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Vitamina E a tavola: al di là del solito effetto antiossidante e favorente della fertilità

La vitamina E o tocoferoli (miscella di 8 analoghi definiti vitameri) è un antiossidante, neutralizza i radicali liberi che danneggiano le cellule. Anche se questo è stato corroborato a livello cellulare e modelli animali di laboratorio, la vitamina E finora non è riuscita a convincere negli studi clinici. Per quasi 100 anni, i ricercatori hanno studiato gli effetti della vitamina E e hanno in gran parte chiarito le basi chimiche della sua azione. Gli effetti positivi della vitamina E spesso non si manifestano con la stessa intensità del previsto, e a volte somministrare vitamina E può anche avere effetti dannosi. Qualche anno fa è stato dimostrato che l’effetto della vitamina E, assunta come una compressa o una capsula, non è basato sulla vitamina stessa, ma piuttosto sull’effetto di un metabolita. Questo, definito alpha-carbossicromanolo, ha diverse azioni biologiche: azione anti-infiammatoria, rallenta il processo di invecchiamento della pelle, riduce la degenerazione articolare nell’artrite e protegge contro il cancro e le malattie cardiovascolari.

L’alfa-carbossicromanolo è prodotto nel fegato ma sembra il grado in cui ciò viene prodotto varia notevolmente da un soggetto all’altro. Questo potrebbe dipendere benissimo dal terreno gentico di ognuno: la variabilità genetica del metabolism dei farmaci è conosciuta da decenni ed è argomento della cosiddetta farmacogenomica. Se l’effetto della vitamina E dipende dalla quantità di metabolita bioattivo prodotta, questo spiega molto bene perché la stessa quantità di vitamina E ha un effetto particolare in una persona e forse un effetto limitato in un’altra. La omega- e la beta-ossidazione della vitamina E produce metaboliti a catena lunga (LCM), che si differenziano per la metilazione del nucleo base, per l’ossigenazione, la saturazione e la lunghezza della catena laterale. Mentre l’importanza dei metaboliti bioattivi è indiscussa per le vitamine A e D, gli LCM derivati dalla vitamina E sono stati proposti solo recentemente come molecole segnale. I delta-carbossicromani sono stati visti inibire gli enzimi cicloossigenasi-2 (COX2) e 5-lipossigenasi (5-LOX).

Il primo è l’enzima chiave della biosintesi delle prostaglandine infiammatorie e del dolore, il secondo interviene nella sintesi dei leucotrieni prodotti nell’asma bronchiale o in certe forme di artrite. A concentrazioni più elevate l’alfa-carbossicronamolo può alterare significativamente la 12-LOX, un altro enzima coinvolto nella funzione piastrinica e processi patologici come l’ipertensione, la malattia di Alzheimer e il cancro. Tuttavia, ad oggi c’è solo un farmaco autorizzato che inibisce la 5-LOX, ma a causa dei suoi forti effetti collaterali, il suo uso è molto limitato. Assumere vitamina E per contrastare queste patologie potrebbe essere meno pericoloso dell’assumere altri farmaci. L’osteoartrite, per esempio, si cura tradizionalmente con FANS e a volte cortisonici, con tutti I loro ben conosciuti effetti collaterali che compaiono nel tempo. Trent’anni fa fu casualmente scoperto che il tocoferolo-alfa era infiammatorio nelle cartilagini perché attivata l’enzima protein-fosfatasi 2a (PP2A).

Questa proteina segnalatoria cellulare disattiva delle cascate interne di altri enzimi che servono alla sintesi di proteine infiammatorie (NF-kB, JNK, p38). Sebbene il meccanismo specifico non sia stato mai chiarito, l’effetto è stato sempre riproducibile. E’ possible che la scarsa introduzione alimentare di vitamina E concorra allo sviluppo degli odierni problemi di sanità globale. Si sa che l’assunzione inadeguata di vitamina E è associata a un rischio maggiore di sviluppo di diverse malattie associate all’infiammazione di basso grado. L’infiammazione di basso grado rappresenta uno stato infiammatorio prolungato in cui vi è un modesto aumento di biomarkers infiammatori come la proteina C-reattiva (PCR) senza i noti segni di infiammazione, con uno scopo iniziale di ripristinare l’omeostasi tissutale. Spesso nella analisi al sangue di controllo periodico è possibile riscontrare innalzamenti ingiustificati della PCR senza sintomi apparenti. In caso di compromissione articolare silente si innalza anche il fibrinogeno, una proteina prodotta dal fegato che interviene nella coagulazione del sangue.

Ma studi molto recenti indicano che la produzione di fibrinogeno serve piuttosto a fungere da antinfiammatoria. Tuttavia, la persistenza di questi markers porta ad un’alterazione o perdita della funzione tissutale ed è legata allo sviluppo di numerose malattie cardio-metaboliche (es. sindrome metabolica, malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2 e steatosi epatica non alcolica). Aumentare l’assunzione/integrazione alimentare di vitamina E è stato collegato a effetti benefici sulla progressione e sulla gestione di queste malattie. La vitamina E ha una certa diffusione negli alimenti, ma le fonti alimentari in cui è molto rappresentata sono pochissime e tutte in matrici grasse. L’olio di germe di grano è fra quelle col contenuto maggiore in assoluto; seguono altri olii vegetali estratti da mandorle, noci, girasole, semi di zucca, mais, olive e soia. Una fonte alimentare che la ricerca ha indagato nell’ultimo decennio per i suoi effetti positivi sulla salute e sulle suddette condizioni metaboliche è l’avocado.

Questo frutto grasso è relativamente ricco di vitamina E (12-13 mg per frutto, una rarità in natura per la frutta semplice) oltre ad acidi insaturi del tipo omega-3. Queste sostanze sono state tradizionalmente associate ad una buona funzionalità del cuore, dei reni e delle azioni dell’insulina. Ma questo frutto potrebbe essere utile anche alle ossa. Sempre più prove sperimentali convincenti indicano che gli omega-3, e adesso anche la vitamina E, possono contribuire alla salute ossea rallentando il processo di riassorbimento osseo che si verifica nell’osteoporosi. È inutile dire quanto sia diffusa quest’altra condizione e quanto peso abbia sui costi della sanità pubblica mondiale, nonché sulla qualità di vita di chi ne è affetto. Queste scoperte fanno capire l’utilità di sviluppare una medicina personalizzata. Implementare l’introduzione di vitamina E a tavola, dunque, può essere una strategia diretta per il controllo del metabolismo interno e ridurre il rischio di sviluppare condizioni mediche da cui oggi rarissimamente si torna indietro.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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