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Prevenzione a tavola con i capperi: gli effetti dei loro polifenoli sulla salute

Le prove archeologiche per il consumo di capperi umani risalgono a 10.000 anni fa, secondo i reperti archeologici in Siria e dalle caverne tardive dell’età della pietra in Grecia e Israele. I capperi sono stati tradizionalmente usati nella medicina popolare e oggi sono sotto studio per il loro potenziale antinfiammatorio, anticancro, antidiabete e i loro possibili benefici circolatori e gastrointestinali. Tra parentesi, assieme ad olive e alla frutta a guscio (es. noci, mandorle), i capperi rientrano nella dieta Mediterranea. I ricercatori dell’Università della California, Irvine School of Medicine hanno scoperto che la quercetina, un polifenolo comunemente contenuto nei capperi, può regolare direttamente proteine ​​necessarie per i processi come il battito cardiaco, la contrazione muscolare e il normale funzionamento della tiroide, del pancreas e del tratto gastrointestinale.

La scoperta è stata fatta due anni fa da ricercatori dell’Università della California, guidati dal professor Abbott, notando che la quercetina, un bioflavonoide di origine vegetale, modula i canali ionici del potassio nella famiglia del gene KCNQ. Questi canali sono altamente influenti nella salute umana e la loro disfunzione è collegata a diverse malattie umane comuni, tra cui diabete, aritmia cardiaca ed epilessia. Lo studio ha rivelato che la quercetina modula i canali KCNQ regolando direttamente il modo in cui percepiscono l’attività elettrica nella cellula, suggerendo un meccanismo precedentemente inaspettato per le proprietà terapeutiche dei capperi. Il meccanismo può estendersi ad altri alimenti ricchi di quercetina nella nostra dieta e agli integratori alimentari a base di quercetina. Questo polifenolo, per esempio, è molto rappresentato nella cipolla rossa, nell’uva scura, nelle noci e nei frutti di bosco. Anche le mele rosse ne contengono buone quantità.

I ricercatori hanno esaminato gli estratti vegetali per la capacità di alterare l’attività dei canali KCNQ e ha scoperto che l’estratto dell’1% di capperi sott’aceto ha attivato i canali importanti per la normale attività del cervello e del cuore umano. Ulteriori studi hanno rivelato il meccanismo molecolare: la quercetina dall’estratto di cappero si lega a una regione del canale KCNQ richiesta per rispondere all’attività elettrica e, in tal modo, induce il canale ad aprirsi quando normalmente sarebbe chiuso. Questa è assolutamente una novità, poiché la quercitina era nota legare enzimi e protein-chinasi coinvolte in fenomeni cellulari legati all’infiammazione, ai tumori ed alla salute cardiovascolare. Infatti, la quercitina può condizionare proteine della contrattilità cardiaca e dei vasi arteriosi, come la IP3-4K e la eNOS. Essa è anche chemiopreventiva contro il cancro perché interferisce con proteine della replicazione cellulare come EGFR, PKC-alfa e la PI3K.

In sintesi, la quercetina attiva i canali KCNQ mediante un meccanismo atipico che può aprire la strada a nuove modalità di attivazione farmacologica dei canali del potassio. La sua potenza relativamente bassa per la modulazione KCNQ può limitare l’utilità terapeutica della quercetina, anche se dosi più elevate potrebbero essere potenzialmente tollerate ed è stato recentemente concluso che l’aggiunta di quercetina al cibo è sicura. Nel 2017 è stato anche visto che la quercitina dei capperi è diuretica e potenzia l’azione di diuretici classici come il furosemide (Lasix). Un problema dei bioflavonoidi, però è che spesso hanno una scarsa biodisponibilità quando passano dal tratto intestinale e molti fattori (alimentari e non) modificano questo processo. I polifenoli hanno una certa solubilità in etanolo ed è per questo che gli scienziati sono concordi che la migliore quercitina bio-disponibile sia quella contenuta del vino rosso e nero. Questo non vuol dire che la quercitina del vino sia migliore di quella dei capperi.

Ma visto che l’alcol facilita l’assorbimento dei polifenoli, magari dopo un secondo piatto condito con capperi, e fine pasto con frutti di bosco e mele o noci al posto della frutta, ci potrebbe star bene un bicchiere di vino rosso. Un modo alternativo di incentivare ancor di più la salute del cuore in un era dove la malattie cardiache fanno da padrone.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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