ultime ipotesi patogenetiche. Ma la radice può essere una conseguenza del disagio fisico e psicologico post-traumatico associato all’abuso sessuale infantile, secondo degli specialisti del campo. Questa ipotesi è stata originariamente sviluppata a metà degli anni ’90 ed unna prima indagine sulle donne che avevano avuto abusi sessuali è stata condotta in quel periodo da ricercatori della McGill University di Montreal. In una coorte di 85 donne, l’abuso complessivo è stato maggiore nelle pazienti FMS rispetto ai pazienti di controllo (53% contro 42%). Sono state osservate differenze significative per l’abuso sessuale nel corso della vita (17% contro 6%), abuso fisico (18% contro 4%), abuso fisico e sessuale combinato (17% contro 5%) e abuso di droghe (16% contro 3%). C’è stata una tendenza verso una maggiore incidenza di abusi sessuali infantili (37% contro 22%) e di disturbi alimentari (10% contro 3%) nel gruppo di pazienti FMS.

Questa associazione potrebbe essere persino specifica per la fibromialgia rispetto ad altre forme di dolore cronico. Nel 1998 è stata pubblicata una ricerca che ha paragonato 36 pazienti con fibromialgia a 33 pazienti con artrite reumatoide, tutte donne come da conferma della prevalenza delle due patologie nel sesso femminile. Rispetto ai pazienti con artrite reumatoide, quelli con fibromialgia avevano tassi di prevalenza una tantum significativamente più alti di tutte le forme di vittimizzazione, sia adulte che infantili, nonché combinazioni di traumi adulti e infantili. Sebbene il maltrattamento infantile sia risultato essere un fattore di rischio generale per la fibromialgia, particolari forme di maltrattamento (p. es., l’abuso sessuale di per sé) non hanno avuto effetti specifici. Le esperienze di aggressione fisica in età adulta, tuttavia, hanno mostrato una relazione forte e specifica con il dolore inspiegabile. La gravità del trauma è stata correlata significativamente con le misure di disabilità fisica, disagio psichiatrico, adattamento alla malattia, personalità e qualità del sonno nei pazienti con fibromialgia ma non in quelli con artrite reumatoide.

Le prove che una storia di abuso infantile sia fisico che sessuale fosse presente costantemente nella storia personale di pazienti con fibromialgia, si è andata accumulando (vedere bibliografia allegata). Sono state anche indagate le basi neurochimiche dietro al problema. Alcuni Autori hanno pensato ad una componente depressiva mascherata alla base del problema. Ecco perché studiosi del Duke University Medical Center hanno eseguito un trial clinico con paroxetina per 12 settimane, su un campione di 112 soggetti di cui 59 avevano storia di abuso infantile. Sebbene una percentuale significativa di pazienti con fibromialgia abbia riportato una storia di abuso, non sembra avere alcuna correlazione clinica significativa al basale. L’anamnesi di abuso non ha predetto la risposta al trattamento con paroxetina nei pazienti con fibromialgia che avevano partecipavano allo studio. È singolare che sia la depressione maggiore che la fibromialgia riconoscano una radice patogenetica legata allo sbilanciamento del microbiota intestinale. Questo potrebbe spiegare i casi di entrambe le patologie che non rispondono al trattamento antidepressivo.

Alcuni Autori hanno pensato di agire sulla componente mentale e spirituale del problema, per testare se potesse esserci sollievo sulla sintomatologia, specificamente sul perdono. La definizione di perdono implica il superamento del risentimento e il rifiuto di ritorsioni nel contesto dell’ingiustizia e la risposta a un trasgressore con benevolenza. Questa definizione è coerente con quella del perdono discussa in contesti religiosi e spirituali come il cristianesimo, l’ebraismo, l’islam, il buddismo e l’induismo. Il perdono è diverso dal giustificare, assolvere, tollerare, accettare le scuse riconciliarsi. La relazione genitore-figlio e l’essere genitori possono essere visti come sacri o spirituali. Quando una profanazione di quella genitorialità avviene abusando del proprio figlio, il perdono del figlio adulto dei genitori abusanti può espandere il perdono a una dimensione spirituale, che può influenzare positivamente la salute fisica e mentale del figlio adulto. Più specificamente, Witvliet e McCullough (2007) hanno ipotizzato che il perdono può ridurre l’ostilità, lo stress, i comportamenti negativi di coping, la ruminazione e la soppressione e promuovere la rivalutazione e le emozioni positive, portando a una migliore salute mentale e fisica. Worthington e Scherer (2004) hanno notato che la mancanza di perdono cronica può influenzare negativamente il sistema immunitario a livello cellulare e neuroendocrino (che coinvolge l’asse HPA) e influenzare i processi cerebrali.

Worthington, Witvliet, Lerner e Scherer (2005) hanno sostenuto che il cortisolo, la produzione di adrenalina e la potenziale deregolazione cellulare dell’equilibrio delle citochine possono influenzare negativamente il sistema immunitario. Inoltre, Worthington e Scherer (2004) hanno affermato che il perdono può ridurre il cortisolo secreto e la reattività dell’HPA, rilasciare anticorpi e influenzare positivamente i processi del SNC coinvolti con due sistemi motivazionali: il sistema di attivazione comportamentale che regola le emozioni positive e negative e il sistema di inibizione comportamentale che controlla sintomi di ansia. Non è un’assurdità correlare la neurochimica alla spiritualità, né negare che un intervento radicale sulla spiritualità e la psicologia dell’individuo affetto possa catalizzare la risoluzione di un problema di salute. Due studi pilota eseguiti da due differenti gruppi di ricerca alla University of Wisconsin-Madison e dell’Università di Monaco hanno fatto vedere che potrebbe essere il caso. Nello studio dell’Università di Monaco, il gruppo di pazienti con fibromialgia avevano una scarsa tendenza al perdonare e la loro qualità di vita era peggiore.

La riluttanza al perdono è qualcosa che potrebbe dipendere da ferite troppo profonde che non si sono rimarginate per svariai motivi, dal non appoggio personale, all’introversione naturale del soggetto o qualsivoglia causa facente perno sulla sua personalità. Ma potrebbe dipendere da lesioni cerebrali o neurochimiche vere e proprie che impediscono il processo. Questo è il pensiero di ricercatori dell’Università di Tel Aviv guidati dal professor Efrati, le cui ultime ricerche suggeriscono che i sopravvissuti all’abuso sessuale infantile che sviluppano la fibromialgia possono essere trattati efficacemente con l’ossigenoterapia iperbarica, l’applicazione della pressione iperbarica in combinazione con un maggiore apporto di ossigeno ai tessuti che ne sono carenti. Il Prof. Efrati crede che i suoi risultati servano da spiegazione per i risultati spesso limitati dell’intervento psicologico, che non forniscono la riparazione fisiologica del tessuto cerebrale danneggiato. Quando queste “ferite cerebrali” vengono trattate con ossigenoterapia iperbarica, può essere indotta neuroplasticità e i relativi sintomi clinici possono essere significativamente migliorati.

Per dimostrare la sua ipotesi, nell’arco di due anni, 30 donne affette da fibromialgia e con una storia di abuso sessuale infantile sono state assegnate in modo casuale a uno dei due gruppi di trattamento: 60 sessioni di ossigenoterapia iperbarica o psicoterapia. Rispetto al semplice trattamento di psicoterapia, dopo le sessioni di ossigenoterapia iperbarica, i partecipanti hanno riportato un miglioramento significativo in tutte le misure della qualità della vita, compresi i sintomi della fibromialgia e del disturbo da stress post-traumatico (PTSD). I risultati clinici sono stati accompagnati da un miglioramento della funzionalità cerebrale, osservato nell’imaging nucleare (SPECT) e nella nuova risonanza magnetica (MRI-DTI). Anche se alcune aree del cervello sono state precedentemente associate a fibromialgia e disturbo da stress post-traumatico, lo studio ha confermato i ruoli del talamo e dell’insula. Secondo lo studio, la capacità di ricordare gli abusi sessuali non è affatto un prerequisito per un trattamento efficace della fibromialgia nei casi di abuso sessuale infantile.

Ultimamente, i ricercatori hanno assistito a donne che sapevano di essere state molestate e abusate sessualmente, ma non riuscivano a ricordare i dettagli dell’attacco. Questo nuovo approccio dimostra che non essere in grado di ricordare eventi traumatici è una limitazione biologica piuttosto che emotiva. Non esiste una terapia efficace concordata per la fibromialgia. La farmacoterapia, gli esercizi aerobici e le terapie cognitivo comportamentali, consistono nella gestione dei sintomi. I programmi integrati basati su questi trattamenti hanno un moderato sollievo dal dolore con un’efficacia limitata. L’ossigenoterapia iperbarica ha dimostrato negli studi clinici condotti dal professor Efrati dal 2013 di avere la capacità di indurre neuroplasticità. Questo porta alla riparazione di funzioni cerebrali compromesse persistenti anche anni dopo una lesione acuta. Queste conoscenze ampliano il panorama biologico della fibromialgia, la cui radice depressiva e microbiotica è solamente vicina al suolo mentre le sue radici reali sono molto più nascoste.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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