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Screening del tumore mammario: le difficoltà di ritardo diagnostico causate dalla pandemia

Le problematiche diagnostiche causate dalla pandemia

Nel marzo 2020, l’OMS ha dichiarato la malattia da Coronavirus (COVID-19) una pandemia. Poiché le istituzioni sanitarie sono state invase da pazienti affetti da COVID-19, molte istituzioni hanno seguito le raccomandazioni per porre una moratoria sulle procedure elettive e sugli interventi chirurgici non essenziali, compresi gli screening di routine sui tumori. L’oberamento dei reparti ordinari e di terapia intensiva ha fatto focalizzare gli sforzi sulla questione infettivologica, lasciando che molti pazienti oncologici arrivassero a perdere anche la vita, senza contare quelli che saltando gli screening programmati si sono ritrovati con malattie tumorali allo stadio avanzato. Le mammografie di screening e gli studi diagnostici su donne senza sintomi clinicamente rilevanti sono stati rinviati.

Le riduzioni della pratica nell’imaging mammario hanno creato alterazioni del programma, con conseguenti ritardi nello screening e nel trattamento, poiché l’attenzione è stata spostata sulla cura dei pazienti con COVID-19. Per i pazienti che già subiscono ritardi nello screening e nel trattamento, la pandemia ha aumentato i ritardi. L’evidenza ha dimostrato che questi ritardi hanno comportato tassi più bassi di tumori rilevati allo screening e dimensioni del tumore maggiori rispetto ai valori pre-pandemici. In Italia, ad esempio, è stato stimato che 8125 diagnosi di cancro al seno sarebbero mancate con una sospensione di 3 mesi dello screening per il cancro al seno e altri 1300 pazienti avrebbero ritardato la diagnosi o il trattamento a causa dell’ansia correlata al COVID-19 nel cercare cure mediche durante quel periodo.

Un recente studio condotto da un centro ospedaliero universitario del nord Italia ha affrontato questo problema. Hanno eseguito una revisione retrospettiva in un unico istituto di donne con diagnosi di cancro al seno tra maggio 2020 e luglio 2020 dopo aver avuto un’interruzione di 2 mesi nello screening del cancro al seno e quindi hanno accelerato quelle che erano state ritardate durante lo screening e le hanno confrontate con le pazienti diagnosticata nello stesso periodo dell’anno precedente. Avevano 177 tumori nel gruppo del 2020 rispetto ai 223 del gruppo del 2019. Non hanno visto una differenza significativa nella biologia del tumore o nel metodo di rilevamento del cancro; tuttavia, hanno visto un aumento significativo dei tumori al seno in stadio III clinico e dei tumori con linfonodi positivi alla diagnosi, nonché meno tumori in situ alla diagnosi.

Quanto può servire l’uso di accessori alternativi?

Nel Regno Unito, si prevede che la diminuzione dello screening e la priorità degli interventi diagnostici ai più critici porti a un aumento stimato del 5% dei decessi correlati al cancro al seno (300 pazienti) in un periodo di 5 anni. La causa più comune di ritardi legati al COVID-19 sono le riduzioni della pratica. Gli appuntamenti annullati o posticipati, o le procedure relative alla politica per limitare i trattamenti non urgenti, mantenere la distanza sociale e/o preservare i dispositivi di protezione individuale, sono tra i motivi maggiori. Gli operatori sanitari devono aumentare gli sforzi per mantenere i servizi di prevenzione e raggiungere le popolazioni svantaggiate, che hanno dovuto affrontare disparità di salute prima della pandemia. Un metodo sarebbe la telemedicina. Esistono diversi modi in cui la telemedicina potrebbe migliorare le attività di prevenzione del cancro al seno e di riduzione del rischio.

I fornitori di cure primarie sono la prima linea disponibile tramite la telemedicina e guidano il cambiamento dei comportamenti sanitari legati alla prevenzione del cancro al seno, come il fumo, l’obesità e l’attività fisica. Questi cambiamenti comportamentali si ottengono al meglio con brevi contatti colloquiali con i pazienti per istruire, supportare e incoraggiare e sono adatti per la telemedicina. La telemedicina può anche ampliare l’accesso all’assistenza sanitaria mentale, riducendo lo stress e i suoi collegamenti con il rischio di cancro al seno. Tuttavia, l’accessibilità alla tecnologia e l’uso di Internet differiscono tra le popolazioni di pazienti. E’ difficile qui in Italia che le persone oltre fra i 70-75 anni abbiano accesso a questa tecnologia, immaginarsi gli anziani ultraottantenni.

Una questione di educazione bilaterale

Per aumentare la comprensione delle disuguaglianze nello screening del seno, gli operatori sanitari devono essere educati su cure culturalmente personalizzate. Lo sviluppo di conoscenze ed esperienze è un processo continuo necessario per fornire cure efficaci e sensibili. Tutti gli operatori sanitari dovrebbero avere l’opportunità di imparare queste informazioni. Tuttavia, gli studenti di medicina raramente acquisiscono processi non clinici efficienti per affrontare i problemi sociali che influiscono sulla salute dei loro pazienti. Dall’altro lato, le donne che devono sottoporsi allo screening annuale (specie se offerto per richiesta espressa della autorità sanitarie), devono essere educate dal loro medico di condotta a rispettare le scadenze: spesso rinviare di un solo anno può fare ritrovare la paziente con uno stadio di malattia peggiore di quello che si sarebbe potuto avere 6-8 mesi prima. Da questo punto di vista, è la medicina territoriale che ha il compito primario di informare i pazienti. Adesso, specialmente che la pressione sanitaria da COVID si è allentata di molto, le donne non dovrebbero perdere l’opportunità dei controlli per la prevenzione del tumore al seno.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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