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Le sorprese della tubercolosi e del suo vaccino: oltre due secoli di indagini ancora da colmare

Secondo l’OMS, ogni anno circa 10 milioni di persone si ammalano di tubercolosi e circa 1,5 milioni di persone ci muoiono. Magari non sono cifre da pandemia, ma sicuramente da far estinguere una piccola metropoli. E il batterio della tubercolosi non smette di stupire, nonostante gli oltre due secoli della nostra consapevolezza sulla sua esistenza e almeno un secolo di studi atti a trovare farmaci per estirparlo. Poco più di un anno fa, per esempio, era stato scoperto che la tosse cronica presente nella tubercolosi attiva non è solo un riflesso della malattia polmonare, ma è direttamente causata da un componente della parete del batterio stesso. Pubblicazioni scientifiche delle ultime settimane indicano che gli scienziati hanno ancora da imparare, il che giustifica il perché non si è trovata ancora una cura efficace. Fra queste quella di un gruppo ricercatori della Cornell University, che hanno scoperto come la proteina CinA del micobatterio sia responsabile della sua resistenza a svariati farmaci in uso corrente.

Uno di questi è l’isoniazide; tuttavia, i micobatteri che risiedono all’interno dell’ospite umano possono diventare dormienti e sopravvivere al trattamento col farmaco, che solitamente dura sei mesi come da protocollo. Ma bisogna sottolineare che mesi di terapia possono essere difficili da completare per tutte le persone colpite; non si dimentichi che non tutte le parti del mondo hanno l’assistenza sanitaria facilmente accessibile. Comunque, i ricercatori hanno indotto artificialmente delle mutazioni in ceppi di micobatteri ed hanno visto che quando arrivavano al gene CinA, il batterio ritornava sensibile ai farmaci cardine. Altrimenti si doveva ricorrere ai farmaci più recenti e specifici come il bredaquilin o il pretomanid. Ma non è la sola sorpresa. Tutti gli adulti ricorderanno la vaccinazione BCG sul braccio per la tubercolosi. E’ la modalità in vigore da almeno un secolo per cercare di prevenire la diffusione della malattia senza ricorrere ai farmaci. Ebbene, anche il vaccino antitubercolare ha rivelato delle sorprese.

studiosi del Precision Vaccines Program al Boston Children’s Hospital hanno scoperto che il vaccino BCG induce cambiamenti specifici nei metaboliti e nei lipidi che sono correlati alle risposte innate del sistema immunitario. Per mezzo di tecnologie molecolari avanzate di metabolomica e lipidomica, il team ha delineato in modo completo l’impatto dell’immunizzazione con BCG sul plasma sanguigno dei neonati. Hanno così scoperto che i vaccini BCG somministrati alla nascita hanno modificato i profili metabolici e lipidici nel plasma sanguigno dei neonati, in un modello distinto da quelli nel gruppo del vaccino ritardato. I cambiamenti erano correlati ai cambiamenti nella produzione di citochine, una caratteristica chiave dell’immunità innata. Gli scienziati ritengono che questo processo possa fornire una protezione ad ampio spettro anche per malattie diverse dalla tubercolosi. Un numero crescente di studi mostra che il vaccino BCG protegge da infezioni non correlate fra loro.

Data la presenza endemica di tubercolosi in decine di nazioni, è stato sorprendente trovare che il BCG protegge neonati e bambini piccoli da infezioni batteriche e virali multiple non correlate alla tubercolosi stessa. Ci sono anche alcune prove che può ridurre la gravità del COVID-19 (vedere articoli consigliati). Questa ipotesi fu esplorata inizialmente da scienziati russi nel 2020, indagata durante il 2021 ed è adesso confermata da due nuovi articoli pubblicati lo scorso Gennaio e Aprile. Si ritiene addirittura, che incrociando le tecnologie di produzione dei vaccini per la TBC e quella per il SARS-CoV2, si potrà arrivare ad una modalità ibrida che permetterà di sviluppare vaccini molto più selettivi e multivalenti, ovviamente che proteggano anche da future comparsa di COVID. Il famosissimo dottor Robert Koch, lo scopritore del micobatterio nel 1882, certamente non poteva mai immaginare le implicazioni future che sarebbero venute fuori dalle sue indagini.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Diray-Arce J et al. Cell Reports 2022; 39(5):110772.

Kreutzfeldt KM et al. Nat Commun 2022; 13(1):2203.

Specht AG et al. bioRxiv 2022 Apr 18:488640.

Tarabini FR et al. Front Immunol 2022; 12:812176.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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