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SOS adolescenti: il ruolo e il modo di porsi dei genitori sui problemi scolastici e con i coetanei

Il passaggio alla scuola media può essere un momento stressante per gli adolescenti. Devono adattarsi a un nuovo gruppo di coetanei e all’ambiente sociale mentre ci anca poco per entrare nella pubertà. Gli adolescenti spesso si rivolgono alle loro madri per discutere dei problemi dei coetanei. Quando le madri danno consigli, non è solo quello che dicono agli adolescenti che conta ma anche il modo in cui trasmettono quei messaggi. C’è poi da considerare la figura paterna; non tutti i nostri figli si rivolgono alla mamma quando hanno voglia di parlare di qualche consiglio di come relazionarsi con i coetanei. Probabilmente questo è più vero per i ragazzi che con le ragazze, dato che la naturale competitività maschile dalla pubertà in su fa sì che il padre potrebbe dare un parere più “competente”. Un recentissimo studio dell’Università dell’Illinois ha esaminato come gli aspetti emotivi della genitorialità possono aiutare i giovani a far fronte meglio ai fattori di stress dei coetanei durante questo periodo di transizione.

I ricercatori hanno valutato la vicinanza emotiva tra i bambini di quinta elementare e le loro madri, misurando come prevedeva la capacità dei giovani di affrontare le sfide sociali quando hanno iniziato la scuola media l’anno successivo. Hanno combinato le osservazioni delle interazioni madre-giovane con le misure della capacità di risposta allo stress biologico dei giovani. Lo studio fa parte di un progetto più ampio e in corso, che esamina la salute mentale e il benessere degli adolescenti e il ruolo del coinvolgimento dei genitori. I ricercatori hanno invitato madri e adolescenti dell’ultimo semestre della quinta elementare al laboratorio di ricerca, chiedendo loro di dedicare cinque minuti a parlare di un problema tra pari che il bambino stava affrontando. Questi hanno anche compilato questionari che riportavano su come affrontano lo stress dei coetanei, una volta durante la quinta elementare e di nuovo dopo aver iniziato la prima media l’anno scolastico successivo.

Secondo i ricercatori, essere in grado di impegnarsi in forme attive di coping, tentando di risolvere il problema e di gestire le proprie reazioni, è generalmente considerato più vantaggioso per il successo dell’adattamento giovanile ai nuovi ambienti. Durante la conversazione, osservatori addestrati hanno valutato l’affetto materno (come sorrisi, affetto fisico e verbale, frustrazione o tensione) e la connessione (come alternarsi e comunicare senza intoppi). I ricercatori hanno anche misurato la risposta biologica dei giovani sotto forma di aritmia sinusale respiratoria (ARS), misurandola di base a riposo mentre guardavano una presentazione di immagini della natura. Questo parametro misura le variazioni della frequenza cardiaca e una ARS di base più alta indica una maggiore capacità di rispondere a situazioni stressanti regolando la frequenza cardiaca. Il razionale di questa scelta è la valutazione della risposta allo stress: essa è un meccanismo biologico regolato dagli ormoni, che sfocai in reazioni fisiologiche e strategie comportamentali.

Con questo, gli scienziati volevano osservare come alcuni indicatori biologici comuni del sistema di risposta allo stress potrebbero informare il modo in cui i giovani si impegnano in strategie comportamentali per far fronte allo stress, oltre a come le loro madri possono sostenerli. I bambini che hanno sperimentato un affetto più positivo e una maggiore coesione durante le loro conversazioni con le madri hanno riferito di affrontare una situazione più attiva e di cercare consigli dai genitori durante le scuole medie. In confronto, quelli le cui madri mostravano affetti meno positivi (o più critiche e mancanza di interesse) e che erano meno coesi con i figli durante la conversazione, erano meno in grado di affrontare attivamente lo stress sociale all’inizio della scuola media. Ciò è stato evidente in particolare per i bambini con RSA di base inferiore. Secondo i ricercatori, per alcuni giovani che possono essere biologicamente predisposti a essere vulnerabili allo stress, l’affetto positivo e caloroso della madre e un’atmosfera di conversazione coesa e collaborativa sembrano essere particolarmente importanti per lo sviluppo e l’uso del coping attivo, ovvero di affrontare il problema posto.

Nel loro precedente lavoro, gli scienziati avevano anche valutato la partecipazione diretta dei genitori alle richieste avanzate dai loro figli. Anche il sesso (maschile o femminile) adolescenziale è stato esaminato come moderatore delle associazioni. I partecipanti includevano 86 famiglie bigenitoriali (54% ragazzi; 38-52% minoranze etniche). Al tempo di analisi 1, madri e padri hanno riferito dei loro suggerimenti per la risoluzione dei problemi, la ricerca di aiuto e il disimpegno in risposta a tre ipotetici scenari di sfida accademica (cioè, dimenticanza o scarso rendimento in un compito, difficoltà a gestire le richieste scolastiche). Ai tempi 1 e 2, gli adolescenti hanno riferito delle loro strategie di coping (ad es. pianificazione, ricerca di aiuto, fuga) in risposta alle sfide accademiche. I suggerimenti incentrati sui problemi segnalati dal padre sono stati associati nel tempo a un coping più adattivo dei giovani (ad es. strategie, ricerca di aiuto). È interessante notare che i suggerimenti disimpegnati riportati dal padre sono stati associati a un coping meno disadattivo nel tempo.

Inoltre, le associazioni adolescenziali di genere moderato che collegano i suggerimenti incentrati sui problemi di madri e padri, suggeriscono una alternativa ricerca di aiuto dei padri con la gestione degli adolescenti nel tempo. Questo indica che non è solo la madre il punto di riferimento per affrontare problemi, stress sociale o da parte dei coetanei a livello scolastico. E’ possibile che la figura paterna risulti più adatta a gestire la situazione sotto il punto di vista della pianificazione e dell’affrontare lo stress di relazione con i coetanei. Al contrario, l’affetto materno potrebbe rassicurare l’adolescente in modo più efficace a livello emotivo. La professoressa Kelly Tu, psicologa ed autrice senior della ricerca ha commentato: “Come genitore, potresti dare ottimi consigli. Ma quello che il nostro studio mostra è che il modo in cui i genitori parlano con i loro figli è importante per come gli adolescenti affrontano lo stress. Conversazioni con più autorità e meno sostegno potrebbero minare gli sforzi dei genitori per aiutare i loro figli. E i giovani hanno meno probabilità di chiedere consiglio ai genitori in futuro”.

Potrebbero anche esserci differenze culturali nella vicinanza emotiva dei genitori e quanto è importante per i giovani, dato che lo studio ha incluso etnie diverse. Non in tutte le culture, invero, l’importanza delle figure paterna e materna è riconosciuta allo stesso modo o con lo stesso peso. E non è una situazione cui l’Italia è estranea: l’integrazione culturale scolastica nel nostro paese è ormai una realtà e mediamente c’è almeno uno studente straniero o figlio di altre etnie per ogni classe. Capire come l’influenza genitoriale in una etnia omogenea e la cultura genitoriale di altre etnie influenza rendimento, inserimento sociale e capacità di affrontare lo stress adolescenziale a livello scolastico, può fornire migliori strategie per aiutare i ragazzi ad inserirsi meglio a scuola, rassicurandoli nel percorre il normale tragitto che ognuno di noi ha seguito per diventare adulto.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Li X, Tu KM et al. J Early Adolescence 2022 June.

Tu KM, Cai T, Li X. J Adolesc. 2020 Jun; 81:27-38.

Chung G et al. Fam Process. 2020; 59(2):772-788.

Tu KM et al. Dev Psychobiol. 2019; 61(8):1168-79.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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