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Inquinamento e salute cerebrale: le prove che siamo a rischio a cominciare dai bambini

Il tema dell’inquinamento e deli cambiamenti climatici è ormai un argomento di cui si sente praticamente parlare ogni giorno nei media. Con tutte le prove sotto gli occhi del danno che l’industrializzazione e il capitalismo hanno lasciato sull’ambiente. Atmosfera e oceani hanno funto da discariche per almeno un secolo e adesso le ripercussioni sulla salute globale sono più che evidenti. L’inquinamento atmosferico è un cocktail di molti componenti tossici, ma il particolato (PM, in particolare le particelle fini ambientali come PM2,5 e PM0,1), sono i più preoccupanti in termini di effetti dannosi per la salute. Le particelle ultrafini, in particolare, sono in grado di sfuggire ai sistemi protettivi dell’organismo, comprese le cellule immunitarie sentinella e le barriere biologiche. Prove recenti hanno rivelato un forte legame tra alti livelli di inquinamento atmosferico e marcata neuro-infiammazione, riacutizzazione di sclerosi multipla remittente, cambiamenti simili all’Alzheimer e problemi cognitivi nelle persone anziane e persino alterazione dell’umore nei bambini.

Respirare aria inquinata potrebbe portare al trasporto di particelle tossiche dai polmoni al cervello, attraverso il flusso sanguigno, contribuendo potenzialmente a disturbi cerebrali e danni neurologici; questo è quello che rivela un nuovo studio. Un team internazionale di esperti dell’Università di Birmingham e istituti di ricerca in Cina hanno scoperto un possibile percorso diretto utilizzato da varie particelle fini inalate attraverso la circolazione sanguigna con indicazioni che, una volta lì, le particelle rimangono più a lungo nel cervello rispetto agli altri principali organi. Gli scienziati hanno rivelato di aver trovato varie particelle fini nei liquidi cerebrospinali umani prelevati da pazienti che avevano sperimentato disturbi cerebrali, scoprendo un processo che può portare a sostanze tossiche che finiscono nel cervello. Il team ha scoperto che le particelle inalate possono entrare nel flusso sanguigno dopo aver attraversato la barriera aria-sangue, raggiungendo infine il cervello e provocando danni alla barriera emato-encefalica.

Una volta nel cervello, le particelle erano difficili da eliminare e venivano trattenute più a lungo che in altri organi. Le loro scoperte offrono nuove prove per dimostrare i rischi dell’inquinamento da particolato per il sistema nervoso centrale, ma i ricercatori raccomandano che siano necessarie ulteriori indagini sulla meccanica di come le particelle fini ambientali inalate raggiungono il cervello. Considerata la riconosciuta importanza della neuro-infiammazione in comuni patologie umane, a partire dalla depressione per arrivare alla sclerosi multipla, alla fibromialgia, al diabete fino alle manifestazioni del “long-COVID”, il fatto che le particelle inquinanti siano in grado di fare lo stesso non deve far rimanere sereni. E questo a cominciare dagli individui più vulnerabili, ovvero anziani e bambini. Detto ciò, un nuovo studio rileva che avere un depuratore d’aria portatile in casa può ridurre gli impatti negativi dell’inquinamento atmosferico sullo sviluppo del cervello nei bambini.

I ricercatori della Simon Fraser University hanno collaborato con scienziati statunitensi e russi per studiare i vantaggi dell’utilizzo di filtri dell’aria per ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico durante la gravidanza e hanno valutato l’impatto sull’intelligenza dei bambini. I ricercatori osservano che il loro studio randomizzato controllato è il primo studio del suo genere a documentare gli impatti della riduzione dell’inquinamento atmosferico sulla cognitività nei bambini. A partire dal 2014, il team ha reclutato 540 donne incinte a Ulaanbaatar, in Mongolia, per partecipare allo studio battezzato UGAAR. Ulaanbaatar ha una delle peggiori qualità dell’aria al mondo, ben oltre le linee guida stabilite dall’OMS. Le donne avevano meno di 18 settimane di gravidanza e non erano fumatrici che non avevano precedentemente utilizzato dispositivi di filtraggio dell’aria nelle loro case. Sono stati assegnate in modo casuale al gruppo di controllo o di intervento.

Al gruppo di intervento è stato fornito uno o due filtri dell’aria con filtro HEPA e incoraggiato a farli funzionare continuamente per tutta la durata della gravidanza. I filtri dell’aria sono stati rimossi dalla casa una volta nato il bambino. I ricercatori hanno successivamente misurato il quoziente di intelligenza su vasta scala (FSIQ) dei bambini a quattro anni utilizzando la Weschler Preschool e la Primary Scale of Intelligence. Hanno scoperto che i bambini nati da madri che avevano usato i depuratori d’aria avevano un FSIQ medio superiore di 2,8 punti rispetto al gruppo che non aveva usato un depuratore d’aria durante la gravidanza. I bambini nel gruppo di intervento avevano anche punteggi medi dell’indice di comprensione verbale significativamente maggiori, che è coerente con i risultati di precedenti studi osservazionali. La ricerca suggerisce che le capacità verbali di un bambino possono essere particolarmente sensibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico.

Più del 90% della popolazione mondiale respira aria con concentrazioni di particolato superiori alle linee guida dell’OMS, poiché si concentra nelle metropoli e megalopoli del pianeta. I ricercatori suggeriscono che l’impatto a livello di popolazione dell’inquinamento atmosferico sullo sviluppo del cervello potrebbe essere sostanziale anche se gli effetti a livello individuale sono modesti. I risultati dello studio indicano che la riduzione dell’esposizione all’inquinamento atmosferico durante la gravidanza potrebbe migliorare lo sviluppo cognitivo dei bambini in tutto il mondo.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento immunologicamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di un libro riguardante la salute e l'alimentazione, con approfondimenti su come questa condizioni tutti i sistemi corporei. - Autore di articoli su informazione medica e salute sui siti web salutesicilia.com, medicomunicare.it e in lingua inglese sul sito www.medicomunicare.com
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