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Screening per il tumore del colon-retto: i ritardi delle diagnosi precoci causa pandemia

Il cancro colorettale (CRC) rimane la seconda causa di morte in Europa e negli Stati Uniti. Pertanto, gli individui vengono sottoposti a screening di routine utilizzando metodi endoscopici (cioè sigmoidoscopia flessibile e colonscopia) o test basati sulle feci, secondo le linee guida pubblicate. Negli Stati Uniti, la US Preventive Services Task Force (USPSTF) raccomanda lo screening per il cancro del colon-retto in tutti gli adulti di età compresa tra 50 e 75 anni e per gli adulti di età compresa tra 45 e 49 anni. Inoltre, l’USPSTF raccomanda che i medici offrano selettivamente lo screening per il cancro del colon-retto negli adulti di età compresa tra 76 e 85 anni. All’inizio della pandemia di COVID-19, le autorità sanitarie hanno raccomandato di posticipare tutte le procedure chirurgiche e mediche non urgenti, comprese le colonscopie di screening, fino alla stabilizzazione della pandemia. Ciò è stato fatto anche per ridurre il potenziale rischio di esposizione a SARS-CoV-2, dato che il virus è presente nelle feci dei pazienti COVID-19.

In risposta, si è verificata una diminuzione del 90% degli screening, con conseguente riduzione del 32% delle nuove diagnosi di tumore colo-rettale, nonché un calo del 53% delle procedure chirurgiche correlate al problema entro la metà di aprile 2020. Inoltre, entro aprile 2021, il il tasso di colonscopia di screening di routine è rimasto del 50% inferiore rispetto ai tempi pre-pandemici. Data la paura di trasmettere SARS-CoV2 in ambito ospedaliero, molte procedure elettive, come le colonscopie, sono state sospese fino a nuovo avviso. Di conseguenza, la maggior parte dei medici di base ha utilizzato test immunochimici fecali per continuare a fornire lo screening del CRC per impedire ai pazienti di recarsi in ospedale e di esporsi potenzialmente a SARS-CoV2. La maggior parte delle strutture che offrivano servizi in Inghilterra e Galles hanno registrato una riduzione del rinvio dei pazienti, con conseguente alterazione dei piani di trattamento, che sono stati sollevati dal ritardo dell’inizio del trattamento a causa della paura dell’infezione.

Gli studi basati sulla popolazione condotto in Inghilterra ha rivelato che il blocco del COVID-19 per i mesi di aprile, maggio e giugno 2020 ha ridotto i tassi diagnostici del CRC, poiché i referral di 2 settimane di attesa sono diminuiti significativamente del 23%, mentre il numero di pazienti eseguiti le colonscopie sono diminuite del 46%. Inoltre, il blocco ha provocato una riduzione del 19% nell’attuazione degli appropriati piani di trattamento di 31 giorni [29]. Per questo motivo, questo studio ha riportato che oltre 3500 pazienti hanno perso la diagnosi precoce del CRC e non sono stati sottoposti a procedure potenzialmente salvavita durante il blocco COVID-19. I tassi di screening del tumore del colon-retto sono rimasti bassi anche durante il blocco, quando ciò è stato eseguito nella struttura “COVID-19 free”, che non ha ammesso pazienti positivi al COVID-19 e ha assicurato test COVID-19 in corso per il personale e i pazienti della struttura. E’ possibile che, essendo stata la fascia anziana la più colpita con letalità da coronavirus, ci sia diffidenza giustificata.

Il deficit totale per lo screening del CRC negli Stati Uniti durante la pandemia di COVID-19 rispetto al 2019 è stato calcolato in 3,8 milioni di casi sia per gli uomini che per le donne. I tassi di screening, rispetto al 2019, sono diminuiti drasticamente del 79% nell’aprile del 2020 a causa del blocco. Al fine di mitigare il declino della sopravvivenza attribuito all’interruzione del percorso di screening del CRC provocato dalla pandemia di COVID-19, è necessario ristrutturare i programmi di screening della salute pubblica. È stato notato che dare la priorità ai pazienti con CRC ad alto rischio tramite il triage con test immuno-fecale (FIT) allevierebbe l’89% dei decessi che si verificherebbero a causa del blocco arretrato. A sua volta, questa strategia ridurrebbe le morti nosocomiali per COVID-19. Inoltre, l’incorporazione dello screening FIT come strumento di triage per i pazienti di riferimento di attesa di 2 settimane ha suscitato una riallocazione riuscita delle risorse limitate per i pazienti con CRC ad alto rischio.

La necessità di riprendere le attività sanitarie chiave, compresi i programmi di screening oncologico, non è controbilanciata da piani strategici considerando l’arretrato. In Italia, infatti, queste fermate spezzeranno una catena di circa 6.000.000 di inviti annui per i test immuno-fecali del tumore colorettale, tanto che solo un ritardo di 2 mesi spiega la mancanza di circa 1.000.000 di avvisi, con una parallela diminuzione del tasso di ritiro del 50%, e una conseguente perdita del 5% stimato di test positivi tra i responder. Si raccomanda, pertanto, che in caso di avviso/invito da parte delle autorità sanitarie, gli invitati non procrastinino l’impegno all’anno successivo. Come detto in altre occasioni e contesti, il tempo è un fattore cruciale perché si possa evitare una diagnosi di stadio avanzato a favore di quella allo stadio 1 perfettamente gestibile.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Kissler SM et al. Science 2020; 368:860–868.

Issaka RB et al. JAMA Health Forum. 2020;1(5):e200588.

Zorzi M et al. Tumori. 2019; 105:417–426.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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