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Dieta Paleolitica: ideale per la salute del cuore ed in caso di diabete

Tra i pazienti con diabete, le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte. Pertanto, in questa popolazione, è imperativo contrastare i fattori di rischio cardiovascolare, come l’iperglicemia, l’ipertensione e la dislipidemia attraverso la dieta, l’esercizio fisico e il trattamento farmacologico. Ulteriori effetti metabolici oltre la dieta possono essere ottenuti con interventi di esercizio strutturato. La combinazione di interventi dietetici con restrizioni energetiche e allenamento di resistenza o esercizio aerobico è benefica per la composizione corporea negli individui non diabetici. Nei soggetti con diabete di tipo 2, la combinazione di esercizio aerobico con allenamento di resistenza abbassa i livelli di HbA1c più di entrambe le modalità di esercizio separatamente. Studi precedenti suggerivano che una dieta paleolitica avesse potenti effetti metabolici benefici sull’obesità e sul diabete di tipo 2. Questa dieta enfatizza un’elevata assunzione di verdure, frutta, noci, uova, pesce e carne magra, escludendo zucchero raffinato, sale, legumi, latticini e cereali.

Non ci sono molti studi sulla dieta paleolitica combinata con l’allenamento di resistenza e l’esercizio aerobico in soggetti con diabete di tipo 2. Una prima indagine pubblicata nel 2017 ha studiato soggetti con diabete di tipo 2 che hanno consumato una dieta paleolitica per 12 settimane, con o senza esercizio aerobico supervisionato e allenamento di resistenza. Questo regime ha migliorato la massa grassa e l’equilibrio metabolico, compresa la sensibilità all’insulina, il controllo glicemico e la leptina tra gli individui con diabete di tipo 2. L’aggiunta di allenamento di resistenza ed esercizio aerobico controllati ha aumentato la forma cardiovascolare, senza ulteriori miglioramenti nella massa grassa o nel controllo glicemico. L’abbassamento dell’emoglobina glicata (HbA1c) dello 0,9% di unità ha rappresentato una dimensione dell’effetto simile a quella riportata con metformina. Uno studio precedente ha dimostrato che la dieta paleolitica riduceva l’HbA1c dello 0,4% in più rispetto a una dieta per il diabete convenzionale. Questi effetti della dieta paleolitica possono essere spiegati da modelli dietetici alterati.

I partecipanti hanno riportato un ridotto apporto di carboidrati e acidi grassi saturi, con apporti relativamente più elevati di proteine, nonché di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. La riduzione dei carboidrati ad alto indice glicemico può essere una parte importante degli effetti benefici di questa dieta. Inoltre, una maggiore assunzione di grassi monoinsaturi può ridurre l’iperglicemia postprandiale. L’allenamento supervisionato con esercizio aerobico in combinazione con l’allenamento di resistenza non ha migliorato il controllo glicemico e la sensibilità all’insulina oltre ai miglioramenti osservati con la sola dieta paleolitica. Ciò era inaspettato, poiché in precedenza era stato dimostrato che l’allenamento fisico migliorava sostanzialmente il controllo glicemico, in particolare con la combinazione di allenamento di resistenza ed esercizio aerobico. L’anno successivo, lo stesso team di ricerca ha applicato gli stessi propositi per soggetti diabetici con obesità e fegato grasso (steatosi epatica).

Questo intervento ha mostrato una diminuzione dell’accumulo di lipidi nel fegato e nei muscoli, nonché una migliore sensibilità all’insulina periferica. A livello di gruppo, l’aggiunta all’intervento dietetico di esercizi combinati di resistenza e di esercizio aerobico ha ridotto l’effetto sul contenuto di grasso muscolare e epatico. Ciò era dovuto alla notevole eterogeneità nella risposta della coorte all’esercizio. È stato riscontrato una riduzione del grasso del fegato dopo una dieta paleolitica con un contenuto di carboidrati moderatamente ridotto. La diminuzione del grasso epatico durante l’intervento è stata fortemente associata alla riduzione dei livelli plasmatici di fetuina-A in entrambi i gruppi di intervento (dieta e dieta + esercizio). La fetuina-A è secreta principalmente dal fegato e dal tessuto adiposo ed è elevata nel diabete di tipo 2 e nella steatosi. I livelli circolanti di fetuina-A sono stati associati alla gravità della steatosi epatica, indipendentemente dall’insulino-resistenza, e alla steatoepatite non alcolica.

I dati della ricerca hanno mostrato una forte associazione tra i livelli di fetuina-A e le variazioni nel contenuto di grasso nel fegato. Ma nel complesso i risultati sono stati eterogenei e potrebbero richiedere un numero maggiore di individui per raggiungere una coerenza di risultati. In uno studio parallelo, i principi sono stati applicati alla salute cardiologica in modo diretto, poiché il team di ricerca ha investigato gli effetti della dieta Paleo su markers (trigliceridi) e funzionalità cardiaca (morfologia e prove di resistenza). Entrambi i gruppi hanno mostrato importanti cambiamenti metabolici favorevoli. Il gruppo Paleo + esercizio di resistenza ha mostrato diminuzioni significative dei livelli di trigliceridi miocardici (+45%) e del rapporto tra massa del ventricolo sinistro e volume diastolico finale (+13%) mentre il volume diastolico del ventricolo sinistro e la gittata sistolica sono aumentati significativamente (+14% e +17%, rispettivamente). Queste variabili sono rimaste invariate nel gruppo Paleo + esercizio non controllato.

Nel totale, i dati confermano che l’adozione di uno stile dietetico di tipo Paleo può servire a migliorare la salute metabolica sia di base che in caso di diabete. Anche la funzione cardiaca può risultare migliorata, sommata al fatto che è già provato che chi segue una dieta paleolitica ha una riduzione dei valori di pressione arteriosa. Non sembrano esserci, invece, particolari vantaggi per quanto riguarda l’obesità. Considerato che diabete ed ipertensione sono due grossi fattori di rischio per le cardiopatie, adottare uno stile alimentare Paleo potrebbe risultare favorevole per coloro che hanno già consapevolezza di essere predisposti a malattie cardiache (per esempio familiarità) o che hanno fattori di rischio associati importanti (ipertensione e/o fumo di sigaretta).

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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