HomeMALATTIEMALATTIE SISTEMA NERVOSOIl neuro-COVID: quel fastidioso quanto invalidante sentirsi il "mondo sulla testa"

Il neuro-COVID: quel fastidioso quanto invalidante sentirsi il “mondo sulla testa”

Complicanze croniche del COVID

È stato dimostrato che la presentazione clinica del COVID-19 varia ampiamente, spesso con complicazioni respiratorie come caratteristica principale. Molte migliaia di pazienti hanno sviluppato complicazioni a lungo termine del virus. Questa redazione scientifica non tratta ormai molto l’argomento del COVID-19, non perché la guerra in Ucraina è diventata più trendy: tutti gli esperti sono d’accordo che le sequele daranno problemi futuri per ancora molto tempo. Al di là delle segnalazioni iniziali di pazienti che si sono sentiti stanchi per mesi dopo l’infezione iniziale, il COVID-19 a lungo raggio è arrivato a rappresentare ampie complicazioni e sequele di sintomi persistenti. Sebbene i meccanismi esatti responsabili delle complicanze a lungo termine dell’infezione da COVID-19 rimangano poco chiari, esistono numerosi meccanismi che possono spiegare queste complicanze e sequele.

Possibili meccanismi fisiopatologici possono includere un danno tissutale virale diretto; il recettore di ingresso per SARS-CoV-2, ACE2, è espresso in una varietà di tessuti corporei consentendo al virus di entrare nelle cellule bersaglio attraverso l’attivazione della sua proteina spike. Oltre all’infezione cellulare diretta, esistono molti altri meccanismi che possono spiegare la fisiopatologia che porta al disturbo sistemico multiorgano COVID-19. Altri percorsi suggeriti che portano a complicanze a lungo termine includono danno endoteliale, disregolazione del sistema immunitario e tendenza alla trombosi. È stata suggerita una anomalia del sistema immunitario a causa del ritrovamento di cellule T auto-reattive nelle autopsie di individui deceduti infetti da COVID-19, probabilmente a causa di meccanismi simili a quelli delle malattie autoimmuni.

Neuro-COVID

Ci sono state varie complicazioni neurologiche e psichiatriche a lungo termine associate all’infezione da SARS-CoV2. I dati sui sintomi a lungo termine provenienti da diverse fonti hanno riportato risultati neurologici in corso nei pazienti 2 mesi dopo l’infezione acuta, inclusi affaticamento, debolezza muscolare, difficoltà di sonno e della concentrazione (brain fog) dolori muscolari e mal di testa. Tali sintomi sono diventati il ​​segno distintivo della sindrome long-COVID. Anche la perdita dell’olfatto e del gusto è stata una caratteristica dell’infezione da SARS-CoV2 che è unica rispetto ad altre infezioni virali. Il follow-up a lungo termine a 2 mesi ha rilevato una continua perdita del gusto e dell’olfatto in una percentuale compresa tra il 10% e il 13% dei pazienti.

Con il carico significativo della malattia grave e critica e della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) associata a COVID-19, ci si possono aspettare perturbazioni cognitive simili a quelle osservate in studi precedenti su pazienti con ARDS. Compromissioni della memoria (13%), della fluidità verbale (16%) e della funzione motoria (49%) sono state descritte nei sopravvissuti all’ARDS per altre cause a 1 anno di follow-up. Le sequele psichiatriche a lungo termine sono vissute anche da coloro che sono stati infettati da SARS-CoV2. E’ confermato che il 23% dei pazienti hanno ansia/depressione al follow-up di 60 giorni dopo il ricovero in ospedale con COVID-19. Molti di essi riferiscono di “sentirsi il mondo sulle spalle”, qualcosa che ricorda il famoso mito di Atlante.

In uno studio su 402 pazienti dimessi dall’ospedale in seguito a COVID-19 con follow-up a 1 mese (Mazza et al.), gli autori riportano tassi di disturbo da stress post-traumatico (PTSD) al 28%, depressione al 31%, ansia al 42% e insonnia al 40%. Uno studio americano di coorte su larga scala ha mostrato una maggiore incidenza di una nuova diagnosi psichiatrica in 14-90 giorni dopo l’infezione da SARS-CoV2 rispetto a molti altri eventi sanitari (ad esempio altre malattie respiratorie, infezioni della pelle, fratture ossee, ecc.). Proprio come nella patologia osservata in altri organi, si pensa che le complicanze neurologiche di COVID-19 avvengano attraverso alcuni meccanismi proposti. Alcuni di essi includono danno virale diretto, infiammazione sistemica e cambiamenti cerebrovascolari, con lo scenario più probabile che coinvolge la loro combinazione.

Meccanismi probabili sotto studio

In uno studio preliminare pubblicato sul server bioRxiv*, i ricercatori dimostrano che SARS-CoV-2 può infettare la microglia umana. La microglia sono cellule immunitarie simili a macrofagi nel cervello e nel sistema nervoso centrale, dei “guardiani” locali della materia cerebrale, note per agire rapidamente in risposta a lesioni e infiammazioni. In risposta allo stimolo immunologico, le cellule microgliali adottano una morfologia ameboide e rilasciano interleuchine come IL-1β e IL-6 e fattore di necrosi tumorale-α (TNFα). La microglia mostra doppi fenotipi quando attivata. Mentre M1 è considerato lo stato attivato classicamente, M2 è lo stato attivato alternativamente. Il fenotipo M1 è coinvolto nella neuroinfiammazione ed è neurotossico; al contrario, il fenotipo M2 è neuroprotettivo.

I ricercatori hanno studiato i fattori che guidano la neuroinfiammazione e altre complicazioni neurologiche nei pazienti COVID-19 nel presente studio. Questo lavoro è stato condotto principalmente in risposta a diverse segnalazioni di microgliosi, accumulo di cellule immunitarie e noduli microgliali nel midollo allungato e nei nuclei dentati cerebellari nel cervello di pazienti deceduti con COVID-19 che insorgono a causa della massiccia attivazione delle cellule microgliali. Il team ha studiato se SARS-CoV-2 può infettare le cellule microgliali umane inoculando la microglia primaria embrionale umana (HMC3) con una molteplicità di infezione di SARS-CoV2. I ricercatori hanno scoperto che SARS-CoV-2 ha infettato le cellule e che questa infezione ha innescato la loro morte con un previo effetto citopatico.

Gli autori hanno anche studiato se l’infezione da SARS-CoV2 ha suscitato un fenotipo M1 o M2 della microglia e hanno analizzato i geni associati alla polarizzazione della microglia. È stato osservato un aumento dei livelli di espressione dell’acido ribonucleico (RNA) di geni correlati al fenotipo M1 come IL-1β, IL-6 e CXCL1. Ciò suggerisce che l’infezione da SARS-CoV2 induce un’attivazione pro-infiammatoria che porta al fenotipo M1. Inoltre, i ricercatori hanno determinato il meccanismo di morte delle cellule gliali innescate a causa dell’infezione da SARS-CoV2, confermando che è di tipo programmato (apoptosi). Un aumento della microglia neurotossica (cellule M1) può portare ad altre complicazioni neurologiche, come l’attivazione di astrociti e linfociti T, che possono causare danni neuronali e morte delle cellule cerebrali in alcune aree.

Inoltre, la barriera ematoencefalica potrebbe essere disturbata a causa del rilascio di citochine da parte della microglia, che potrebbe causare ulteriori sintomi neurologici nei pazienti con COVID-19. Le iniziali ipotesi che il coronavirus potesse infettare le cellule cerebrali danneggiandole sono state indagate un anno fa ed è stato confermato che i neuroni stessi non sono il vero bersaglio del virus. Quest’ultima ricerca ha lasciato lo spazio alla conferma che è piuttosto il sistema immunitario cerebrale, la microglìa, ad essere il responsabile delle manifestazioni neurologiche del dopo COVID.

Ci sono rimedi per il neuro-COVID?

Sfortunatamente, non ci sono interventi clinicamente efficaci per la sindrome da COVID lungo o per il neuro-COVID. Un approccio ragionevole, soprattutto per la nebbia cerebrale associata alla sindrome da COVID prolungato, sarebbe l’inibizione della neuroinfiammazione associata ai mastociti. Anche se l’inibizione dei mastociti potrebbe essere utile nella sindrome da COVID-19 o da lungo-COVID, non esistono inibitori selettivi dei mastociti. Esistono dati preliminari pubblicati l’anno scorso, secondo i quali l’assunzione di farmaci antistaminici possa avere qualche effetto (vedere Articoli Consigliati in questo sito).

Invece, i mastociti potrebbero essere inibiti con i flavonoidi naturali strutturalmente correlati luteolina e quercetina, che sono prontamente disponibili e generalmente considerati sicuri. Entrambi i flavonoidi hanno ampie proprietà antivirali, inibiscono l’ingresso del virus nelle cellule ospiti, inibiscono la neuroinfiammazione e riducono il declino cognitivo sia negli animali che nell’uomo. Inoltre, la luteolina penetra meglio nel cervello, inibisce sia la microglia che i mastociti e riduce la neuroinfiammazione e la disfunzione cognitiva. La luteolina e la quercetina sono difficili da assorbire per bocca, ma la loro farmacocinetica è notevolmente migliorata nelle preparazioni liposomiali.

Infatti, una formulazione di luteolina in olio di sansa di oliva (NeuroProtek®) è stata utilizzata efficacemente per migliorare il disturbo dello spettro autistico, mentre un’altra (BrainGain®) può ridurre la nebbia cerebrale o “brain fog”. Un’altra opzione è l’associazione fra luteolina e palmitoil-etanolamide, un composto simile agli endocannabinoidi che ha anch’esso attività antinfiammatoria sulla retina e altri tessuti neurali. Alcune preparazioni presenti in commercio (Glialia®; Normast®) hanno una buona biodisponibilità e sono prescritti come presidi a fini medici speciali.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Desai AD et al. Amer J Physiol 2022; 322:C1-C11.

Jeong GU, Lyu J et al. bioRxiv 2022 Jan 4: 475015.

Sandler CX et al. Open Forum Infect Dis 2021 Nov.

Theoharides TC et al. Biofactors 2021; 47:232-241.

Ehrenfeld M et al. Autoimmun Rev 2021; 19:102597.

Carfì A, Bernabei R et al. JAMA 2020; 324:603–605.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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