HomePREVENZIONE & SALUTEApnee notturne verso una svolta: si testa finalmente il primo farmaco dedicato

Apnee notturne verso una svolta: si testa finalmente il primo farmaco dedicato

Fino alla metà degli anziani può soffrire di apnea notturna, una condizione in cui la respirazione e il sonno vengono interrotti brevemente molte volte durante la notte. La condizione fa sì che si fermino brevemente e riprendano a respirare dozzine o addirittura centinaia di volte a notte. Anche se tali interruzioni della respirazione spesso non risvegliano le persone con apnea, impediscono loro di sprofondare in un sonno profondo e ristoratore. Le persone con apnea notturna si svegliano stanche al mattino, non importa quante ore effettivamente dormano. Questo non influisce solamente nello svolgimento delle normali attività quotidiane, ma ha implicazioni sociali molto più ramificate. Per esempio, il cattivo sonno può causare in questi pazienti il mal di testa; in aggiunta, il cattivo riposo può inficiare sulle attività lavorative. Non si sa bene quanto le apnee notturne possano stare come problema sottostante al mal di testa sul lavoro, ma non farebbe meraviglia il contrario. Per non menzionare come questo possa riflettersi sulla guida in automobile su strada o autostrada.

Le persone di età pari o superiore a 65 anni sono i conducenti più responsabili sulla strada. Rispettano i limiti di velocità e guidano sulla difensiva. Evitano di guidare di notte, in caso di maltempo e in luoghi sconosciuti. Ma i cambiamenti che spesso si verificano con l’avanzare dell’età, come il deterioramento della vista, riflessi più lenti e, sì, difficoltà a dormire, possono minare anche le abitudini più sicure. E, infine, si aggiunge che gli anziani hanno maggiori probabilità di sviluppare apnea notturna, quindi anche maggiori probabilità di essere gravemente feriti o uccisi in un incidente d’auto. Basti pensare che la percentuale media di anziani con apnea notturna lieve è del 40%, ma se non hanno sonnolenza diurna o altre prove di compromissione, potrebbero non rivolgersi al medico. Un nuovo studio di qualche settimana fa dei ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, mostra che questa stanchezza cronica può avere gravi implicazioni per la sicurezza stradale. La loro ricerca mette delle cifre su quanto possa essere pericolosa tale stanchezza cronica, almeno per quanto riguarda la guida.

Secondo questo studio, per ogni otto ulteriori interruzioni della respirazione all’ora, le probabilità di compiere una mossa pericolosa come accelerare, frenare bruscamente o accelerare improvvisamente aumentano del 27%. I risultati, suggeriscono che lo screening degli anziani per l’apnea notturna e per il trattamento, se necessario, può aiutare le persone anziane a continuare a guidare in sicurezza più a lungo. E soprattutto non rappresentare un pericolo al volante per sé stessi e per gli altri. Oggi, il trattamento per un paziente con apnea notturna è una terapia con apparecchi orali o una maschera CPAP, che aiutano a mantenere la pervietà delle vie aeree durante il sonno. Non esistono farmaci per trattare questa condizione. Almeno fino ad oggi perché le cose potrebbero cambiare molto presto. Un nuovo studio dell’Università di Göteborg ha aperto la strada al primo trattamento farmacologico per l’apnea notturna. Il trattamento testato riguarda l’inibizione dell’anidrasi carbonica (CAH), un enzima che serve a mantenere un equilibrio tra acido carbonico e anidride carbonica nel corpo.

Diversi farmaci con proprietà inibitorie della CAH sono già disponibili sul mercato e utilizzati per il trattamento del glaucoma, dell’epilessia e di altri disturbi. Ricerche precedenti non hanno testato sistematicamente se gli inibitori della CAH potrebbero anche essere usati per trattare l’apnea ostruttiva del sonno. Il fatto è che esistono almeno 13 isoforme di questo enzima, ognuna di esse è presente in tessuti specifici e non è sensibile agli inibitori conosciuti allo stesso modo. L’attuale studio era uno studio clinico randomizzato in doppio cieco e 59 pazienti con apnea notturna moderata o grave lo hanno completato. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi che hanno ricevuto 400 o 200 mg di un inibitore della CAH chiamato sultiame, e un gruppo di controllo che ha ricevuto placebo. Il sultiame a volte è usato per trattare l’epilessia nei bambini. Rispetto a prima del trattamento, le pause respiratorie sono diminuite con una media di oltre 20 all’ora per i pazienti trattati con il farmaco. Lo studio è durato quattro settimane e la società farmaceutica tedesca Desitin Arzneimittel GmbH ha finanziato lo studio.

I risultati mostrano che, nel complesso, il trattamento ha ridotto il numero delle pause respiratorie e favorito l’ossigenazione durante la notte. Alcuni pazienti hanno manifestato effetti collaterali, come mal di testa e affanno, che erano più comuni in quelli che ricevevano la dose più alta. Tra i pazienti che hanno ricevuto il dosaggio più alto del farmaco, il numero di pause respiratorie è diminuito di circa 20 all’ora. Per poco più di un terzo dei pazienti nello studio, è rimasta solo la metà delle pause respiratorie e in uno su cinque il numero è diminuito di almeno il 60%. I risultati dello studio, insieme ai dati di sicurezza stabiliti del farmaco, forniscono supporto per la ricerca continua sull’inibizione del CA come nuovo potenziale trattamento per l’apnea ostruttiva del sonno. Il fatto che sul mercato siano disponibili diversi farmaci approvati nella categoria degli inibitori della CAH rende praticabile lo sviluppo rapido di un farmaco approvato per l’apnea notturna.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Consigliati in questo sito

Le apnee ostruttive del sonno: un problema occulto sul fronte preventivo e curativo (04/08/2021)

Apnea notturna: i dati puntano sull’infiammazione cronica nascosta (14/02/2019)

Apnea notturna infantile: cosa può comportare a livello del sistema nervoso (05/01/2018)

Pubblicazioni scientifiche

Hedner J et al. Amer J Resp Crit Care Med 2022 Feb 24.

Weaver TE et al. J Clin Sleep Med. 2021; 17(10):1995-2007.

Doherty JM, Roe CM et al. Sleep 2022 Mar 18:zsac070.

The following two tabs change content below.

Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
- Advertisment -

ARTICOLI PIU' LETTI