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Protezioni solari: quelle che non restano sulla pelle finiscono a mare e danneggiano ambiente e salute

L’estate è iniziata da un pezzo, si và al mare e ci si spalma sulla pelle la protezione solare, prima o dopo aver fatto il bagno. La comunità medica, nella sua campagna di prevenzione dei tumori della pelle, ha permesso la diffusione pressoché epidemica delle creme con filtri solari, per bloccare l’effetto dei raggi ultravioletti sulla cute. Ma anche se ci si spalma con protezione solare prima di fare il bagno, questa non resterà incollata permanentemente. Ciò significa che i composti anti-UV verranno rilasciati nell’acqua di mare. Ci sono ormai decine di studi che hanno rilevato come una grande quantità di sostanze chimiche per la protezione solare, finisce a mare potendo rappresentare non solo un fattore lesivo per l’ambiente marino ma anche un rischio per la salute. Gli studi hanno dimostrato che le sostanze chimiche dei filtri solari, entrando nella catena alimentare, possono causare anomalie e uccidere la prole di svariate specie di pesci. Tra questi vi è il pesce zebra: poiché la struttura genetica del pesce zebra è simile a quella degli umani, i risultati suggeriscono che questi contaminanti potrebbero rappresentare un rischio per l’uomo.

I dati finora accumulati hanno indicato che i filtri UV che si accumulano nella vita marina, potrebbero eventualmente trasmettere la catena alimentare agli esseri umani e influenzare la nostra salute. Campioni di coralli presi nelle acque caraibiche, australiane e thailandesi hanno inequivocabilmente fatto registrare l’incorporazione di filtri solari chimici nel tessuto di queste creature marine. L’acqua contaminata raccolta nei litorali balneari contiene filtri UV comunemente usati, come parabeni, ossibenzone, benzofenone-3, etilesil-metossicinnamato (EHMC) e octocrylene. Le ricerche sui pesci zebra fanno vedere che, nessuno dei pesci zebra adulti sembra essere danneggiato, ma molti dei loro embrioni presentano malformazioni o anomalie. Inoltre, rispetto all’esposizione ad un singolo agente chimico, la loro presenza combinata crea” un effetto misto” che aumenta il loro accumulo. Poiché oltre il 70% della struttura genetica del pesce zebra è simile a quella dell’uomo, l’effetto di questi contaminanti che passano per la catena alimentare agli esseri umani, e l’impatto a lungo termine sulla fertilità umana non possono essere trascurati.

Secondo le ricerche degli ultimi 5 anni effettuate su questo modello sperimentale animale, gli effetti dei filtri solari sono molto variegati, a secondo del tipo di composto chimico. Per esempio, il benzo-resorcinolo ha effetti sullo sviluppo nervoso, l’etilesil-salicilato passa il blocco della sintesi della melanina attraverso le generazioni, l’octocrylene invece stimola l’espressione genica di componenti femminili (recettori per estrogeni, vitellogenina, SOX9) sia in vitro che in vivo. BP-3 ed EHMC sono strutturalmente simili ai cosiddetti “interferenti endocrini” (EDC), che hanno azione antagonista su svariati recettori per ormoni steroidei. Il pericolo per la salute posto dagli EDC è ormai riconosciuto da almeno un decennio. Essi interferiscono con il funzionamento del sistema endocrino a più livelli (tiroide, surreni, apparato riproduttivo, ecc.) e sono stati incriminati per la comparsa di obesità, diabete, sindrome metabolica e disturbi tiroidei. La luce UV, d’altro canto, aumenta il rischio di invecchiamento precoce della pelle e tumori della pelle. Ecco perché i filtri UV organici o chimici vengono ampiamente utilizzati nei prodotti per la cura personale.

Ma i filtri UV sono ampiamente presenti nelle materie plastiche e nella gomma come protezione contro il degrado indotto dalla luce. Dopo l’uso umano, i filtri UV nelle protezioni solari vengono scaricati direttamente in mare o tramite lavaggio con acqua di mare o indirettamente attraverso lo scarico delle acque reflue. Alla fine entrano in mare, creando così una minaccia per gli organismi marini e l’ecosistema. Non sono solamente i metalli pesanti o i residui chimici industriali le sole minacce chimiche con cui bisogna fare i conti. Ogni attività umana ha i suoi collaterali, che sia per necessità che per svago; e che venga fatta solo per un periodo dell’anno i suoi effetti sull’ambiente non spariscono entro qualche mese. Per non parlare di quelli sulla salute: questi non si possono cancellare mai più. Ecco perché diversi gruppi di ricerca hanno dichiarato che sarebbe dovere di eliminare queste sostanze dalla composizione dei filtri solari, per trovare alternative non pericolose o a base naturale come quelli contenenti biossido di titanio o ossido di zinco.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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