HomeRICERCA & SALUTEScambio di identità fino all'osso: così gli ormoni mineraloidi contrastano l'osteoporosi senile

Scambio di identità fino all’osso: così gli ormoni mineraloidi contrastano l’osteoporosi senile

Farmaci come il prednisone sono glucocorticoidi, che sono meglio conosciuti per il loro ruolo nel ridurre l’infiammazione e sopprimere la risposta immunitaria, motivo per cui funzionano così bene per problemi come la malattia di Crohn e l’artrite reumatoide. Ma, come l’invecchiamento, possono anche interrompere la sana e continua dinamica dell’osso che viene costruito e distrutto. Le ghiandole surrenali producono sia glucocorticoidi che mineralcorticoidi, la cui produzione diventa meno regolata con l’avanzare dell’età. I nostri livelli naturali di glucocorticoidi aumentano con l’età e le ossa, almeno quando siamo giovani, hanno più recettori glucocorticoidi rispetto ai recettori mineralcorticoidi. I glucocorticoidi possono effettivamente indurre le cellule staminali a produrre osteoblasti che formano l’osso, ma fanno anche sì che quegli osteoblasti immagazzinino più grasso. E troppo grasso nell’osso, come in qualsiasi parte del nostro corpo, non è salutare e può correlarsi alla perdita ossea. Quindi, ridurre l’impatto dei recettori dei glucocorticoidi può sembrare un modo logico per proteggere le ossa.

I glucocorticoidi possono indebolire le nostre ossa durante l’invecchiamento, e gli scienziati del Medical College of Georgia che lavorano per prevenire entrambi hanno alcune delle prime prove che il miglior obiettivo potrebbe non essere quello logico. Hanno scoperto che nell’invecchiamento osseo, il recettore dei mineralcorticoidi, meglio conosciuto per il suo ruolo nella regolazione della pressione sanguigna, è un fattore chiave per la salute delle ossa. Ed i farmaci che bloccano il recettore, come gli antipertensivi spironolattone ed eplerenone, possono aiutare a proteggere le cellule ossee mentre invecchiamo. Gli scienziati erano già stati sorpresi nello scoprire che la perdita di recettori glucocorticoidi non proteggeva dalla perdita ossea nei topi più giovani con diete ipocaloriche. In effetti, il midollo osseo accumulava grasso e l’osteoporosi peggiorava. Questa volta tramite un modello di invecchiamento ed hanno scoperto di nuovo che quando il recettore dei glucocorticoidi è stato bloccato, i topi più anziani hanno anche sperimentato un maggiore accumulo di grasso nel midollo osseo e un peggioramento della malattia ossea.

Hanno anche scoperto che i topi avevano una massa muscolare più piccola, sceglievano di muoversi meno di quanto normalmente fanno i topi e avevano una pressione sanguigna più alta. Un’altra sorpresa è stata che quando hanno usato farmaci per inibire il recettore dei mineralcorticoidi, molti dei problemi sono stati invertiti. Entrambi i recettori sono membri della famiglia dei recettori degli steroidi e si pensa che i recettori dei mineralcorticoidi abbiano uguale affinità per i mineralcorticoidi e i glucocorticoidi. E’ una ipotesi originaria degli anni ’90, quando si speculò che tale affinità giustificasse il legame del cortisolo e dell’aldosterone per entrambi i tipi di recettori in certe aree cerebrali come l’ippocampo. Qui ci sono elevate densità di ambo i recettori e l’aldosterone può influenzare anche i recettori per il cortisolo per quanto riguarda la formazione delle memorie, di cui l’ippocampo è una delle aree cerebrali più studiate. È possibile, secondo i ricercatori, che i percorsi di segnalazione siano diversi negli individui giovani e in quelli più anziani.

I ricercatori hanno già alcune prove che l’espressione dei recettori dei mineralcorticoidi nell’osso aumenta, potenzialmente in modo significativo, con l’età. Hanno i primi risultati contrastanti sul fatto che i recettori dei glucocorticoidi diminuiscano con l’età e stanno esplorando di più su ciò che accade con entrambi i livelli dei recettori e stanno imparando di più sul ruolo dei recettori dei mineralcorticoidi nell’osso, in particolare l’invecchiamento dell’osso. La dott.ssa Meghan McGee-Lawrence, ingegnere biomedico presso il Dipartimento di Biologia cellulare e Anatomia, Medical College of Georgia dell’Università di Augusta, ha spiegato in modo esauriente: “L’unico modo che abbiamo trovato per eliminare l’accumulo di lipidi da parte degli osteoblasti era inibire il recettore dei mineralcorticoidi con i farmaci che lo fanno. Penso che ciò che significhi è che se vogliamo capire cosa stanno facendo questi ormoni dello stress, non possiamo semplicemente pensare alla segnalazione cellulare attraverso un recettore. Per le ossa più vecchie, i recettori dei mineralcorticoidi potrebbero essere un bersaglio migliore”.

“In effetti, pensavamo che eliminare il recettore dei glucocorticoidi avrebbe migliorato le cose, ma le ha peggiorate. Pensiamo che il recettore dei mineralcorticoidi possa spiegare molto di ciò che è andando male nell’invecchiamento osseo Vogliamo sapere cosa farebbe cambiare le cellule ossee quali recettori stanno esprimendo e come stanno rispondendo a questi. Ma ci sono molte cose che accadono con l’invecchiamento. Sappiamo che l’infiammazione cambia con l’invecchiamento, quindi ci sono molti segnali diversi che potrebbero far cambiare queste cose. L’impatto sull’intero corpo che abbiamo visto dalla nostra manipolazione dei recettori, come un aumento della pressione sanguigna dovuto all’eliminazione del recettore dei glucocorticoidi, è anche una prova dell’importanza dell’osso come organo endocrino. Modificando la segnalazione dei glucocorticoidi nell’osso, non solo stiamo vedendo cambiamenti nell’osso, ma stiamo vedendo cambiamenti nel grasso, nei muscoli, nelle ghiandole surrenali, nell’attività fisica, il che significa che qualche mediatore dall’osso sta comunicando con tutti questi altri sistemi corporei”.

Infatti, l’aumentata presenza di grasso nel midollo osseo riscontrata nell’osteoporosi ha portato anche ad essere considerata una malattia metabolica dell’osso, così come l’obesità, in particolare l’eccesso di peso intorno alla metà, è considerata una malattia metabolica. L’aumento del grasso nel midollo osseo è associato al disuso, come dopo una lesione del midollo spinale, una dieta ricca di grassi, l’assunzione di glucocorticoidi, come gli steroidi, e l’invecchiamento. Mentre il grasso è una fonte di energia pronta per le cellule ossee, troppo può ostacolare la formazione delle cellule ossee. Gli scienziati non sanno ancora se le cellule non stanno più usando bene il grasso o se ne stanno assorbendo di più, o entrambe le cose; sanno che l’accumulo di grasso nelle cellule ossee coincide con la produzione di meno ossa. E stanno cercando di capire esattamente perché queste cose si manifestano in tal senso, in modo da perseguire una migliore strategia di trattamento. Ci sono molte prove nelle persone che i glucocorticoidi sintetici che sin assumono tramite pillola o iniezione, possono avere un impatto sull’osso, creando uno squilibrio malsano tra la quantità di osso prodotta e la quantità scomposta.

Un punto focale della ricerca presso l’Università di Augusta MCG ha esaminato l’impatto sull’osso dei nostri glucocorticoidi endogeni, quelli che produciamo, un’area meno esplorata. Per anni, McGee-Lawrence e i suoi colleghi hanno studiato gli osteoblasti che formano le ossa che, come la maggior parte delle cellule, non funzionano in modo ottimale con l’avanzare dell’età. Ma può essere che anche i glucocorticoidi sintetici funzionino attraverso questi recettori alternativi per danneggiare l’osso, il che significa che cercare di prevenire il loro danno può anche significare un obiettivo diverso, dice, notando ancora una volta che il percorso può cambiare con l’invecchiamento della persona. È interessante notare che alcuni altri tessuti noti per avere molti recettori mineralcorticoidi inattivano i glucocorticoidi, cosa che l’osso non può fare, ma forse compensa non avendo molti recettori mineralcorticoidi, almeno in gioventù. Da quanto esposto non farà meraviglia forse tra un decennio vedere usare gli attuali antipertensivi come spironolattone, kanrenone ed eplerenone per una cura forse più mirata dell’osteoporosi.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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