HomeATTUALITA' & SALUTEL'uso improprio di antibiotici non fa combattere i globuli bianchi: ma riparare...

L’uso improprio di antibiotici non fa combattere i globuli bianchi: ma riparare con probiotici può essere utile

La resistenza agli antibiotici è un fenomeno naturale che esiste da milioni di anni. Gli stessi batteri, così come i funghi, fabbricano i loro propri antibiotici per potersi difendere o per attaccare altre forme di vita. Infatti, i primi antibiotici utilizzati in medicina sono stati estratti da muffe microscopiche. Dopo la metà degli anni Quaranta, grazie alla scoperta della penicillina, l’uomo ha cominciato ad utilizzare grandi quantità di antibiotici in medicina umana e veterinaria, amplificando notevolmente questo fenomeno naturale: ad ogni utilizzo di antibiotici solo i batteri resistenti sopravvivono diventando dominanti, essendo gli unici in grado di continuare a crescere. I batteri si moltiplicano molto velocemente, in condizioni ottimali la maggior parte si riproduce anche più volte in una sola ora. Per farlo, devono trascrivere il loro DNA fabbricando una copia esatta. Ma in questo processo, talvolta, vengono commessi degli errori di copiatura (mutazioni); alcune di queste mutazioni possono portare allo sviluppo di una resistenza agli antibiotici.

Lo stesso risultato può essere ottenuto attraverso lo scambio di piccoli frammenti di DNA (plasmidi) sia tra batteri della stessa specie, sia tra batteri di specie diverse. Ci sono scienziati che puntano il dito sul lato veterinario: l’uso degli antibiotici nei mangimi animali avrebbe causato sia la comparsa di resistenze in seno agli animali, sia l’ingestione di carne e prodotti animali ci avrebbe esposto direttamente a questi farmaci. C’è invece una linea di pensiero che addita la pratica medica sulla troppo facile prescrizione di antibiotici che si è verificata in passato riguardo alle sindromi influenzali che, di per sé, non necessitano di antibiotici dato che sono direttamente privi di potere antivirale. Aggiungendo ragioni per i medici per evitare l’uso eccessivo di antibiotici, una ricerca di qualche anno fa eseguita dalla facoltà di Medicina dell’Università della Virginia, ha mostrato che una riduzione della varietà di microbi nell’intestino interferisce con la capacità del sistema immunitario di combattere la malattia.

I ricercatori hanno scoperto che l’uso di antibiotici ha reso i neutrofili, un tipo di cellula immunitaria, meno efficaci nel combattere le infezioni e indebolito la barriera intestinale contro gli insetti invasori. I granulociti neutrofili sono i globuli bianchi più abbondanti e svolgono un ruolo importante come risposta immunitaria innata “di prima linea”. I ricercatori stavano cercando di capire il ruolo del microbiota intestinale nella colite amebica, un’infezione parassitaria comune nei paesi in via di sviluppo, causata dalla Entamoeba hystolytica. Sebbene la gravità della malattia sia variabile dai sintomi auto-limitati dell’addome alla malattia sistemica pericolosa per la vita, i fattori determinanti del risultato dell’infezione sono ancora indefiniti. La colonizzazione asintomatica e, al contrario, i pazienti con ascesso epatico amebico dopo trattamento medico possono essere asintomatici. Questi risultati suggeriscono che non solo la genetica dell’ospite e del patogeno sono importanti per determinare i sintomi clinici degli individui infetti, ma anche l’ambiente intestinale che circonda l’ameba.

L’uso di antibiotici, notano i ricercatori, è diffuso nei paesi a basso e medio reddito, con i bambini che ricevono spesso più di due dozzine di trattamenti entro l’età di 2 anni. Il team ha analizzato campioni di feci prelevati da bambini nelle baraccopoli urbane di Dhaka, in Bangladesh, e determinati che i bambini con infezioni più gravi avevano meno diversità nel loro microbiota intestinale. I ricercatori hanno quindi utilizzato topi da laboratorio per determinare come la diminuzione della flora intestinale naturale potrebbe peggiorare la malattia. Hanno scoperto che gli antibiotici hanno distrutto il microbiota intestinali dei topi, diminuendo l’attività dei neutrofili e bloccando questi importanti globuli bianchi dal rispondere quando necessario. Ciò ha lasciato l’intestino insufficientemente protetto. In sostanza, le cellule immunitarie dell’intestino non rispondevano quando venivano chiamate ad intervenire. Inoltre, la barriera intestinale era compromessa dal punto di viste funzionale. Il sovvertimento del microbiota ha ridotto la produzione di una proteina cellulare chiave (Muc2) vitale per l’efficacia della barriera.

È noto che la disbiosi influisce sulla funzione dei globuli bianchi. Ad esempio, in un modello animale è stato dimostrato che la gravità della anemia falciforme è alleviata da disbiosi indotta da antibiotici, a causa di una diminuzione del numero di neutrofili invecchiati attivati. L’uso improprio di antibiotici non solo aumenta il rischio di batteri multi-farmaco resistenti e il rischio di infezione da Clostridium difficile, ma compromette anche la funzionalità dei globuli bianchi. I ricercatori hanno potuto dimostrare una minore presenza di interleuchina-1 (IL-1) e di CXCL1 e CXCL-2, due chemochine che attraggono i neutrofili nel sito dell’infiammazione a livello periferico. Ma nel tessuto intestinale colpito dal parassita e dei soggetti pre-trattati con antibiotici, paradossalmente i loro livelli erano più alti. In parallelo, la minore presenza del recettore per queste chemochine (CXCR2), può parzialmente spiegare perché i neutrofili non riescono ad attaccare efficacemente il parassita in caso di disbiosi intestinale.

Un lavoro dello stesso periodo, a sostegno di questo, ha indagato sugli effetti della co-coltura di amebe assieme a cinque probiotici comunemente presenti nell’intestino e presenti anche nello yogurt o nelle preparazioni commerciali. Fra tutti i probiotici testati, solo due di questi hanno mostrato l’attività preventiva maggiore. I trattamenti individuali di Lactobacillus casei ed Enterococcus faecium hanno mostrato una riduzione significativa fino al 71% della sopravvivenza del parassita solo a CFU più elevati. Quando i due probiotici sono stati usati in combinazione, la percentuale di sopravvivenza si è ridotta gradualmente fino all’80 % a una conta amebica di 109 cellule/ml di batteri. Molto più recentemente, è stato visto che anche il Lactobacillus acidophilus dello yogurt e comune commensale della flora batterica intestinale, è efficace a contrastare l’ameba. E lo fa direttamente, secernendo acqua ossigenata contro il germe, causandogli stress ossidativo e disattivandogli alcune proteine necessarie alla produzione di energia.

Il messaggio da portare a casa è che questa è un’altra ragione importante per non usare gli antibiotici, a meno che non siano chiaramente necessari. Non solo, a parte la terapia antibiotica da impostare per una specifica infezione, si deve sempre ricordare che gli antibiotici nel breve-medio raggio avranno sempre come effetto collaterale quello di sovvertire il microbiota intestinale. Non a caso, dopo diarree infettive è ormai prassi medica raccomandare l’assunzione di preparazioni probiotiche. Lo stesso stanno pensando di fare per il trattamento della diarrea del viaggiatore che si acquisisce viaggiando nei paesi a rischio. Secondo la nuova visione è inutile, se non controproducente, assumere antibiotici prima di recarsi in una nazione a rischio; è più facile, economico e molto più sicuro fare un ciclo di probiotici una settimana prima. E c’è anche l’ipotesi che metaboliti prodotti dallo stesso microbiota possano influenzare lo sviluppo di svariati forme parassitarie che vivono regolarmente nel nostro intestino.

L’Entamoeba hystolitica è uno di questi e gli scienziati pensano che l’infezione prenda il sopravvento in due casi. O quando il microbiota si sbilancia (disbiosi), cosa alquanto comune oggi ma è più facile per pazienti immunocompromessi; oppure quando la sua quantità supera la capacità delle difese intestinali di fargli fronte, come accade in caso di contaminazione alimentare o contratta dopo un viaggio in paesi a rischio. Con la globalizzazione e gli scambi/viaggi intercontinentali, andare in un altro paese per ragioni di lavoro, affari o vacanze è diventato assolutamente normale. Ma molte mete asiatiche sono a forte/fortissimo rischio per malattie infettive a trasmissione orale o respiratoria, per la precarietà delle condizioni igieniche in molti posti. Mentre per certe di queste malattie, è possibile eseguire dei vaccini, per altre non ne esistono e l’unica possibilità è o la profilassi farmacologica o di vigilanza attiva su comportamenti a rischio. Forse l’introduzione dei probiotici pre-viaggio potrebbe cambiare molte cose.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Sarid L et al Antioxidants (Basel) 2022; 11(5):814.

Ankri S. Microorganisms. 2021 Mar 12; 9(3):581.

Leitsch D. Parasitology 2019; 146 (9):1167–1178.

Mallina R et al. J Infect Pub Health 2018; 11(1):85.

Watanabe K et al. PLoS Pathog. 2017 Aug; 13(8).

Burgess SL et al. mBio. 2014 Nov 4; 5(6):e01817.

The following two tabs change content below.

Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
- Advertisment -

ARTICOLI PIU' LETTI