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Perchè le fibre alimentari causano problemi nel Crohn? Gli scienziati trovano una spiegazione

Circa lo 0,7% della popolazione canadese, o una persona su 150, ha malattie infiammatorie intestinali (IBD), tra cui il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, e si prevede che crescerà all’1% entro il 2030. I sintomi dell’IBD possono includere dolore addominale, diarrea, sangue feci, perdita di peso, pubertà tardiva e rischio a lungo termine di cancro del colon-retto. La causa esatta è sconosciuta, ma alcuni fattori di rischio includono genetica, dieta, fattori ambientali e cambiamenti nei microbi intestinali. L’infiammazione cronica associata può essere un fattore patogeno sottostante. I medici sanno che il consumo di fibre alimentari comporta benefici per la salute e promuovono una buona salute intestinale in individui sani, ma i pazienti con IBD si lamentano abbastanza spesso di una sensibilità quando consumano fibre alimentari. Il potenziale benefico delle fibre fermentabili nelle IBD è dimostrato dalla bassa produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), specialmente nella colite ulcerosa (RCU), legata all’assenza di microbi produttori di SCFA. La disbiosi del colon è un fatto accertato nelle IBDs.

La somministrazione di fibre di β-fruttano ha migliorato la UC lieve, associata ad un aumento della produzione di SCFA (butirrato). Tuttavia, questo effetto generalmente positivo delle fibre correlato alla fermentazione e alla produzione di SCFA sembra aver messo in ombra i potenziali danni, poiché molti pazienti con IBD descrivono la sensibilità al consumo di fibre; ignorare o non comprendere questo processo può portare a evitare del tutto le fibre non digeribili attraverso diete di esclusione. Le persone che soffrono di malattie infiammatorie intestinali potrebbero presto avere accesso a linee guida dietetiche personalizzate per farli stare bene, grazie alla nuova ricerca pubblicata dall’Università di Manitoba su come le fibre alimentari influiscono sulla malattia. I ricercatori hanno identificato che specifici tipi di fibre presenti in alimenti come carciofi, radici di cicoria, aglio, asparagi e banane sono particolarmente difficili da fermentare se alcuni microbi mancano o non funzionano correttamente, come spesso accade per i pazienti con IBD.

Questi tipi di alimenti contengono fibre solubili chiamate inulina, chiamate chimicamente 1,3-fruttani. Il team di ricerca ha scoperto che questo tipo di fibre provoca una risposta infiammatoria in alcuni pazienti, causando un peggioramento dei sintomi. Ora stanno lavorando per sviluppare un test delle feci per esaminare i microbi presenti nell’intestino di ciascun paziente al fine di prevedere chi avrà la risposta negativa, in modo da poter personalizzare le raccomandazioni dietetiche e il trattamento per i singoli pazienti. La fibra ha un effetto antinfiammatorio benefico nella maggior parte delle persone sane e aiuta la digestione, ma i ricercatori hanno scoperto che selezionare fibre non fermentate aumenta effettivamente l’infiammazione e peggiora i sintomi in alcuni pazienti con IBD. Creando questo test delle feci, i ricercatori sperano di poter dire a ciascun paziente come adattare la propria dieta per prevenire riacutizzazioni o ulteriori peggioramenti. È una situazione dinamica quindi è possibile che un certo cibo debba essere evitato ora, tra qualche mese andranno bene a mangiarlo di nuovo.

Il team di ricerca mira a scoprire perché il 20-40% dei pazienti soffre di sensibilità. mentre nell’altra porzione di pazienti queste fibre alimentari possono effettivamente giovare alla salute e proteggere dalla malattia e avere effetti molto positivi. I β-(1,3)-glucani sulla superficie dei lieviti (ad esempio, zymosano) interagisce con le cellule immunitarie (es. i macrofagi), inducendo un’immunità antimicotica pro-infiammatoria tramite i recettori Dectin-1 e TLR2. Allo stesso modo, le fibre β-fruttaniche hanno indotto vie infiammatorie mediate da TLR nel modello di coltura di IBD. Poiché nella malattia di Crohn e nella RCU, la disbiosi è equivalente alla mancanza di alcuni microbi che fermentano i fruttani, ciò ha portato i ricercatori a ipotizzare che nei pazienti con meno microbi fermentanti le fibre alimentari, queste potrebbero rimanere intatte, interagire con i recettori delle cellule ospiti e promuovere infiammazione intestinale. In verità, hanno potuto confermare in un gruppo di pazienti con RCU in remissione che è la fermentazione delle fibre che riduce l’infiammazione intestinale, rispetto alle fibre indigerite.

Gli studi enzimatici hanno fatto vedere che i pazienti con IBD hanno meno vitamina B2 nelle feci e questo si correla con più alti livelli di calprotectina, un marker fecale della malattia. L’enzima riboflavina sintasi inibisce una varietà di citochine pro-infiammatorie (es. IL-6 e TNF-alfa). Si ritiene che il Faecalibacterium prausnitzii, un batterio che manca quasi del tutto nella malattia di Crohn, utilizzi la riboflavina come mediatore della produzione di SCFA, suggerendo un legame chiave tra i microbi che fermentano le fibre, l’abbondanza di enzimi, la produzione di butirrato e la risposta infiammatoria alle fibre alimentari. I leader di ricerca Dott. Wine e Armstrong avvertono entrambi che le nuove linee guida dietetiche non sostituiranno i trattamenti farmacologici, ma dovrebbero integrarli in modo che i pazienti possano evitare riacutizzazioni e tornare in remissione più rapidamente quando avvertono un’infiammazione.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Armstrong H et al. Gastroenterology 2022 Sep 29.

Valcheva R et al. medRxiv 2022 Jan 16:22269376.

Armstrong H, Mander I et al. Front Pediatr 2021; 8.

Valcheva R et al. Gut Microbes 2019; 10:334-357.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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