HomeMEDICINA NATURALEAnti-infiammatori naturali: rassegna sui più comuni da poter usare come integratori

Anti-infiammatori naturali: rassegna sui più comuni da poter usare come integratori

L’infiammazione è la risposta del corpo a irritazione, infezione e lesioni; a breve termine protegge il corpo, mentre l’infiammazione cronica può portare a dolore e danni a lungo termine, come nell’artrite. I farmaci antinfiammatori aiutano a combattere il dolore e l’infiammazione cronica. Ci sono diverse classi di antiinfiammatori sintetici, la più comune ed utilizzata delle quali è quella dei farmaci antiflogistici non-steroidei (FANS). Tutti hanno sentito nomi come diclofenac, ibuprofene, ketoprofene, nimesulide. Sono molecole principio attivo di svariate formulazioni commerciali. Tuttavia, questi farmaci non sono sicuri per tutti e l’uso prolungato può portare a complicazioni ed effetti collaterali, i più comuni e fastidiosi dei quali sono a carico dell’apparato digerente e renale. Alcuni integratori naturali possono aiutare a combattere l’infiammazione, anche se non tutti gli integratori funzionano per ogni tipo di infiammazione. Nel presente, descriviamo alcuni degli integratori antinfiammatori a base naturale più efficaci che le persone potrebbero voler provare, a seconda della causa della loro infiammazione.

Curcuma (Curcuma zedoaria / longa)

La curcumina, che è un ingrediente attivo della curcuma, è una pianta della famiglia dello zenzero. Studi sugli animali hanno suggerito che potrebbe aiutare a ridurre l’infiammazione per accelerare la guarigione delle ferite e persino ridurre il rischio di cancro. Studi recenti hanno confermato che la curcumina può aiutare a ridurre l’infiammazione da condizioni metaboliche correlate all’obesità. La curcumina ha alterato diverse vie infiammatorie, riducendo la resistenza all’insulina, l’iperglicemia e l’iperlipidemia. Un dosaggio tipico di curcumina è di 400-600 mg tre volte al giorno. Si precisa, comunque, che la polvere di curcuma usata come spezia non è interamente costituita da curcumina, bensì quest’ultima ne rappresenta circa il 30%.

Ecco perché gli integratori che si ritrovano in commercio possiedono quantità minori (50-300mg) ma si tratta di principio attivo abbastanza purificato. Sebbene sia sicuro assumere la curcumina con basse dosi di FANS, dosi più elevate possono aumentare il rischio di sanguinamento. La curcumina aumenta anche il rischio di sanguinamento nei cardiopatici che usano cardioaspirina e in quelli con disturbi emorragici, anche se non immediatamente. Si può anche usare la curcuma come condimenti di pietanze a tavola (es. risotti e secondi piatti) a secondo del gusto della persona.

Incenso (Boswellia serrata)

La resina dell’incenso, può alleviare sia l’infiammazione che il dolore. Può anche aiutare a ridurre la perdita di cartilagine e invertire i sintomi autoimmuni. È un integratore ad azione rapida che può aiutare con il dolore dell’osteoartrite in soli 5 giorni. Il dosaggio abituale è un estratto contenente acido boswellico al 30-40%, che una persona prende in dosi da 300 a 500 mg da due a tre volte al giorno. Gli acidi boswellici sono strutturalmente correlati all’acido ursolico, un triterpene antinfiammatorio presente in spezie come rosmarino, salvia e maggiorana. E’ anche analogo alla betulina, presente nella linfa di betulla e antinfiammatorio per i vasi linfatici (anti-cellulite).

Questi effetti sembrano associati alla capacità dell’acido beta-boswellico di inibire selettivamente l’enzima 5-lipossigenasi, coinvolto nella sintesi di uno dei mediatori dell’infiammazione come il leucotriene B4. La combinazione di incenso e curcumina può aumentare la sua potenza e alcune ricerche hanno scoperto che le persone tollerano questa combinazione meglio del FANS diclofenac o del ketoprofene. Esistono già diverse formulazioni disponibili in commercio utilizzate come integratori, presenti in farmacie, erboristerie o negozi specializzati. L’incenso è in genere sicuro, con pochi effetti collaterali; tuttavia, alcune persone segnalano mal di stomaco e diarrea.

Alloro (Laurus nobilis)

L’aloro è una pianta selvatica conosciuta da tutti, che si presenta come un cespuglio dalle foglie lanceolate, o da un albero che può raggiungere gli 8 metri e che si copre di germogli giallo oro nella sua fioritura. L’alloro è stato usato da sempre nella medicina popolare come antispastico delle vie digestive. Questo è dovuto alla presenza di un alcaloide nelle sue foglie, la lindoldamina. Questo alcaloide complesso è derivato dalla berberina, un altro alcaloide presente in molte piante officinali e che possiede anche azioni spasmolitiche. La lindoldamina agisce attivando un canale ionico sensibile all’acidità (ASIC3) che regola la sensibilità al dolore ed alle sensazioni tattili.

Per contro, essa disattiva un secondo membro di questa famiglia di canali, ASIC1, ed in questo caso esercita azione antinfiammatoria diretta. Negli animali da laboratorio indotti a sensazioni cutanee innaturali (iperestesia), la lindoldamina attenua notevolmente le infiammazioni delle zampe di ratto indotte da stress termico o da applicazione di formaldeide. Le tisane a base di alloro e buccia di limone (“canarino”) sono un toccasana per i crampi di stomaco e le cattive digestioni. In caso di affezioni intestinali clinicamente importanti (es. colite spastica, malattia di Crohn e simili), è possibile aumentare le foglie da 2-3 fino a 8-10 per tisana). Si otterrà, un “canarino” più amaro ma sicuramente molto efficace per i dolori addominali indotti da queste malattie.

Thè verde (Camelia sinensis)

I medici sanno da tempo che il thè verde può combattere l’infiammazione, perché le persone che vivono in regioni che consumano più thè verde hanno tassi più bassi di malattie correlate all’infiammazione. La ricerca suggerisce che il thè verde può inibire la produzione di alcuni mediatori dell’infiammazione, tra cui le citochine. Queste proteine sono sintetizzate da cellule immunitarie e tessuti colpiti in risposta da un trauma, un’infezione o una infiammazione cronica di tipo degenerativo. Può anche aiutare a rallentare la perdita di cartilagine, riducendo i sintomi dell’artrite, poiché le catechine e le gallo-catechine (polifenoli) del thè verde sono anche dei potenti antiossidanti.

Esiste una letteratura scientifica dedicata agli effetti antinfiammatori del thè verde sul tessuto cerebrale, potendo ritardare la comparsa di declino cognitivo legato all’età. La maggior parte dei medici consiglia di bere 2-3 tazze di thè verde al giorno o di assumere 300-400 mg di estratto di thè verde ogni giorno. Uno dei principali componenti del thè, il polifenolo EGCG, è un inibitore di molti enzimi infiammatori e, come la lindoldamina dell’alloro, può bloccare il canale ionico ASIC3. L’assunzione cronica di thè è popolarmente associata ad un effetto astringente sull’intestino che può portare alla stitichezza. Non è, comunque, un fenomeno universale potendosi non verificare in tutte le persone.

Artiglio di gatto (Uncaria tormentosa / guaianensis)

L’artiglio del gatto proviene da varie piante del genera Uncaria, e la ricerca suggerisce che l’artiglio del gatto può ridurre varie forme di infiammazione. È particolarmente efficace nell’inibire la sintesi di TNF-alfa, una citochina infiammatoria prodotta dai globuli bianchi in varie situazioni di flogosi come artrite reattiva, artrite reumatoide e sclerosi multipla. Tra gli altri principi attivi che compongono il fitocomplesso, i glicosidi dell’acido quinovico sono responsabili delle proprietà antinfiammatorie, assieme agli steroli e i polifenoli, che la rendono un efficace rimedio ad azione antiinfiammatoria e antidolorifica, utile nel trattamento di artrosi e varie malattie reumatiche.

Se si utilizza il thè di artiglio di gatto, una persona può bere un rapporto di 1gr di corteccia di radice e un quarto di litro di acqua. È anche sicuro consumare come polvere in forma di capsule, in dosi giornaliere di 20-60 mg. Sebbene l’artiglio del gatto sia generalmente sicuro, due casi clinici suggeriscono che può causare insufficienza renale nelle persone con lupus sistemico, una malattia autoimmune. Può anche causare nausea, anche se alcuni studi suggeriscono che può anche aiutare a lenire il mal di stomaco dall’indometacina, uno dei tanti FANS usato nel trattamento di forme gravi di reumatismo.

Camomilla (Matricharia chamomilla / recutita)

La camomilla è dotata di buone proprietà antinfiammatorie, locali e interne, e costituisce un rimedio calmante tipico dei fenomeni nevralgici (sciatica, trigemino, lombaggine e torcicollo). L’effetto è dovuto a componenti dell’olio essenziale (guaiazulene, camazulene, bisabololo e farnesene), a polifenoli contenuti nelle foglie e nella pianta, una componente flavonoide (soprattutto apigenina, luteolina e quercetina) e ai lattoni matricina, matricarina e des-acetil-matricarina. Questi, assieme alla luteolina, sono inibitori della sintesi delle prostaglandine (PGE2), le stesse che sono contrastate dai comuni FANS. Il suo potere antiflogistico a parità di principio attivo (in peso) è stato comparato a quello del cortisone.

La camomilla la si può assumere classicamente per tisana, non comporta effetti particolari sulla salute ed è sicura. Una bustina al giorno in una tazza di acqua calda non è sufficiente, tuttavia, ad ottenere un buon effetto antidolorifico o antiinfiammatorio. Bisogna alzare le dosi a 2-3 bustine. L’unico effetto collaterale è la comparsa di sonnolenza; paradossalmente, come riportato da alcuni pazienti, al posto della sedazione può comparire irrequietezza. Può essere usata per lungo tempo per trattare un problema infiammatorio, non presentando assolutamente effetti lesivi sull’apparato digerente dove esercita, di contro, effetti emollienti, lenitivi ed antispastici. Assieme allo zenzero, questo la rende efficace per le infiammazioni di stomaco e del colon (es. colite spastica).

Acidi grassi Omega-3

Gli acidi grassi Omega-3, che sono abbondanti nei pesci grassi come il merluzzo, lo sgombro ed il salmone, sono tra i più potenti integratori antinfiammatori a base naturale. Generalmente possono aiutare a combattere diversi tipi di infiammazione, a cominciare da quella vascolare, ragione cardine per la quale vengono prescritti, dato che è un fattore di rischio significativo per le malattie cardiache e l’infarto. In uno studio su 250 persone con dolore da malattia degenerativa del disco, il 59% dei partecipanti è stato in grado di sostituire farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) con l’olio di pesce. Il giusto dosaggio varia con la potenza dell’integratore.

Alcuni prodotti sono disponibili in forma di pillola, mentre altri produttori vendono omega-3 come olio a dosaggi compresi fra 500mg e 1gr. Come molti farmaci antinfiammatori soggetti a prescrizione medica, l’abuso di omega-3 e l’olio di pesce possono aumentare il rischio di sanguinamento. Purtroppo, l’effetto antinfiammatorio di queste sostanze si vede proprio a dosaggi che vanno dai 1,0-1,5gr/die; ecco perché è bene che la loro assunzione per trattare un disturbo infiammatorio non superi le 3 settimane. Ovviamente, chi soffre di disturbi emorragici o è cardiopatico es assume fluidificanti del sangue non devono usare questo integratore, o quantomeno discuterne col loro medico di condotta.

Sali di zinco

Alcune ricerche suggeriscono che lo zinco è un potente antinfiammatorio che può supportare il sistema immunitario e ridurre diversi marker di infiammazione. In verità, lo zinco entra nella costituzione di enzimi antiossidanti (SOD2), di fattori di trascrizione nucleare ed è un inibitore di alcuni enzimi cellulari del metabolismo. Secondo varie pubblicazioni, lo zinco ha ridotto l’infiammazione e lo stress ossidativo tra gli anziani. Lo stress ossidativo innesca l’infiammazione e può aumentare il rischio di una serie di condizioni, incluso diabete, sindrome metabolica ed anche tumori.

Lo zinco ha anche ridotto il tasso di infezioni del 66%. Le persone con carenza di zinco hanno maggiori probabilità di avere l’artrite, suggerendo un legame tra una sua mancanza, infiammazione e dolore. Il normale dosaggio giornaliero di zinco assunto con gli alimenti è di 11 mg per gli uomini e 8 mg per le donne. Di possono assumere dosi che vanno dai 5 ai 20 mg, massimo due volte al giorno; assumere più di 40 mg al giorno può essere pericoloso. Lo zinco può interagire con calcio, diuretici e alcuni antibiotici, quindi le persone devono parlare con un medico prima di provare questo integratore.

Bisogna tenere bene a mente, comunque, che qualsiasi di questi integratori non avrà mai direttamente un effetto antidolorifico immediato; in caso di eventi o dolori acuti non sopportabili è bene ricorrere al classico FANS ed iniziare l’integratore che si sceglie dopo 24 o 48 ore, a secondo dell’intensità del dolore. Mano a mano che si comincia ad avvertire miglioramenti, si può abbandonare il FANS e continuare con l’integrazione alimentare.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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