HomeRICERCA & SALUTEL'immunità incontra la genetica: i macrofagi diventano bersaglio per la distrofia muscolare?

L’immunità incontra la genetica: i macrofagi diventano bersaglio per la distrofia muscolare?

La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è una grave malattia genetica che porta a una progressiva debolezza muscolare e degenerazione a causa delle interruzioni della distrofina proteica, che aiuta a mantenere intatte le cellule muscolari. È tra le malattie congenite più comuni al mondo, colpisce circa un maschio su 5000, mentre le femmine sono colpite molto raramente. I sintomi della DMD compaiono tipicamente nella prima infanzia, con i pazienti che affrontano una maggiore perdita della funzione muscolare con l’avanzare dell’età. Un classico sintomo rivelatore è l’incapacità di alzarsi dalla posizione seduta per terra, capacità che può essere raggiunta con un complesso ordine di movimenti coordinati dal bambino con braccia e polsi. Con il progredire della malattia, molti pazienti sono costretti a fare affidamento su ausili per la mobilità, come una sedia a rotelle, con la malattia che alla fine ha un impatto sulla funzione cardiaca e polmonare. Mentre i miglioramenti nell’assistenza cardiaca e respiratoria hanno aumentato l’aspettativa di vita negli ultimi decenni, attualmente non esiste una cura pratica.

I ricercatori della School of Biomedical Engineering della University of British Columbia hanno scoperto che un farmaco antitumorale esistente potrebbe avere il potenziale per trattare questa condizione. I ricercatori hanno scoperto che il farmaco, noto come inibitore del recettore del fattore 1 stimolante le colonie (CSF1R), ha contribuito a rallentare il progresso della DMD nei topi aumentando la resilienza delle fibre muscolari. I risultati hanno colto di sorpresa i ricercatori mentre stavano inizialmente studiando il ruolo dei macrofagi residenti, un tipo di globuli bianchi, nella rigenerazione muscolare. Inizialmente hanno identificato tre popolazioni di cellule ematiche dei muscoli scheletrici: una popolazione di macrofagi positivi per il recettore endoteliale dei vasi linfatici 1 (LYVE1+) e la proteina 4 della membrana delle cellule T (TIM4+), una popolazione di macrofagi negativi per entrambi i recettori e una popolazione di cellule che probabilmente rappresentano cellule dendritiche che erano positive per CD11 e complesso maggiore di istocompatibilità di classe II (MHC-II).

Durante la sperimentazione sui topi, hanno scoperto che gli inibitori del CSF1R, che riducono i macrofagi residenti, hanno l’effetto inaspettato di rendere le fibre muscolari più resistenti al tipo di danno tissutale indotto dalla contrazione che è caratteristico della distrofia muscolare. Il farmaco ha avuto l’effetto di cambiare il tipo di fibre muscolari nel corpo dell’animale da fibre di tipo IIB sensibili al danno verso fibre di tipo IIA/IIX resistenti al danno. Questo tipo di farmaco viene utilizzato come terapia mirata nel cancro, poiché sono inibitori delle chinasi, anche se alcuni prodotti biologici fanno lo stesso come RG-7155 o emactuzumab che prendono di mira il CSF1R direttamente sulla superficie cellulare. Esempi farmacologici di inibitori del CSF1R noti ai ricercatori sono quelli chiamati PLX-3397, IACS-9439 e BPR1R024. Dopo aver fatto la scoperta, i ricercatori hanno testato il farmaco nei topi con DMD. Nel giro di pochi mesi dal trattamento, hanno iniziato a vedere risultati positivi. I topi sottoposti a trattamento hanno mostrato frequenze più elevate di fibre muscolari resistenti ai danni e sono stati in grado di eseguire attività fisiche.

Ciò che gli scienziati hanno visto quale cambiamento nella tipologia delle fibre muscolari, il trattamento cronico con un inibitore del CSF1R che le ha trasformate da fibre glicolitiche sensibili a fibre glicolitiche-ossidative resistenti ai danni. I ricercatori affermano che sono necessari ulteriori studi per identificare se il CSF1R è efficace nel trattamento della DMD nell’uomo, anche se la scoperta più sorprendente è quella di aver mostrato per la prima volta come le cellule immunitarie possano essere direttamente coinvolte nell’evoluzione clinica di una forma genetica di distrofia muscolare. Considerando che diversi studi clinici a breve termine hanno già dimostrato che questa classe di farmaci è sicura per l’uso nelle persone, sperano che possa significare che un trattamento pronto per il paziente sarà presto a portata di mano.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Babaeijandaghi F et al. Sci Translat Med 2022; 14(651):eabg7504.

Xu X, Hao Y et al. Pharmgenomics Pers Med. 2021; 14:431-444.

Czako B et al. J Med Chem. 2020 Sep 10; 63(17):9888-9911.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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