HomePSICHE & SALUTEEsclusione sociale: la radice emotiva del futuro bambino ADHD

Esclusione sociale: la radice emotiva del futuro bambino ADHD

I bambini che sperimentano l’esclusione sociale in età prescolare corrono un rischio maggiore di diventare i cosiddetti “perdenti della scuola”. È noto da tempo che i bambini – come gli adulti – possono diventare ansiosi e depressi, quando sentono di non appartenere e non hanno buone relazioni tra pari. Il numero di bambini con diagnosi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) è salito alle stelle nell’ultimo decennio. Uno studio del 2015 condotto dall’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze del King’s College London, ha indagato se i bambini socialmente isolati all’inizio della scuola sviluppassero problemi di salute mentale nella prima adolescenza, tenendo conto della loro salute mentale e del rischio familiare all’ingresso a scuola. Ebbene: sia nella scuola primaria che in quella secondaria, i bambini socialmente isolati hanno sperimentato maggiori difficoltà di salute mentale. I bambini con problemi comportamentali o sintomi di ADHD all’età di 5 anni avevano un rischio elevato di diventare socialmente più isolati all’età di 12 anni.

Tuttavia, i bambini che erano stati isolati all’età di 5 anni non presentavano sintomi di salute mentale maggiori all’età 12, al di là delle difficoltà preesistenti. Ma la mancanza di amicizie può influenzare anche le caratteristiche cognitive come concentrazione, attenzione e autoregolazione? Il Dr. Stenseng, professore associato presso il Centro Regionale Norvegese per la Salute Mentale e il benessere dei bambini, ritiene che una parte di questa tendenza potrebbe essere stata evitata se un minor numero di bambini avesse sperimentato l’esclusione sociale nella prima infanzia. Gli esperimenti precedenti con gli studenti erano basati sulla “teoria della necessità di appartenere”, che suggerisce che la capacità di regolare i propri pensieri e sentimenti è indebolita quando una persona si sente socialmente esclusa. Il team del Dr. Stenseng ha utilizzato i dati dello studio longitudinale TTiT per indagare come i bambini che lottano per stabilire amicizie stabili in età prescolare si sviluppino nel tempo.

TTiT è un programma che mira a scoprire perché alcuni bambini sono particolarmente vulnerabili ai problemi psicologici e psicosociali, mentre altri sembrano essere più protetti da simili problemi di salute. La scoperta principale è stata che i bambini che si ritiene siano socialmente esclusi in età prescolare e a scuola, hanno maggiori difficoltà rispetto agli altri bambini nel controllare la loro rabbia. Inoltre lottano in misura maggiore con difficoltà di concentrazione e alta impulsività. In parole semplici, questi bambini hanno più difficoltà a seguire le indicazioni, fare la fila o seduti e ascoltare la lettura degli adulti, piuttosto che i bambini con amicizie sicure. I bambini respinti dai pari rispondono all’esclusione con aggressività e non riescono a capire le strategie per essere accettati nel gruppo, lottano con l’affrontare le regole e ricorrono più facilmente allo scontro fisico, alle urla o altre tentazioni momentanee. La ricerca mostra che livelli più elevati di esclusione sociale a 4 anni di età portano a un aumento dell’incidenza dei sintomi dell’ADHD a 6 anni, e lo stesso accade tra i 6 e gli 8 anni.

Molti ricercatori hanno precedentemente dimostrato che i bambini che sono instabili hanno meno amici a scuola e all’asilo, mentre questa ricerca mostra che l’effetto va anche nell’altro senso: i bambini diventano instabili quando non si adattano. Questi risultati sottolineano quanto sia importante assicurarsi che tutti i bambini in età prescolare e a scuola imparino ad interagire bene socialmente. Stenseng ritiene che parte di questo sviluppo potrebbe essere evitato se un numero minore di bambini non avesse sperimentato l’esclusione sociale nella prima infanzia. I bambini che vengono respinti dai loro coetanei possono finire per avere problemi in seguito. Egli ritiene che i programmi di formazione degli insegnanti pongano troppa enfasi sulla comprensione di questi meccanismi e sottolinea che è importante che, gli adulti che sostengono lo sviluppo dei bambini siano consapevoli delle principali conseguenze che l’esclusione sociale a livello prescolare può avere per un bambino, a scuola e per il resto della vita.

In ricerche successive il team del Dr Stenseng ha anche dimostrato che gli adolescenti con diagnosi di disturbo d’ansia/depressivo hanno riportato più problemi con i coetanei e una qualità di vita inferiore rispetto agli adolescenti con ADHD. Anche l’aspetto ansioso depressivo può essere importante nel contesto del bambino con ADHD; forse non immediatamente, dato che si è portati a ritenere che sia la rabbia “la molla” che guida il suo comportamento. Ma, in dipendenza dal proprio carattere, è possibile che nella fase adolescenziale, con l’aumento della consapevolezza la rabbia ceda il posto alla depressione e alla perdita di iniziativa. In unione all’insicurezza conferita dalle proprie esperienze, l’ansia può anch’essa farsi strada nell’animo del bambino e aggravare il suo fardello emotivo. I problemi degli amici innescano l’aumento della produzione di ormoni dello stress, che a loro volta indeboliscono lo sviluppo delle strutture cerebrali di cui abbiamo bisogno per concentrazione, determinazione e apprendimento.

I ricercatori sperano anche che i politici tengano conto delle conoscenze derivate da queste ricerche. Si parla molto dei primi sforzi accademici, ma i primi sforzi sociali sembrano essere altrettanto importanti per la capacità dei bambini di avere successo a scuola. Le strategie di prevenzione e gli interventi comportamentali e farmacologici per comportamenti aggressivi e disturbi della condotta sono efficaci in alcuni bambini, sebbene un numero sostanziale di bambini non risponda alle strategie di prevenzione, non tragga beneficio dagli interventi o possa addirittura sperimentare un’escalation dei sintomi. Una delle ragioni potrebbe essere l’eterogeneità dell’aggressività. Un secondo motivo, legato alla complessità del fatto e al verificarsi di problemi aggressivi infantili, potrebbe essere che i bambini con tali problemi spesso hanno problemi concomitanti. Problemi di coppia fra i genitori (dalle liti al divorzio) e persino detenzione istituzionale di uno di loro possono essere alcuni di questi.

A causa di una moltitudine di problemi, i bambini potrebbero non rispondere alla prevenzione o all’intervento mirato all’aggressività, oppure i problemi concomitanti possono mascherare l’aggressività, lasciandola non trattata. L’uomo è un animale sociale e impara a proprie spese come funziona la società una volta inseritosi: regole, comportamenti da tenere ed esperienze, positive o negative che siano. Perciò, ancora prima che l’accademia consapevole ormai del problema approfondisca la questione, dovrebbero essere le istituzioni scolastiche a insegnare rispetto, accettazione e supporto verso i coetanei in difficoltà. Ricerche precedenti indicano che, in generale, le madri osservano più problemi comportamentali nei loro figli rispetto ai padri. Quindi, il supporto genitoriale dovrebbe essere il primo a scattare, in discussione e collaborazione con gli insegnanti scolastici. Diventa prettamente inutile andare subito dal medico, diagnosticare un ADHD e trattarlo con farmaci ancora prima di averlo affrontato alla radice.

Non è come nel copione del film: “Basta un po’ di zucchero e la pillola va giù”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Murray AL, Nagin D, Obsuth I et al. Child Psych Hum Dev. 2021 May 31. 

Ranøyen I et al. Scand J Child Adolesc Psych Psychol. 2019; 6(4):183.

Bartels M et al. Eur Child Adolesc Psychiatry 2018 Sep; 27(9):1105-21.

Stenseng F, Li Z, Belsky J et al. Child Dev. 2018 Mar; 89(2):509-524.

Stenseng F, Belsky J et al. Child Develop. 2016 Mar-Apr; 87(2):365-73.

Matthews T et al. J Am Acad Child Adolesc Psych 2015; 54(3):225-32.

The following two tabs change content below.

Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
- Advertisment -

ARTICOLI PIU' LETTI