HomeATTUALITA' & SALUTERisale ufficialmente il vizio del fumo in Italia: cosa si nasconde sotto?

Risale ufficialmente il vizio del fumo in Italia: cosa si nasconde sotto?

Sono quasi 12 milioni e mezzo i fumatori in Italia; mentre gli ex-tabagisti sono il 14,9% della popolazione italiana e i non fumatori il 60,9%. I dati ISS mostrano, inoltre, che la prevalenza più alta di fumatori di sesso maschile si registra nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 44 anni (42,9), mentre nella fascia d’età 45-64 anni si registra la prevalenza più alta tra le donne (24,5%). Nello specifico, tra i fumatori di sesso maschile si registra anche la percentuale più alta di chi fuma più di 20 sigarette al giorno (25,6% rispetto al 13,4% delle donne), mentre tra le fumatrici la percentuale più bassa di chi fuma meno di 9 sigarette al giorno (36% rispetto al 31,4% degli uomini). Nonostante nell’ultimo decennio i numeri fossero in netta discesa, complici forse il decreto Sirchia, la maggiore consapevolezza dei danni alla salute e una maggiore diffusione di informazione e medicina preventiva, gli italiani non accennano a perdere il vizio della sigaretta.

Nel 2022 è tornato a crescere il numero di fumatori: sono infatti circa 800mila in più rispetto al 2019, ultimo anno di rilevazione pre-pandemica. Quasi un italiano su quattro, ovvero il 24,2% della popolazione, è dunque un fumatore: una percentuale che non era stata mai più registrata dal 2006, in crescita del 2% rispetto al 2019 (22%). Si tratta del primo incremento significativo dal 2006 e riguarda entrambi i sessi. Cosa ci stia dietro a questa impennata, è possibile oggetto di aperta discussione ed opinione in questa sede. Sicuramente l’esperienza di una pandemia ricorsa l’ultima volta un secolo fa, ha minato la salute mentale e le certezze di molti in modalità senza precedenti. Più dell’80% degli italiani ha subìto qualche forma di trauma emotivo a causa della pandemia e i dati clinici mondiali hanno confermato che gli episodi di ansia, depressione, insonnia e tutto quello che sta avanti a loro come conseguenza, sono tragicamente aumentati.

Il campo sanitario è stato sottoposto ad una pressione psicologica e lavorativa senza precedenti, non tenendo conto di tutti gli appuntamenti diagnostici programmati che sono saltati o rimandati a data da stabilire. Nella popolazione generale, il passaggio allo smartworking, i licenziamenti, le difficoltà economiche e quant’altro hanno sicuramente pesato sulla salute mentale. La tensione e lo stress hanno fatto il resto, riscuotendo il loro tributo sul consumo di sigarette. Ma è qui che c’è la sorpresa: gli italiani sono passati maggiormente dalla sigaretta tradizionale al tabacco riscaldato. Dal rapporto 2022 dell’ISS emerge che questo consumo triplicato di sigarette a tabacco riscaldato (1,1% nel 2019 contro il 3,3% del 2022), e più di una persona su tre (il 36,6%) le considera meno dannose di quelle tradizionali. È indubbio che questo sia vero, dato che la combustione del tabacco libera almeno 500 sostanze chimiche pericolose, di cui circa 80 sono francamente cancerogene.

La dichiarazione che la combustione del tabacco non libera sostanze tossiche o cancerogene, rispetto alla sigaretta tradizionale, ha fatto scattare la molla fra i fumatori regolari e fra i saltuari sul consolidamento del vizio. A vantaggio di un minimo impatto sulla salute, così almeno si ritiene a livello scientifico per il momento o secondo quello che credono le persone interessate. Se la salute polmonare, cardiovascolare, ecc. tirano un “sospiro di sollievo”, quella cerebrale non può dire lo stesso in senso lato. Il tabacco riscaldato permette comunque l’aspirazione della nicotina, che è la sostanza chimica che provoca dipendenza diretta dal tabacco. E’ dichiarato che anche la quantità unitaria di nicotina assorbita con questo nuovo tipo di sigaretta è di molto inferiore alle dose assorbite col metodo tradizionale. Quindi, in linea di ragionamento, un vero fumatore dipendente dovrebbe fumare più sigarette riscaldate di quelle normali, per soddisfare il suo fabbisogno giornaliero di nicotina.

Ma è anche vero che c’è la componente “psicologica” che controlla la dipendenza: per il vero fumatore in astinenza, basta rifumare una sigaretta e sentire l’aroma per allentare tutta la sua tensione nervosa. Quindi, il vero problema del tabagismo si è evoluto unicamente nel tentativo di avere un impatto minimo sulla salute generale. Non si dimentichi, infatti, che il fumo di sigaretta non è solo un peso maggiore per ictus, infarto cardiaco, vasculopatie e tumore polmonare; lo è anche per altri tumori come quello dell’stomaco, del colon, del rene, del colon, della vescica ed anche quello al seno. Forse il passaggio dalla sigaretta tradizionale a quelle riscaldata avrà impatto positivo (futuro e ancora da dimostrare appieno) sulla prevalenza dei problemi di salute globale elencati prima. Se questo si verificasse, si avrebbero enormi risparmi sanitari globali e miglioramenti sul campo lavorativo per minore prevalenza di conseguenze sulla salute.

Ma non ne avrà affatto sul dipendere dalla sigaretta stessa.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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