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Qualità di vita nell’artrosi: sulla sigaretta da abolire e per gli antidolorifici da non abusare

L’osteoartrite (OA) è il tipo più comune di artrite e una delle malattie più invalidanti. Mentre la causa principale dell’osteoartrite rimane sconosciuta, l’invecchiamento, l’obesità e le lesioni articolari sono risultati importanti fattori di rischio. Si stima che l’artrosi del ginocchio colpisca oltre il 10% delle persone di età superiore ai 60 anni. L’onere sociale è costituito da costi diversi, ad esempio interventi chirurgici di sostituzione articolare, prestazioni sanitarie e pensioni di invalidità. A livello individuale, il dolore, i limiti di attività e il peggioramento della qualità della vita sono le principali conseguenze dell’osteoartrosi del ginocchio. La qualità della vita correlata alla salute si riferisce all’esperienza soggettiva della propria salute. Studi dell’Università della Finlandia orientale mostrano che la qualità della vita correlata alla salute della maggior parte delle persone che hanno o hanno un rischio più elevato di artrosi al ginocchio, è rimasta invariata nel corso di una traiettoria di otto anni. Il peggioramento della qualità della vita era associato a diversi fattori di rischio, come l’obesità e il fumo, e rifletteva anche la necessità del trattamento del paziente.

Il fumo può essere un fattore di forte impatto nello sviluppo o nel peggioramento dell’OA del ginocchio, per l’azione tossica del monossido di carbonio e di altri componenti delle sigarette sulle cellule della cartilagine. Numerosi studi internazionali hanno identificato sottogruppi distintivi nell’evoluzione del dolore al ginocchio e anche nei limiti funzionali sperimentati da persone con OA del ginocchio. Uno di questi si è concentrato sui cambiamenti nella qualità della vita correlata alla salute in soggetti con OA del ginocchio lieve o moderata, nonché in soggetti a rischio aumentato di OA del ginocchio. I ricercatori hanno utilizzato la modellizzazione della traiettoria basata su gruppi per identificare i sottogruppi di pazienti con modelli di cambiamento simili nella loro qualità di vita. I partecipanti allo studio sono stati classificati in gruppi sulla base dei cambiamenti che si verificano nella loro qualità di vita durante un follow-up di otto anni. I ricercatori hanno. così identificato quattro gruppi di traiettorie sulla qualità della vita legate alla salute.

Il 62,9% dei partecipanti allo studio apparteneva al gruppo “nessun cambiamento” che non sperimentava alcun peggioramento della qualità della vita. Questa è peggiorata “lentamente” nel 17% dei partecipanti allo studio e “rapidamente” nel 9,5%, mentre il 10,4% ha percepito un “miglioramento”. Il sesso femminile, un indice di massa corporea più elevato, il dolore al ginocchio al basale ed il fumo di sigaretta erano associati a qualità della vita peggiore. Durante il follow-up, l’8,2% dei partecipanti allo studio nel gruppo in rapido peggioramento e il 4,8% nel gruppo in lento peggioramento sono stati sottoposti a chirurgia protesica. L’uso di FANS era il più basso nel gruppo “nessun cambiamento”, dove il 22-32% dei partecipanti ha riferito di usarli. In altri gruppi, il 38% in media ha riferito di usare FANS. I risultati mostrano che la traiettoria della qualità della vita correlata alla salute nelle persone con osteoartrosi del ginocchio varia da un gruppo di pazienti all’altro, e che l’esperienza soggettiva della qualità della vita del paziente riflette la loro necessità di trattamento.

Queste osservazioni possono aiutare a identificare i pazienti con OA del ginocchio che sono a rischio di peggioramento della qualità della vita e che potrebbero beneficiare di un trattamento precoce. Secondo i ricercatori, si dovrebbe prestare maggiore attenzione all’esperienza soggettiva dei pazienti sulla loro qualità di vita correlata alla salute. Nel caso di malattie croniche, la misurazione della qualità della vita del paziente fornisce tra l’altro informazioni preziose sull’efficacia di diversi trattamenti. Un altro studio parallelo ha confermato che i FANS possono aiutare a controllare il dolore e l’infiammazione nei soggetti con osteoartrite, ma contribuiscono agli effetti collaterali cardiovascolari in questi pazienti. Da una coorte basata sulla popolazione di 720.000 pazienti, i ricercatori hanno stimato che il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari tra le persone con OA era superiore del 23%. Tra i risultati secondari valutati nello studio, il rischio di insufficienza cardiaca congestizia era più elevato del 42% tra le persone con osteoartrosi.

Seguivano un rischio maggiore del 17% di cardiopatia ischemica e un rischio maggiore di ictus del 14%. Secondo gli autori, i FANS hanno anche svolto un ruolo sostanziale nello sviluppo dei risultati secondari dello studio. Questo perché i FANS sono forse i farmaci più comunemente usati per gestire il dolore nei pazienti con osteoartrosi. È importante che le persone con OA parlino con i loro medici e discutano dei loro rischi e benefici. Essi, infatti, non sono solo pericolosi per l’apparato digerente dove l’effetto più comune è quello della gastrite. Oggi è di prassi somministrare i cosiddetti “protettori gastrici” (es. omeprazolo, lansoprazolo) prima di iniziare una cura medica che superi l’assunzione di 2-3-farmaci al giorno. I FANS sono anche un fattore di rischio per la salute renale; sono stati riportati casi di insufficienza renale acuta fra gli abituali consumatori di ketoprofene o nimesulide per trattare il loro mal di testa. Senza contare che esiste una statistica che parte dagli anni ’50 che prova la correlazione fra assunzione cronica di antidolorifici e comparsa di malattia renale cronica (nefropatia da analgesici).

Ma l’uso protratto dei FANS (solitamente per complemento in artrosi ed artrite reumatoide) può rappresentare un pericolo anche per il cuore e l’apparato circolatorio. Si ricordi il caso del celecoxib (Celebrex), il primo FANS specifico esclusivo per la COX-2 che fu ritirato dal commercio per aver presumibilmente causato infarti cardiaci. Successivamente è stato reintrodotto, ma nel frattempo sono stati elaborati suoi derivati con una selettività maggiore e che necessitano di minore dosaggio unitario. Questo riduce il rischio cardiovascolare generale in caso di assunzione prolungata, aggiungendo anche che molti clinici specialisti (e non) sono ormai consapevoli che i coxibs di ultima generazione vanno assunti a cicli di 7-14 giorni con periodi di interruzione. Purtroppo, però, molti pazienti continuano a preferire classici FANS come ibuprofene, ketoprofene, diclofenac e simili per trattare in acuto il loro dolore reumatico, puntando alla eliminazione veloce del dolore per la loro qualità di vita. Dimenticando che, nel frattempo, il danno si accumula e che prima o poi gli effetti sulla salute spunteranno.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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