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Cancro della vescica: si allargano le opportunità di cura per migliorare la sopravvivenza

La chemioterapia antitumorale ha diverse classi fi farmaci a sua disposizione. Vi sono quelli tradizionali e quelli sviluppati negli ultimi vent’anni che sono gli inibitori chinasici (targeted therapy). Molti di questi è stato visto essere efficaci in modo specifico più per certi tipi di tumore che per altri, per cui il loro impiego è settorializzato. Ad esempio, l’imatinib fu sviluppato per le leucemie midollari; ma nel suo percorso decennale si è scoperto che può avere efficacia anche per il cancro dello stomaco ed alcuni tipi di tumore intestinale. Anche per altri di questi inibitori si sono scoperte preferenze di tumore in via postuma; e questo non sembra fermarsi neanche adesso. Gli scienziati dell’Università di Sheffield hanno scoperto che uno di questi inibitori “targeted” già utilizzato per curare il cancro ai polmoni potrebbe aiutare a migliorare i tassi di sopravvivenza dei pazienti con cancro alla vescica. Si tratta del nintedanib, un inibitore chinasico attualmente utilizzato per il trattamento del cancro del polmone non a piccole cellule.

I ricercatori hanno appurato che se aggiunto alla chemioterapia convenzionale, potrebbe migliorare significativamente il tasso di sopravvivenza globale per i pazienti con cancro alla vescica a uno, due e cinque anni. La chemioterapia convenzionale per questa neoplasia comprende farmaci come vinblastina, cisplatino, gemcitabina, mitomicina C e paclitaxel. Ma non sono rare le recidive anche dopo la chirurgia; e se il tumore semina metastasi ossee, al fegato, al polmone e al cervello la prognosi a 5 anni cala dal regolare 15% solamente al 5%. Gli scienziati di Sheffield hanno eseguito un trial clinico etichettato come NEOBLADE, del quale i risultati sono stati decisamente incoraggianti. Lo studio NEOBLADE ha mostrato tassi di sopravvivenza globale del 96% per il gruppo nintedanib rispetto all’81% per il gruppo placebo a un anno; 89% per il gruppo nintedanib rispetto al 69% per il gruppo placebo a due anni e 60% per il gruppo nintedanib e 49% per il gruppo placebo a cinque anni. I ricercatori stanno continuando a indagare, ma c’è un’altra novità di cura per questo tumore da parte di un altro gruppo di ricerca.

Al MedUni di Vienna, gli scienziati hanno condotto uno screening su 1700 farmaci già noti usati per trattare altre malattie, fra cui malaria, leucemie e condizioni psichiatriche. Uno di questi composti, la clofarabina, un antimetabolita attualmente utilizzato come trattamento per la leucemia infantile, è stato studiato più in dettaglio. Per questo, i ricercatori hanno sviluppato modelli dal materiale dei pazienti che rappresentano diversi tipi di cancro alla vescica. Oltre ai carcinomi uroteliali “convenzionali”, sono stati anche in grado di stabilire un modello animale per il carcinoma sarcomatoide. Questo è un raro sottotipo di cancro alla vescica, per il quale attualmente non esiste una chemioterapia efficace. Ebbene, i ricercatori riportano che la clofarabina ha indotto una remissione completa nei topi con carcinoma uroteliale regolare. E negli animali con carcinoma sarcomatoide ha portato a un restringimento tumorale massiccio e prolungato senza effetti collaterali apparenti.

Si tratta quindi di un piccolo ma significativo allargamento dell’arsenale contro questo tipo di tumore, specie considerando che anche lui può sviluppare resistenza alla chemioterapia. Nelle fasi successive, il team lancerà studi clinici in cui i pazienti con carcinoma vescicale metastatico che, per vari motivi, non possono ricevere una terapia a base di cisplatino, riceveranno clofarabina prima della rimozione chirurgica della vescica urinaria, che spesso è la via curativa primaria per i tumori più estesi o aggressivi.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Ertl IE et al. Eur Urol. 2022 Apr 4:S0302-2838(22)01678-5.

Wang SC, Yu CY et al. Cancer Letters 2022 Apr; 530:8-15. 

Kloskowski T et al. Int J Mol Sci. 2021 Nov; 22(21):11970.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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