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L’erboristeria per morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa: quali sono le opzioni efficaci?

La gestione medica delle malattie infiammatorie intestinali oggi è affidata ai farmaci antinfiammatori soprattutto di tipo steroideo ed ai modulatori immunitari (DMARDs) del tipo Pentasa e Plaquenil. Da almeno un decennio sono subentrati di routine i farmaci biologici. Spesso i pazienti ricorrono alla medicina complementare intesa come integratori alimentari, estratti erboristici, agopuntura e similari. Nella maggior parte dei casi, questo viene intrapreso autonomamente, senza consulto medico, piuttosto sotto consiglio di conoscenti o notizie mediche acquisite su internet. Ma bisogna essere consapevoli che non tutto quello che è pubblicato on-line o consigliato sui social media è applicabile a tutti i problemi di salute. ù

Le malattie infiammatorie intestinali sono un problema medico serio che, fortunatamente rispetto al passato, non vanno più incontro così spesso alle gravissime complicanze riportate nei classici testi di gastroenterologia e di medicina interna. Senza commettere l’errore di abbandonare eventuali terapie mediche prescritte per il loro trattamento, è consigliabile informarsi con esperti prima di cambiare accettando terapie che promettono guarigioni facili e senza effetti collaterali. Ma ci sono preparazioni naturali erboristiche che hanno una certa efficacia per la gestione del Crohn o della rettocolite ulcerosa? Quali di queste sono state dimostrate scientificamente valide?

Estratti di Tormentil

Gli estratti di Tormentil (Potentilla erecta) hanno proprietà antiossidanti e sono usati come terapia complementare per le malattie intestinali croniche. In singoli pazienti con RCU sono stati osservati effetti positivi. IN un trial clinico abbastanza recente, 16 pazienti con RCU attiva hanno ricevuto estratti di tormentil a dosi crescenti di 1200, 1800, 2400 e 3000 mg/die per 3 settimane ciascuno. Ogni fase di trattamento è stata seguita da una fase di riposo di 4 settimane. I parametri di esito erano effetti collaterali, indice di attività clinica e livelli di PCR sanguigna. In 6 pazienti (38%) è stato riscontrato un lieve disagio addominale superiore, ma non ha richiesto l’interruzione del farmaco. Durante la terapia con 2400 mg di estratti di tormentil al giorno, l’indice di attività clinica mediano e la PCR sono migliorati da 8 (6 a 10,75) e 8 (3 a 17,75) mg/L al basale a 4,5 (da 1,75 a 6) e 3 (da 3 a 6) mg/L, rispettivamente. Durante la terapia, l’indice di attività clinica è diminuito in tutti i pazienti, mentre è aumentato durante la fase di riposo.

Aloe vera

L’aloe vera è una pianta tropicale utilizzata nella medicina tradizionale in tutto il mondo. Studi in vitro sulla mucosa del colon umano hanno dimostrato che il gel di aloe vera potrebbe inibire la secrezione di prostaglandine E2 e IL-8, indicando il suo ruolo nelle risposte antimicrobiche e antinfiammatorie. Uno studio randomizzato in doppio cieco per esaminare l’efficacia e la sicurezza del gel di aloe vera per il trattamento della RCU attiva da lieve a moderata è stato pubblicato 15 anni fa. Trenta pazienti hanno assunto 100 ml di gel di aloe vera orale e 14 pazienti hanno assunto 100 ml di placebo due volte al giorno per 4 settimane. Remissione clinica, miglioramento e risposta si sono verificati rispettivamente in 9 (30%), 11 (37%) e 14 (47%) nei pazienti trattati con Aloe vera rispetto a 1 (7%), 1 (7%), e 2 (14%), rispettivamente, nei controlli. Sebbene i numeri siano piccoli in questo studio, il numero di pazienti che hanno risposto all’aloe vera è superiore a quelli che hanno assunto il placebo.

Boswellia serrata

La Boswellia serrata (“incenso”) è un rimedio ayurvedico tradizionale e un componente dell’incenso. È impiegato preferibilmente nel trattamento dell’osteoartrosi degenerativa senile; il suo estratto si trova come integratore accoppiato ad altri nutrienti per il trattamento complementare di questo problema. In India, l’effetto della gommoresina di B. serrata nella colite ulcerosa moderatamente attiva è stato confrontato con la sulfasalazina: il tasso di remissione nel gruppo Boswellia (82%) era simile a quello che si verificava nei pazienti sottoposti a terapia convenzionale (75%). Gli stessi autori hanno riportato uno studio simile nel 2001 che ha portato a un tasso di remissione del 70% in 20 pazienti che assumevano Boswellia per 6 settimane rispetto al 40% in 10 con sulfasalazina. In uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato di 8 settimane, l’estratto H15 di B. serrata è stato confrontato con la mesalazina per la malattia di Crohn attiva in 102 pazienti. H15 è stato ben tollerato ed è risultato quasi efficace come i farmaci convenzionali.

Curcuma

La curcuma (Curcuma longa) è una radice cone attività antinfiammatoria. Il suo principio attivo, la curcumina, inibisce l’NF-κB un fattore di trascrizione che elabora molte citochine immunitarie e infiammatorie. Da almeno 15 anni la curcuma è sottoposta a trials clinici per il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali. In uno studio preliminare, 5 persone su 5 con proctite ulcerosa cronica hanno avuto un miglioramento della loro malattia dopo l’integrazione con curcumina. La quantità di curcumina utilizzata era di 550 mg due volte al giorno per 1 mese, seguita da 550 mg 3 volte al giorno per 1 mese. Hanai e colleghi hanno pubblicato i risultati del primo studio randomizzato, multicentrico, in doppio cieco, controllato con placebo dal Giappone per studiare l’effetto della curcumina sul mantenimento della RCU. Tutti i 97 pazienti arruolati e gli 89 pazienti che hanno completato lo studio hanno assunto una dose standard di mesalamina o sulfasalazina e 1 g di curcumina o placebo due volte al giorno per 6 mesi e poi sono stati seguiti per altri 6 mesi senza i farmaci in studio. Il tasso di recidiva a 6 mesi di terapia era maggiore per il gruppo placebo rispetto a quelli che assumevano curcumina. Pertanto, la curcumina può conferire alcuni vantaggi terapeutici aggiuntivi se utilizzata in combinazione con farmaci antinfiammatori convenzionali nella CU.

Liquirizia

La liquirizia (Glycirrhyza glabra), che deriva dalla radice della pianta, è ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale cinese per una varietà di condizioni e disturbi. La liquirizia ha anche proprietà immunomodulatorie e adattogene, necessarie per la patogenesi delle malattie infiammatorie intestinali. Si ritiene che un certo numero di sostanze chimiche attive, inclusa la glicirrizina, spieghino la sua attività biologica. L’azione estrogena documentata per la glicirrizina ad alta concentrazione è stata associata ai recettori degli estrogeni leganti la glicirrizina. Il diammonio glicirrizinato è una sostanza che viene estratta e purificata dalla liquirizia e può essere utile nel trattamento della RCU. L’evidenza ha anche riportato che il glicirrizinato diammonico migliora l’infiammazione della mucosa intestinale nei ratti e, soprattutto, riduce l’espressione di NF-κB, TNF-α e ICAM-1 nella mucosa infiammata. Studi clinici sulla liquirizia sono stati condotti anche in combinazione con altre erbe e hanno dimostrato di essere efficaci nella gestione di queste due condizioni croniche.

Piantaggine e Primula

La piantaggine (Plantago ovata) è una piccola pianta dai fiori caratteristici. Il succo ricavato dalle foglie della pianta, è stato utilizzato nel trattamento dell’ulcera peptica e del dolore che accompagna le condizioni infiammatorie. La pianta ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Inibisce la proteina cellulare PKC, regola l’espressione della molecola di adesione intercellulare-1 e inibisce l’infiammazione prodotta dall’acido 5-HETE e dal leucotriene B4. La primula o enotera è una piccola pianta i cui fiori sono una sorgenti di acidi omega-3. L’olio di enotera (Oenothera biennis) è il prodotto principale della pianta, il cui principale costituente dei semi è l’acido γ-linolenico (GLA). La dissoluzione enzimatica dei semi di Plantago ovata determina anche la produzione di acidi grassi a catena corta che hanno effetti favorevoli nei pazienti con RCU. In uno studio clinico aperto, 105 pazienti con RCU in remissione sono stati randomizzati a ricevere semi di Plantago ovata (10 g), mesalazina (500 mg 3v/die) e semi di Plantago con mesalazina alle stesse dosi. Il tasso di recidiva dopo 6 mesi non differiva nei tre gruppi (40% vs 35% vs 30%).

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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