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Disparità sociali, culturali e possibilità economiche come ago della bilancia per l’aderenza alle cure mediche

Cardiovasculopatie e aderenza alle cure mediche

I farmaci antiipertensivi (FAI) e anti-colesterolo (statine) sono ampiamente utilizzati per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. A dispetto della loro notevole prescrizione da parte dei medici di condotto o dello specialista, fattori demografici e socioeconomici, nonché comportamenti sanitari e caratteristiche del medico possono influenzare il loro uso. Ad esempio, i pazienti con diabete e malattie cardiovascolari possono essere motivati ​​a prendere questi farmaci, ma la terapia preventiva per l’ipertensione asintomatica e l’iperlipidemia può essere prescritta meno spesso per un paziente anziano fragile con molte condizioni di salute. Il pregiudizio per l’utente sano si manifesta quando gli utenti di farmaci preventivi o terapia ormonale sostitutiva sono più sani, a causa di fattori diversi dagli effetti terapeutici. La riduzione degli eventi cardiovascolari è costantemente inferiore negli studi clinici rispetto agli studi osservazionali su FAI e statine, il che suggerisce che una distorsione dell’utilizzatore sano può interferire con gli studi osservazionali delle terapie preventive.

Inoltre, la non aderenza a FAI può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e morte indipendentemente dal controllo della pressione sanguigna. Nonostante il grave impatto potenziale, i fattori che contribuiscono a sani effetti dell’utente nelle terapie preventive sono ancora non completamente chiariti. I pazienti che aderiscono a farmaci preventivi possono essere più propensi a diete sane, esercizio fisico regolare e screening sanitario e meno inclini all’uso di tabacco o alcol. Il fattore culturale e l’appartenenza a certe fasce socio-economiche ha sicuramente il suo peso; la bassa scolarità viene generalmente additata come un fattore che può inficiare l’aderenza alle cure mediche. Ma non è sempre così: formazione culturale, pregiudizi e ambienti sociali o lavorati che si frequentano possono contribuire separatamente in ciascun individuo in necessità di una terapia medica ai fini preventivi. Cultura alimentare, di stile di vita e svariati fattori socioeconomici influenzano tutti la mortalità cardiovascolare negli utenti e nei non utilizzatori di questi farmaci.

Cosa hanno riscontrato le indagini scientifiche?

In uno studio pubblicato nel 2020, è stato riportato che i pazienti che aderivano alla terapia con statine avevano maggiori probabilità a sottoporsi a screening preventivi sui tumori e vaccinazioni, rispetto a chi non aderiva. Utilizzando campioni rappresentativi dello studio NHANES dal 1999 al 2010, un team congiunto dell’Università di Chicago, della Rutger School of Public Health e dell’Università di Turku in Finlandia, ha valutato l’impatto di stile di vita, istruzione e dell’economia familiare sull’adesione a farmaci antipertensivi o statine per la gestione delle condizioni mediche in 62.161 adulti che hanno accettato di partecipare. Gli esperti hanno valutato fattori socioeconomici vari e lo stile di vita, con questionari che riguardavano tipologia di dieta, esercizio fisico, uso di alcolici e sigarette, indice di massa corporea (BMI) ed uso di integratori vitaminici. I fattori socioeconomici includevano il rapporto povertà-reddito ed un rapporto tra il reddito familiare osservato e la soglia annuale di povertà del censimento degli Stati Uniti. Il livello di istruzione è stato valutato in >12 anni contro <12 anni.

Le condizioni di comorbilità riportate sono state: diabete, malattie cardiache, broncopatia cronica ostruttiva (BPCO), malattia cerebrovascolare cronica, tumori e artrite. Tra 11.851 soggetti ipertesi, 8.099 usavano farmaci per la pressione e 3.752 invece no. Rispetto ai non utenti, gli utenti con FAI avevano un’età media più alta (66 vs 50 anni) ed erano più spesso: donne, bianchi, ex-fumatori, non fumatori o sovrappeso. Chi usava farmaci antipertensivi erano altamente istruiti e avevano maggiori probabilità di segnalare redditi al di sopra del livello di povertà. Costoro però hanno riportato peggiori condizioni di salute e più condizioni mediche. Tra 9.195 soggetti con iperlipidemia, 4.645 di loro usavano statine e 4.550 invece no. Gli utenti avevano maggiori probabilità di essere: caucasici, meglio istruiti, ex-fumatori fisicamente attivi e usano multivitaminici. Gli utenti di statine hanno riportato meno malattie cardiovascolari, ma più ipertensione. In analisi secondarie, 3.725 pazienti non riferivano uso di questi farmaci mentre 9.715 pazienti stavano usando uno o entrambi i tipi di farmaci.

I fattori dello stile di vita nella coorte combinata di utilizzatori di farmaci assomigliavano a quelli degli utenti di antipertensivi. Nell’analisi dei risultati per sesso ed età, gli utenti di farmaci maschi o giovani tendevano a non seguire le raccomandazioni alimentari, in particolare l’assunzione di grassi. Uno studio danese ha dimostrato che dopo l’infarto del miocardio, i pazienti più poveri avevano meno probabilità di iniziare la terapia con statine rispetto a quelli con redditi più alti. Il livello di istruzione può anche promuovere l’uso di farmaci per la pressione, poiché una maggiore consapevolezza dei benefici del controllo della pressione può fornire motivazione per l’aderenza. Livelli di istruzione più elevati hanno previsto l’uso di statine nelle donne, dopo aggiustamento per i fattori di rischio cardiovascolare. Gli utenti con antipertensivi avevano maggiori probabilità di essere coinvolti in comportamenti più salutari, come la sospensione del vizio del fumo. Altri lavori hanno mostrato associazioni tra non aderenza alla terapia con farmaci della pressione, consumo di alcol immodificato e uso di tabacco.

Negli studi su pazienti per i quali sono state prescritte statine, coloro che avevano un’aderenza abbastanza disciplinata hanno praticato comportamenti di stile di vita migliori, compreso l’esercizio fisico regolare, rispetto a coloro con un reddito familiare molto-basso o in stato di povertà. C’è da dire che le percezioni di pazienti e medici possono influire sull’aderenza alla terapia medica. I pazienti con ipertensione o iperlipidemia con ulteriori fattori di rischio come il diabete o l’obesità, potrebbero essere più consapevoli della loro diagnosi e più propensi a cercare un trattamento con farmaci rispetto ai pazienti senza fattori di rischio. I dati sono coerenti con altri risultati che forniscono supporto per un’interazione positiva tra stile di vita sano e aderenza alle terapie farmacologiche. Gli individui che assumono farmaci potrebbero anche essere più disposti a cambiare i loro comportamenti di vita verso scelte più sane, come riscontrato in alcuni studi pubblicati all’inizio di quest’anno sull’aderenza all’esercizio fisico. Questo ribadisce il concetto che il fattore socio-culturale è centrale in questo problema.

Riflessioni e provocazioni

Potrebbe suscitare meraviglia come mai nell’era dove tutti siamo connessi e con accesso informatico disponibile a iosa, ci sia ancora così tanta scarsa consapevolezza sulla salute e come gestirla. Ma la risposta è dentro la domanda. Informazione è un termine generale: questa può essere completa o incompleta, reale o fittizia, veritiera o falsata. Così come ci sono le “fake news” per le notizie di cronaca, su internet è possibile trovare notizie, articoli e recensioni per la salute non solo che non danno approfondimenti, ma con il rischio che non siano compilati da veri professionisti. Le notizie spicciole sui socials (inclusi i “passaparola”), poi, vengono preferite alle vere recensioni che possono dare maggiori chiarimenti. Siccome oltre l’80% della popolazione mondiale possiede almeno un’app social sul proprio cellulare, la dipendenza da queste fonti (è il caso di dirlo “di bassa qualità quanto veridicità) unita ai fattori citati in questa discussione, fanno capire perché i problemi maggiori id salute persistano nonostante i mezzi preventivi siano disponibili.

Non basta, infatti, dire: “eviti di fumare perché il fumo di sigaretta fa venire il cancro” oppure “riduca le calorie se vuole perdere peso o non vuole diventare diabetico”. L’educazione culturale dovrebbe cominciare dalle istituzioni: non si chiede alle scuole inferiori o superiori di tenere corsi di medicina, quanto di promuovere l’informazione giusta e la discussione. Le nuove generazioni di 40-50 anni fa siamo noi: quelle di 40-50 anni nel futuro saranno i nostri nipoti. E’ inutile dire perciò “questa generazione passerà e i progressi medici ci aiuteranno”. Ogni generazione inizia la sua formazione a scuola; e quella che non lo fa si ritroverà ad affrontare sempre gli stessi problemi di salute della precedente. Quindi, se lo sforzo della comunità medica nella prevenzione cardiovascolare ha raggiunto idealmente i suoi obiettivi, la politica delle nazioni ha ancora molto da fare per agevolare ogni strato sociale a renderlo consapevole, con incentivi culturali e soprattutto economici.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Lane D, Lawson A et al. Hypertension 2022; 79(1):12-23.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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