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Toxoplasmosi e le sue forme: i pericoli nascosti e gli sforzi della ricerca per combatterla

La redazione scientifica ripropone questo articolo, per le espresse richieste su base personale da parte sia di conoscenti che pazienti

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Il perchè molti medici avvertono le loro pazienti in gravidanza di evitare la presenza di gatti, anche in ambito domestico, è perché potrebbero contrarre la toxoplasmosi, una malattia causata dal protozoo Toxoplasma gondii. Questo microbo infetta quasi tutti gli animali a sangue caldo, incluso circa un terzo di tutti gli esseri umani, rendendolo uno degli organismi parassiti più diffusi conosciuti dall’uomo, secondo le stime più verosimili degli infettivologi. Il toxoplasma è un microrganismo onnipresente, diffuso in tutto il mondo, ma i tassi di infezione sono più elevati negli ambienti tropicali a causa dell’effetto benefico dell’umidità e della temperatura più calda sulla maturazione delle oocisti nel suolo. Gli esseri umani possono contrarre il T. gondii in diversi modi, come il contatto con feci di gatto e il consumo di alcune carni poco cotte e contaminate, in particolare maiale, agnello e cervo; e nel grembo materno, se la madre è infetta.

La possibilità di contrarre un’infezione presenta una variazione geografica ed è fortemente associata a fattori quali le condizioni climatiche, il rilascio e la distribuzione di oocisti, il serbatoio animale, il consumo di carne e altre abitudini personali. La prevalenza delle cisti di T. gondii negli animali da allevamento e il consumo della loro carne possono influenzare il tasso di infezioni umane. A causa dell’industrializzazione della produzione di carne, degli alimenti sterilizzati per il bestiame e della protezione da roditori e gatti, il rischio di infezione e sieroconversione è diminuito notevolmente nella maggior parte dei paesi che hanno imposto standard igienici più severi e ridotto il consumo di carne cruda o poco cotta. Le infezioni da toxoplasma possono causare complicazioni gravi, anche fatali, nei pazienti immunocompromessi, come le persone sottoposte a chemioterapia, che hanno subito un trapianto di organi e persino quelli che vivono con l’HIV.

Se trasmessa durante la gravidanza, la malattia può causare difetti alla nascita e persino la morte del feto. Il rischio più alto per il prodotto del concepimento è il primo trimestre. Un grosso problema di sanità pubblica connessa alla toxoplasmosi è quello apparentemente più ampio della forma oculare. Anzi, in certe regioni del mondo la toxoplasmosi oculare è più comune di quella cerebrale. Studi in tutto il mondo mostrano che dal 30% al 50% della popolazione mondiale è infetta dal Toxoplasma, ma nonostante lo sappiano, gli scienziati non sono stati abbastanza consapevoli di quanto fosse comune la malattia riferita agli occhi. E’ dello scorso Maggio un articolo pubblicato sulla rivista Ophtalmology Retina, dove un team di ricercatori australiani hanno dichiarato che in media, un australiano su circa 150 ha qualche forma di parassitosi oculare da Toxoplasma. Con la condizione che mette le persone a rischio di lesioni alla retina e portare alla perdita della vista, gli esperti chiedono una maggiore consapevolezza dei rischi del consumo di carne cruda e poco cotta.

Anche perchè, come la forma cerebrale, la terapia medica della forma oculare ha forse qualche mezzo farmacologico in più a disposizione (es. cortisonici), ma gli esiti prognostici durano svariati mesi e non si ottiene mai il 100% del controllo della malattia. Mentre T. gondii è generalmente asintomatico nelle persone infette il cui sistema immunitario non è compromesso, i parassiti possono penetrare nella barriera emato-encefalica dell’ospite per ibernarsi all’interno del cervello e passare a infezioni croniche. Queste, occasionalmente possono essere riattivate in infezioni acute quando l’immunità dell’ospite è compromesso. Le attuali terapie per la toxoplasmosi presentano carenze critiche. Uno di questi è un trattamento combinato di pirimetamina + sulfadiazina, ma questo trattamento non è tollerato molto bene da tutti a causa degli effetti collaterali molto forti, specialmente per il midollo osseo.

E’ possibile usare anche gli antibiotici spiramicina, clindamicina ed azitromicina, ma ancora una volta non per tutte le categorie di pazienti. Ancora più importante, non esiste un trattamento attualmente disponibile una volta che il parassita è migrato nel cervello. Sono stati tentati interventi con atovaquone (un farmaco antimalarico) e con le tetracicline, una classe di antibiotici che hanno una buona biodisponibilità anche cerebrale. Una strategia in voga per accelerare i tempi è quella del riposizionamento di farmaci per altre condizioni (drug repurposing). Ad esempio, la miltefosina è un analogo dell’onnipresente composto fosfatidilcolina che si trova nelle membrane cellulari ed è stato inizialmente sviluppato per trattare i tumori. Successivamente, è stato scoperto che mostra una potente efficacia contro i protozoi della leishmaniosi ed è ora utilizzato clinicamente per il trattamento delle infezioni da Leishmania.

I risultati di ulteriori studi in vitro, tra cui un recente studio sulla sensibilità al toxoplasma, suggeriscono che potrebbe avere proprietà antimicrobiche molto più ampie. Gli studi eseguiti finora hanno mostrato che la miltefosina aveva scarsa efficacia nel controllo dell’infezione acuta dopo 5 giorni di trattamento. Tuttavia, un trattamento di 15 giorni contro lo stadio cronico stabilito, ha portato a una riduzione del 78% del livello di cisti nel cervello. Ma non ci sono risultati univoci che possano indirizzare tutti questi farmaci per il trattamento della toxoplasmosi cerebrale. In più, tutti i farmaci menzionati non possono essere presi per mesi, dato che sono provvisti di importanti effetti collaterali, specialmente la pirimetamina (anemia midollare), le tetracicline (su fegato e sistema nervoso) e l’atovaquone (su più organi). Ora, un gruppo di ricercatori della Clemson University ha scoperto una terapia promettente per coloro che soffrono di questa condizione.

Il team ha arruolato un improbabile alleato, l’erbicida oxadiazon, nella lotta contro questo parassita a causa della capacità dell’erbicida di cortocircuitare la produzione di un enzima di cui T. gondii ha bisogno per prosperare. Questo enzima è la proto-porfirinogeno ossidasi (PPO), presente in piante, animali e anche T. gondii. Mentre negli animali e nel T. gondii la PPO è usata per produrre eme, nelle piante serve a produrre clorofilla e infatti l’oxadiazon inibisce la produzione di eme nelle piante. Questa ricerca in realtà è cominciata nel 2018-2019, quando il team scoprì che la sintesi dell’eme è essenziale perché il toxoplasma possa sopravvivere. E fu lì che avanzarono l’dea di usare un inibitore farmacologico diverso. La manipolazione genetica e chimica di quei lavori precedenti ha rivelato che la sintesi di eme de novo è essenziale per la crescita e la patogenesi del toxoplasma. Il vantaggio dell’uso dell’oxadiazon per il trattamento della toxoplasmosi è che non danneggia il tessuto umano infetto negli esperimenti di laboratorio.

Oxadiazon non è stato particolarmente efficace contro T. gondii quindi uno dei ricercatori, i chimici, hanno creare una libreria di 20 derivati per la sperimentazione. E uno dei derivati sintetizzati si è effettivamente dimostrato 100 volte superiore alla molecola madre e con una tossicità per le cellule umane visibile al 0.1 millimolare, una concentrazione che si può raggiungere solo ingerendo diversi grammi della molecola. La natura più idrofobica del derivato, rispetto alla molecola madre, permette inoltre la sua penetrazione nel cervello attraverso la barriera emato-encefalica, che è idrofoba e non fa passare molti farmaci solubili in acqua. Questo fa ben sperare che questi derivati possano essere preconizzati per la cura della toxoplasmosi, specialmente per le forme cerebrali per le quali non c’è attualmente cura alcuna.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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