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Socials e soddisfazione personale: la pubertà come fase vulnerabile della salute mentale

I social media si riferiscono a strumenti di comunicazione basati su Internet per la condivisione di idee, informazioni, immagini e altri contenuti. Tra i più noti in assoluto vi sono WhatsApp, Facebook, Twitter ed Instagram. Poiché è possibile accedere ai social media in tempo reale utilizzando uno smartphone e le informazioni possono essere facilmente condivise, la dipendenza dai social media sta aumentando nella vita degli adulti e degli adolescenti. Si stima che circa l’85% degli adolescenti di età compresa tra 12 e 17 anni utilizzi i social media. In poco più di un decennio, i social media hanno cambiato radicalmente il modo in cui trascorriamo il nostro tempo, condividiamo informazioni su noi stessi e come ci rapportiamo con conoscenti ed estranei. I social media sono una parte inseparabile della vita adolescenziale al giorno d’oggi. Ciò ha portato a una diffusa preoccupazione per il suo potenziale impatto negativo, sia sugli individui che sulla società in generale.

Il fenomeno del cyberbullismo è reale e coinvolge centinaia di migliaia di bambini ed adolescenti in tutto il mondo, non escludendo spesso neanche gli adulti. Sono stati tristemente riportati dai media anche casi di suicidio fra adolescenti e giovani adulti, a causa di comportamenti derisori, denigratori e persecutori attuati con i social networks. Anche il fenomeno del bullismo scolastico è si è negativamente implementato con la versione “social”, ha già causato e continua a causare lesioni personali ed alla salute mentale dei giovani che ne sono vittima. Eppure, anche dopo anni di ricerca, c’è ancora una notevole incertezza su come l’uso dei social media sia correlato al benessere. Sul lato scientifico, ci sono studi su come l’uso di apps dedicate possano essere utili alla cognitività di bambini e adolescenti affetti da ritardo mentale o autismo; oppure ad esercitare la cognitività di coloro che sono affetti da demenza senile. Sicuramente l’effetto negativo maggiore dei socials è a carico della popolazione più giovane e questo si capisce perché.

Le fasi dell’infanzia e dell’adolescenza non sono tutte le stesse. Quando si approccia la pubertà, la “tempesta” ormonale che influenza i cambiamenti fisici influenza anche la maturazione mentale. Ogni esperienza che si verifica in questa fase, positiva o negativa che sia, lascerà il suo segno sugli aspetti futuri del comportamento e della personalità. Nella pubertà, il fenomeno dell’emulazione fra pari è molto comune, anzi si può dire che sia essenziale per spingere gli individui del gruppo a cercare di primeggiare. Nell’ottica del fisiologico, questo potrebbe essere visto in senso positivo dato che aiuterebbe la formazione di individui che potrebbero sviluppare in futuro doti di leader in svariati campi. Quando la voglia di primeggiare “va fuori controllo” e si arricchisce di note personali di umiliazione, persecuzione o diffamazione, il rischio è quello di nuocere alla salute mentale dei “bersagli ritenuti più deboli”. Nell’esaminare l’adolescenza, è inoltre importante considerare come il sesso interagisce con la fase di sviluppo.

Mentre alcuni processi di sviluppo dell’adolescente (che siano biologici, cognitivi o sociali) sono simili sia nel carattere che nei tempi attraverso il sesso, altri mostrano variazioni di cui è necessario tenere conto. Ad esempio, le femmine sperimentano i cambiamenti corporei puberali prima dei maschi, il che può provocare ulteriori cambiamenti sociali a valle. Inoltre, la soddisfazione per la vita femminile diminuisce prima nell’adolescenza e il rischio di alcuni problemi di salute mentale come depressione, autolesionismo e disturbi alimentari è maggiore nelle femmine adolescenti rispetto ai maschi. Non è raro riscontrare casi di anoressia nervosa fra le adolescenti che hanno sviluppato un “culto” per uno stereotipo corporeo femminile a loro caro, che non riusciranno mai a raggiungere. In fondo, che ragazzi e ragazze potrebbero essere più vulnerabili agli effetti negativi dell’uso dei social media in momenti diversi durante l’adolescenza, non è così assurdo.

Lo conferma studio pubblicato da un team multidisciplinare di scienziati tra cui psicologi, neuroscienziati e modellisti. In questa ricerca, gli esperti mostrano che le ragazze inglesi sperimentano un legame negativo tra l’uso dei social media e la soddisfazione per la vita quando hanno 11-13 anni e i ragazzi tra i 14-15 anni. L’aumento dell’uso dei social media predice di nuovo una minore soddisfazione di vita all’età di 19 anni. In un campione di 17.400 giovani di età compresa fra i 10 ed i 21 anni, i ricercatori Il team ha cercato una connessione tra l’uso stimato dei social media e la soddisfazione per la vita riportata e ha trovato periodi chiave dell’adolescenza in cui l’uso dei social media era associato a una diminuzione della soddisfazione per la vita 12 mesi dopo. Nella direzione opposta, i ricercatori hanno anche scoperto che gli adolescenti che hanno una soddisfazione di vita inferiore alla media utilizzano più social media un anno dopo.

Le differenze suggeriscono che la sensibilità all’uso dei social media potrebbe essere collegata a cambiamenti dello sviluppo, possibilmente cambiamenti nella struttura del cervello, o alla pubertà, che si verifica più tardi nei ragazzi rispetto alle ragazze. Ciò richiede ulteriori ricerche. Sia nelle donne che nei maschi, l’uso dei social media all’età di 19 anni è stato nuovamente associato a una diminuzione della soddisfazione di vita un anno dopo. A questa età, affermano i ricercatori, è possibile che i certi normali cambiamenti sociali come lasciare la casa per rendersi indipendenti o iniziare a lavorare, possano renderci particolarmente vulnerabili. Altre volte, il legame tra l’uso dei social media e la soddisfazione di vita un anno dopo non era statisticamente significativo. La diminuzione della soddisfazione per la vita prevedeva anche un aumento dell’uso dei social media un anno dopo; tuttavia questo non cambia in base all’età e o differisce tra i sessi. Naturalmente, ci sono stati commenti positivi allo studio.

Il professor Rogier Kievit, docente di Neuroscienze dello sviluppo, ha dichiarato: “Non tutti i giovani subiranno un impatto negativo sul proprio benessere dall’uso dei social media. Per alcuni, avrà spesso un impatto positivo. Alcuni potrebbero usare i social media per connettersi con gli amici, o far fronte a un certo problema o perché non hanno nessuno con cui parlare di un particolare problema o di come si sentono, per questi individui, i social media possono fornire un supporto prezioso”. La Dr.ssa Amy Orben, leader del gruppo presso l’unità MRC Cognition and Brain Sciences dell’Università di Cambridge, che ha guidato lo studio, ha dichiarato: “Il legame tra l’uso dei social media e il benessere mentale è chiaramente molto complesso. Cambiamenti critici come lo sviluppo del cervello e pubertà, e nelle nostre circostanze sociali, sembrano renderci vulnerabili in particolari momenti della nostra vita”.

A complicare ulteriormente la relazione c’è il fatto che, non solo l’uso dei social media può avere un impatto negativo sul benessere, ma che è anche vero il contrario e una minore soddisfazione di vita può guidare maggiore utilizzo dei social media. Tutto questo potrebbe essere regolato dall’ambiente familiare se ci fosse un opportuno controllo genitoriale. I genitori sono i primi maestri di vita, diceva qualcuno una volta, e tutto quello che di buono o sbagliato faranno i ragazzi crescendo non lo si deve imputare solamente alle “cattive compagnie”. Queste possono intrufolarsi nella vita dell’adolescente o per incontri fortuiti o per sua scelta più o meno consapevole. Nell’era sociale in cui viviamo lo stato familiare è spesso in subbuglio per problemi di coppia; non succede in ogni adolescente, ma ci sono e ci saranno adolescenti che vedranno la separazioni dei loro genitori come un trauma e questo potrebbe portarli all’isolamento ed all’abuso con i socials.

Con la complicità che tutto, in fondo, è una moda e rientra nella “normalità”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Orben A et al. Nature Commun. 2022 Mar 28; 13:1649.

Jeong H et al. Int J Envir Res Pub Health 2022 19(6):3621.

Kievit RA et al. Curr Opin Psychol. 2021 Oct; 44:303-308.

Orben A et al. Lancet Child Adolesc Health. 2020; 4(8):634.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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