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Il bambino ADHD e le buone scelte a tavola: le evidenze scientifiche da far supportare da parte dei genitori

Ecco una buona ragione per cui i bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) dovrebbero mangiare più frutta e verdura: un nuovo studio della Ohio State University suggerisce che può aiutare a ridurre i problemi di disattenzione. Nell’ambito di uno studio più ampio, i ricercatori hanno chiesto ai genitori di 134 bambini con sintomi di ADHD di completare un questionario dettagliato sui cibi tipici che i bambini hanno mangiato, comprese le porzioni, in un periodo di 90 giorni. Un altro questionario ha chiesto ai genitori di valutare i sintomi di disattenzione – un segno distintivo dell’ADHD – nei loro figli, come avere difficoltà a rimanere concentrati, non seguire le istruzioni, difficoltà a ricordare le cose e difficoltà a regolare le emozioni. I risultati hanno mostrato che i bambini che consumavano più frutta e verdura mostravano sintomi di disattenzione meno gravi. I dati per questa ricerca sono stati raccolti nell’ambito dello studio MADDY, che ha esaminato l’efficacia di un integratore di vitamine e minerali a 36 ingredienti per trattare i sintomi dell’ADHD e lo scarso controllo emotivo nei 134 bambini di età compresa tra i 6 e i 12.

La Dottoressa Irene Hatsu, leader del gruppo di ricerca ha spiegato principi e implicazioni: “Lo studio MADDY è uno dei primi a esaminare la relazione tra i sintomi dell’ADHD e la qualità della dieta tra i bambini negli Stati Uniti e in Canada. Questo è importante perché le diete occidentali hanno più probabilità di molte altre, come la dieta mediterranea, di non essere all’altezza dell’assunzione di frutta e verdura. Alcuni sintomi potrebbero essere più gestibili aiutando le famiglie a diventare più sicure dal punto di vista alimentare e in grado di fornire una dieta più sana. Riteniamo che i medici dovrebbero valutare lo stato di sicurezza alimentare dei bambini con ADHD prima di creare o modificare un programma di trattamento. Ciò che i medici di solito fanno quando i bambini con ADHD iniziano ad avere sintomi più gravi è aumentare la dose dei loro farmaci di trattamento, se ne stanno assumendo uno, o somministrarli associati. I nostri studi suggeriscono che vale la pena controllare l’accesso dei bambini al cibo e la qualità della loro dieta per vedere se può contribuire alla gravità dei loro sintomi”.

Lo studio si è svolto tra il 2018 e il 2020. I partecipanti non stavano assumendo farmaci o hanno smesso di usarli due settimane prima dell’inizio dello studio. Lo studio che ha valutato l’efficacia del supplemento ha mostrato che i bambini che assumevano i micronutrienti avevano una probabilità tre volte maggiore di mostrare un miglioramento significativo dei loro sintomi di ADHD e disregolazione emotiva rispetto a quelli che assumevano un placebo. Questa ricerca è stata pubblicata l’anno scorso sul Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry. Un altro studio che ha coinvolto gli stessi bambini, pubblicato all’inizio di quest’anno sulla rivista Nutrients, ha mostrato che i bambini le cui famiglie avevano livelli più elevati di insicurezza alimentare avevano più probabilità di altri di mostrare sintomi più gravi di instabilità emotiva, come irritabilità cronica, stati d’animo con frustrazione ed esplosioni di rabbia. Secondo gli scienziati, i tre studi dipingono tutti un quadro simile: una dieta sana che fornisce tutti i nutrienti di cui i bambini hanno bisogno può aiutare a ridurre i sintomi dell’ADHD nei bambini.

Gli studi sull’assunzione di frutta e verdura e sul ruolo dell’insicurezza alimentare si sono basati sui dati raccolti quando i bambini sono stati arruolati per la prima volta nello studio, prima che iniziassero a prendere il supplemento di micronutrienti o il placebo. Perché la dieta può essere così importante nell’ADHD? I ricercatori ritengono che l’ADHD sia correlato a bassi livelli di alcuni neurotrasmettitori nel cervello, come il glutammato, la noradrenalina e/o la serotonina. Per il giusto metabolismo e la sintesi di queste molecole, certe vitamine e minerali svolgono un ruolo chiave come cofattori enzimatici. Fra queste le vitamine C, B2 e B6 e ioni minerali come magnesio, zinco e rame. L’ADHD non è l’unica condizione che potrebbe risentire positivamente di una dieta alimentare dedicata. E’ già noto dal passato che l’autismo o certe su forme cliniche (spettro ASD) possono risentire di diete che eliminano in buona parte o sopprimono del tutto l’introduzione alimentare di latte e glutine di frumento. Le ragioni, anche qui, sono di ordine neurochimico.

La scarsa educazione ed insicurezza alimentari possono svolgere un ruolo aggiuntivo. Tutti tendono ad irritarsi quando hanno fame e i bambini, specie quelli con ADHD, non fanno eccezione. Se non mangiano a sufficienza, i loro sintomi potrebbero peggiorare.  Inoltre, lo stress dei genitori che sono arrabbiati per non essere in grado di fornire cibo a sufficienza per i loro figli può creare tensioni familiari che potrebbero portare a più sintomi per bambini con ADHD. Si capisce, perciò, che qui non è solamente una questione di chimica alimentare o neurochimica. Il problema è a monte e può dipendere spesso dalle condizioni socio-economiche della famiglia, che può non avere i mezzi economici per mettere a tavola cibo di qualità da media a medio-alta. Ed i princìpi nutritivi elencati prima non sono affatto rappresentati in alimenti raffinati ed elaborati dal punto di vista industriale. Sono invece presenti in alimenti freschi. Questi possono avere un pezzo unitario maggiore del prodotto lavorato  e la convenienza spesso spinge alla scelta di opzioni alimentari che di nutritivo hanno poco o nulla,

Tale affermazione pesa molto di più sui bambini che hanno bisogno di nutrienti essenziali specie nella prima decade di vita. Ecco perché l’iniziativa deve partire sempre dai genitori, etichettati come i “primi insegnanti” della nostra vita, che non dovrebbero dimenticare che la vita non è solo assicurarsi svaghi e divertimenti: chi diventa genitore, ha dei doveri morali precisi. A questi potrebbero aggiungersi l’interesse a difendere la discendenza, per la propria gioia e per assicurare la “continuità della specie”.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Robinette LM et al. Nutr Neurosci 2022 May 10.

Lee KS et al. Nutr Neurosci. 2022; 25(3):603-611.

Khoshbakht Y et al. Eur J Nutr. 2021; 60(7):3647.

Shareghfarid E et al. Clin Nutr ESPEN. 2020; 36:28.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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