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Erboristeria dedicata per recuperare la perdita di appetito

La mancanza di appetito è sempre una spia di qualche cosa di nascosto, sia esso di origine organica che mentale. Spesso porta a una perdita di peso improvvisa che può risultare in una debilitazione sia fisica che psicologica. Spesso le cause sono più psicologiche che organiche; in tal caso spesso vi sono forme di ansia o di depressione che serpeggia e sbuca fuori. Per esempio, episodi luttuosi o traumatici o di bullismo giovanile possono sfociare nell’inappetenza. In un’altra buona fetta di casistica, la causa può essere una condizione medica debilitante come certe forme di cancro, malattie infiammatorie intestinali come il morbo d Crohn, la carenza di ormoni tiroidei (ipotiroidismo) e condizioni croniche come la cirrosi epatica e l’insufficienza renale cronica.

Ma la condizione mentale che si associa alla mancanza di appetito è l’anoressia nervosa. Nel caso dei bambini la perdita di appetito può coincidere con episodi febbrili anche brevi; nei lattanti può comparire con la dentizione o per coliche intestinali. A parte l’età pediatrica, la perdita di appetito nell’età adulta è un problema che solitamente si affronta trattando la causa organica o psicologica di fondo. Ma in assenza di qualsivoglia delle precedenti, come si può intervenire senza ricorrere ai farmaci? L’erboristeria può venire in aiuto. A seguire, si listano alcune piante officinali la cui assunzione è stata da sempre raccomandata nelle convalescenze per stimolare l’appetito.

LUPPOLO (Humulus lupulus)

Tutti conoscono il luppolo ed il suo impiego industriale o artigianale nella preparazione della birra. Ma sono meno conosciute le sue proprietà erboristiche, fra le quali vi sono l’attività tonica sullo stomaco ed antispasmodica per il trattamento delle gastriti nervose, sedativa, diuretica e antibiotica delle vie urinarie. Può servire anche ai bambini che soffrono di enuresi notturna e di ansia da separazione. In erboristeria lo si trova abbastanza facilmente e se ne usano i preparati freschi (più attivi di quelli secchi).

Queste azioni della pianta dipendono da costituenti dell’olio essenziale (beta-cariofillene, humulene e farnesene) e dai polifenoli amari caratteristici (humulone, coumulone, xantoumulone, leucocianidina ed altri). Alcune di queste sostanze possiedono attività estrogena simile agli ormoni femminili. Non a caso, il luppolo è un anti-afrodisiaco per l’uomo e si ritiene che la stimolazione dell’appetito derivi dalla sua capacità sedativa e contro le nevrosi.

AVENA (Avena sativa)

Questo cereale è un potente nutriente, ricco di minerali e di sostanze bioattive. Lo si ritrova nei prodotti alimentari per colazione (cereali integrali, muesli, ecc.) dei quali si sfrutta la presenza di beta-glucani (fibre) a scopo salutistico. Ma l’avena è molto ricca di minerali (calcio, magnesio, rame, ferro, zinco, silicio e manganese, per nominare i maggiori), possiede una buona quota di vitamina E (tocoferoli) e di qualche vitamina del gruppo B, specie la B1 o tiamina. Ma sono i suoi polifenoli ad essere particolari: apigenina, vitexina, isovitexina ed isosaponarina. Questi glucoflavonoidi possono interagire e condizionare i recettori cerebrali per GABA, acetilcolina e serotonina.

A parte il GABA, anche gli altri neurotrasmettitori suddetti possono condizionare l’appetito ed è probabile che siano proprio queste sostanze la componente dell’avena responsabile dell’effetto. Fra i componenti attivi vi è anche un alcaloide indolico (gramina o donaxina) propriamente simile alla serotonina ed un altro chiamato avenalumina. Non si sa esattamente quanto questi due composti azotati contribuiscano all’effetto stimolante sulla fame, ma è noto che l’avenalumina impedisce la degradazione delle catecolamine cerebrali (noradrenalina e dopamina), svolgendo effetto antidepressivo.

GINSENG (Panax quinquefolia)

Questa pianta è impiegata come adattogena per fronteggiare vari tipi di stress, dal surmenage fisico allo stress mentale da studio o eccessivo lavoro mentale. Il nome panax deriva dalle parole greche pan=tutto ed acòs=rimedio; infatti è da esso che deriva la parola panacèa per indicare un rimedio globale per la salute, un “toccasana”. Il ginseng è chiamato anche “radice della vita” ed è estremamente ricco di nutrienti. Possiede, infatti, tutte le vitamine del gruppo B, inclusa la vitamina E, tutti gli oligoelementi persino quelli utili in quantità traccia (es. vanadio, cobalto, alluminio) e una grande varietà di aminoacidi, fra cui spicca l’arginina.

Il suo estratto contiene princìpi attivi di natura steroidea (gluco-saponine), chiamati ginsenosidi e classificati in due gruppi: i protopanadioli che hanno azione sedativa sul sistema nervoso, mentre i protopanatrioli sono stimolanti. Ha poi altri fitosteroli (beta–sitosterolo, stigmasterolo, campesterolo) ed altre sostanze ad azione estrogenica come l’estrone ed l’estriolo). Completano l’estratto la presenza di acidi organici e di altri nutrienti come la colina e fosfolipidi. Il fitocomplesso, dunque, possiede attività tonificante delle cellule cerebrali e giustifica l’impiego delle preparazioni commerciali nelle convalescenze da lunghe malattie, nella depressione e negli stati di stress cronico.

ALFA ALFA (Medicago sativa)

L’alfa-alfa o erba medica o erba di Spagna è originaria dell’area mediterranea ed è solitamente usata come pianta da foraggio. Ma a livello officinale è considerata nutriente, antiemorragica, utile per abbassare il colesterolo ed anti-anoressica. I suoi principi attivi sono gli isoflavoni (genisteina, formonetina, biocanolo A) che si trovano anche nella soia. Per questo motivo la pianta ha anche moderate proprietà estrogene, che potrebbero indirizzarla al problema dell’inappetenza in campo femminile. Contiene poi degli alcaloidi semplici (stachidrina ed omostachidrina) che interagiscono con i sistemi del GABA cerebrale che controllano l’ansia ed il sonno.

La pianta è anche completa con tutte le vitamine del complesso B, il che può contribuire al suo effetto stimolante sull’appetito. Infine, l’alfa-alfa contiene delle saponine steroidee che contribuiscono ad abbassare il colesterolo sanguigno, ma si sa che queste sostanze possono influenzare anche la chimica cerebrale. E’ probabile che il fitocomplesso in toto sia il responsabile delle modifiche esercitate sullo stimolo della fame. Seguendo le indicazioni erboristiche, l’estratto è totalmente sicuro da usare.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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