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Esperienze nell’adolescenza e benessere mentale: le abitudini sono cambiate, ma non le necessità

Studi precedenti hanno suggerito che, rispetto ai bambini e agli anziani, adolescenti e giovani adulti tendono a impegnarsi in comportamenti più esplorativi e di ricerca di novità, sia che si tratti di provare nuovi hobby, provare nuovi gruppi di amici o visitare nuovi posti. Tuttavia, la maggior parte degli studi sui comportamenti esplorativi degli adolescenti si è basata sull’autovalutazione o sul comportamento in ambienti di laboratorio controllati, lasciando aperta la questione se l’esplorazione adolescenziale intensificata sia evidente nel mondo reale (quando i partecipanti si trovano in contesti quotidiani naturali). Ognuno di noi ha visto crescere ed evolvere i propri figli nelle scelte, nel modo di cercare di comprendere il mondo, di interessarsi alla scuola, ai giochi, alle prove di interazione con in coetanei e così via. E a tutti sarà capitato di vedere che non tutti i bambini hanno la stessa propensione a socializzare con la stessa velocità o allo stesso modo.

Altresì ci sono bambini che sono più portati per le attività intellettuali, mentre altri preferiscono l’approccio “fisico” alla realtà. A contrario di chi potrebbe scegliere degli hobby come la musica o attività ricreative dal contenuto poco pratico, ci sono i bambini che iniziano con interazioni sociali ed amicali dirette tramite hobby sportivi come il calcetto, il rugby, la scherma, la piscina e simili. Per costoro spesso, frequentare questi posti non vuol dire solo soddisfare la loro voglia mettersi alla prova con le relazioni sociali, ma anche la loro voglia di esplorare e capire il mondo attorno a loro. Un nuovo studio della New York University, effettivamente, ha verificato che gli adolescenti diventano più esplorativi nei loro comportamenti con l’età, diventando sempre più propensi a visitare nuovi posti nel tempo. I risultati mostrano anche che una maggiore esplorazione è associata a un maggiore benessere psicologico e a reti sociali più ampie.

In particolare, i ricercatori hanno anche scoperto che gli adolescenti che esploravano di più i loro ambienti naturali riportavano anche un numero maggiore di comportamenti rischiosi. Catherine Hartley, professoressa associata presso il Dipartimento di Psicologia e autrice senior dello studio, ha dichiarato: “Sebbene l’assunzione di rischi da parte degli adolescenti sia generalmente vista come un comportamento problematico, abbiamo scoperto che una maggiore esplorazione era anche collegata a una maggiore connettività sociale e benessere emotivo. Questo suggerisce che l’assunzione di rischi può avere una funzione adattiva durante l’adolescenza”. Questa generazione di genitori ricorda sicuramente che 40-50 anni fa non c’erano né socials né PlayStation 4; quando si andava a giocare si scendeva giù in cortile a rincorrersi, giocare a pallone o a frisbee, a nascondino per i quartieri ed a girare per la città in bicicletta. Bastava un “fai attenzione quando sei sulla strada” e si era liberi di divertirsi per intere ore.

Oggi il tempo passato sopra smartphones e videogiochi ha praticamente soppiantato le vecchie attività ludiche dei bambini e degli adolescenti di qualche generazione fa. Uscire da soli, anche se adolescenti, non era visto esageratamente rischioso per l’incolumità del singolo. E non si può dare nemmeno la colpa alla maggiore urbanizzazione o presenza di più veicoli in circolo, dato che questi sono rimasti in presenza praticamente costanti negli ultimi 30 anni. Quello che è cambiato è stato probabilmente la percezione di cambiamenti avvenuti in seno al mondo degli adulti. Ma questa limitazione all’esplorazione dei propri ambienti potrebbe essere un fattore, addizionale o meno, che condizioni il benessere mentale degli adolescenti oggi. Gli studi precedenti della dottoressa Hartley hanno riferito che nuove e diverse esperienze sono collegate a una maggiore felicità. Questi risultati hanno mostrato una connessione tra i nostri ambienti fisici quotidiani e il senso di benessere.

Vi ricordate? Dopo aver passato un pomeriggio in bici per il paese, avendo o meno fatto i compiti di scuola, l’aver esplorato un quartiere o una parte della città dove non si era mai stati per ragioni di lontananza o altro, ci faceva sentire come aver guadagnato “un altro pezzo di terreno alla conquista del mondo”. E c’era di che parlare il giorno successivo con i coetanei o gli amici a scuola o ai giochi del giorno dopo ! In versione scientificamente controllata, la ricerca citata ha usato la tecnologia GPS per indagare le attività esplorative di un gruppo di circa 60 giovani, fra i 13 ed i 27 anni di età, per misurare la frequenza con cui i partecipanti hanno visitato nuovi luoghi nel corso di tre mesi. Da queste misurazioni, sono stati in grado di catturare l’esplorazione quotidiana basata sul movimento. Sulla base di questi dati GPS e dell’autovalutazione, i ricercatori hanno trovato diversi modelli notevoli. E principalmente che, indipendentemente dall’età, i giovani hanno riportato stati d’animo migliori nei giorni in cui hanno esplorato di più.

Questo supporta l’idea che l’esplorazione sia collegata al benessere psicologico. In seconda battuta, i giovani che avevano livelli medi di esplorazione più elevati hanno anche riferito di reti sociali più grandi; misurate dal numero di individui unici con cui i soggetti hanno interagito tramite telefonate e piattaforme di messaggistica diretta. Infine, gli adolescenti che hanno esplorato maggiormente i loro ambienti naturali hanno anche riportato un maggior numero di comportamenti rischiosi (ad es. gioco d’azzardo, approccio agli alcolici o alle droghe illecite, ecc.), un’associazione non evidente negli adulti. Qui non vuol dire che si ha ragione di limitare la libertà di un adolescente adducendo come scusa di doverlo proteggere dai pericoli del mondo esterno. Le esperienze devono essere fatte nel modo corretto. Sicuramente l’ambiente familiare detterà, secondo suoi parametri, quelle che riterrà meglio far fare ai propri figli.

Interagire fra genitori e figli, ascoltandoli nei loro dubbi, nelle loro paure o incertezze e consigliarli o guidarli verso le scelte più giuste, in fondo è quello per cui ci si definisce genitori.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Saragosa-Harris NM et al. Psychol Sci 2022 in press.

Evans R, Bell S et al. Prev Sci. 2022; 23(6):922-933.

Hirani S et al. PLoS One. 2022; 17(6):e0270089.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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