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Aminoacidi delle proteine per dimagrire: non solo gli essenziali, anche i non-essenziali hanno effetto

Dei 21 aminoacidi di cui il nostro corpo ha bisogno, 9 di essi non siamo in grado di sintetizzarli ed è per questo che vengono definiti amminoacidi essenziali. Poiché dobbiamo ottenerli attraverso la nostra dieta, sono stati di gran lunga al centro della ricerca nutrizionale. Gli altri 12 aminoacidi sono considerati non essenziali. Il corpo può produrli da solo a partire da altre molecole del metabolismo. Le proteine ​​possono sopprimere l’appetito, quindi una dieta ricca di proteine ​​può aiutare le persone a perdere peso. Ma spesso non è così: non tutti rispondono alla restrizione dei carboidrati ed alla sostituzione con pasti iperproteici in modo uguale. La tipologia di metabolismo, il tipo di obesità (centrale o periferica), le abitudini alimentari e culturali possono influire moltissimo su scelte e accettazione. Per le persone con obesità estrema o patologica le diete iperproteiche con abolizione quasi assoluta di alimenti a base di carboidrati, possono giovare alla perdita di peso. Un famoso programma televisivo americano da anni, mostra le esperienze mediche e alimentari di questa tipologia di pazienti.

Ma anche persone non obese in modo patologico e che intendono perdere peso per ragioni salutistiche o personali possono trarre vantaggio da pasti a base di proteine. Questo è solo uno dei motivi per cui questo tipo di dieta è diventato sempre più popolare negli ultimi anni. E sembra che essa funzioni meglio di quella strettamente low-carb. Lavorando con i topi, dei ricercatori svizzeri hanno ora dimostrato un nuovo meccanismo mediante il quale gli aminoacidi riducono l’appetito. In particolare, coinvolge quelli che sono noti come amminoacidi non essenziali, che possono derivare anche dal metabolismo dei carboidrati. È noto che gli aminoacidi essenziali e non essenziali possono sopprimere l’appetito. Per gli aminoacidi non essenziali, tuttavia, la modalità d’azione non era stata ancora dimostrata negli organismi viventi. Ora, i ricercatori guidati da Denis Burdakov, professore di Neuroscienze all’ETH di Zurigo, ha dimostrato per la prima volta in un organismo vivente che gli amminoacidi non essenziali influenzano il cervello in modo da frenare l’appetito e promuovere l’esercizio.

I ricercatori hanno prima somministrato ai topi una miscela di vari aminoacidi non essenziali o una soluzione di zucchero con la stessa quantità di calorie (gruppo di controllo). Entrambi i gruppi di topi sono stati quindi autorizzati a bere un frullato, che normalmente amano. Mentre il gruppo di controllo ne beveva abbondanti quantità, i topi che erano stati nutriti con aminoacidi non essenziali evitavano i loro. Invece, hanno fatto il giro del loro recinto in cerca di sostentamento alternativo. Con ulteriori esperimenti, i ricercatori sono stati in grado di decodificare il meccanismo sottostante, in cui le cellule nervose specializzate nel cervello, i neuroni dell’orexina, svolgono il ruolo principale. Le proteine ​​che i topi assorbono attraverso il cibo vengono scomposte nell’intestino nei loro aminoacidi, che poi entrano nel flusso sanguigno per arrivare in tutti gli organi cervello incluso. I neuroni dell’orexina nell’ipotalamo hanno recettori che riconoscono gli amminoacidi non essenziali in modo specifico. In risposta, avviano un circuito neurale che produce i cambiamenti comportamentali descritti.

Questo meccanismo è probabilmente radicato nella storia evolutiva. Se mangiare aminoacidi non essenziali promuove la voglia di muoversi, l’animale andrà alla ricerca di altre fonti di cibo, che potenzialmente contengono più nutrienti essenziali e sono più importanti per l’individuo. Rispetto al passato, le esigenze alimentari di oggi sono notevolmente diverse: migliaia di anni fa bisognava lavorare per procacciarsi di che vivere; oggi la sedentarietà e la tecnologia ci hanno fatto perdere questa necessità. Il team di ricerca sottolinea che i risultati sono trasferibili all’uomo e ad altri animali, poiché questo meccanismo colpisce una regione del cervello che è molto antica in termini di storia evolutiva e si verifica ugualmente in tutti i mammiferi e in molti altri vertebrati. Tuttavia, per le persone che vogliono perdere peso, una dieta che includa soprattutto molti aminoacidi non essenziali non può essere raccomandata su tutta la linea. Le raccomandazioni nutrizionali dovrebbero essere formulate su base individuale e dovrebbero anche tenere conto degli aspetti sanitari.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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