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Gli effetti del COVID sull’intestino: una rassegna veloce di fatti e consigli pratici per riparare i danni

Introduzione

SARS-CoV-2 ha ufficialmente infettato oltre 625 milioni di persone in tutto il mondo fino ad oggi e ha causato oltre 6,5 milioni di morti. Sebbene il COVID-19 sia principalmente una malattia respiratoria, può anche portare a sintomi neurologici e digestivi. Circa un paziente su 15 COVID-19 riferisce sintomi gastrointestinali come diarrea, nausea e vomito, mentre circa il 50% di questi individui soffre di dolore addominale. Tuttavia, l’effettiva distribuzione di tali sintomi varia tra paesi, regioni e persino tra individui, suggerendo così un ruolo importante sia dei fattori genetici che ambientali. Il COVID-19 tende a colpire più gravemente i maschi, con un rischio di morte più elevato rispetto alle femmine. Gli individui di età pari o superiore a 65 anni sono anche a maggior rischio di esiti avversi e, di conseguenza, hanno ricevuto la priorità per la vaccinazione contro il COVID-19. Anche i bambini di età inferiore ai cinque anni hanno maggiori probabilità di soffrire di forme gravi di COVID-19.

Gli effetti del COVID nell’apparato intestinale

I sintomi gastrointestinali in COVID-19 si verificano indipendentemente dall’età, come hanno dimostrato diversi studi precedenti. La parete gastrointestinale comprende uno strato epiteliale della mucosa, con una lamina propria sottomucosa. Incastonate in questa parete sono chiazze di tessuto linfoide associato all’intestino (MALT). SARS-CoV2 induce infiammazione e risposta antivirale nella parete intestinale. L’RNA virale del virus viene rilevato dai recettori toll-like (TLR) sulle cellule epiteliali dell’intestino. Questi recettori attivano il sistema immunitario innato e producono citochine infiammatorie, alcune delle quali includono interferoni (IFN) e fattore di necrosi tumorale (TNF)-α. Gli IFN agiscono attraverso i loro recettori per attivare la via JAK/STAT, innescando così l’espressione genica che impedisce la replicazione e l’infezione delle cellule adiacenti da SARS-CoV2. L’interferone, dal canto suo attiva molteplici meccanismi dell’attività antivirale, inclusa la rottura dei nucleotidi virali da parte delle RNasi e l’inibizione del rilascio di virioni.

Oltre a queste azioni antireplicative, gli IFN inducono l’apoptosi delle cellule infette e attivano risposte immunitarie innate e adattative, incluso il reclutamento di cellule T citotossiche per uccidere le cellule infette. Sono stati descritti in precedenza molteplici meccanismi di fuga virale, inclusa l’inibizione della produzione di IFN, il blocco del legame di IFN o la competizione con i cofattori IFN/IFN per il legame del recettore. Ciò indica l’importanza degli IFN nella lotta contro l’infezione da SARS-CoV-2. Al contrario, l’iperattività dell’IFN può portare a effetti deleteri sull’ospite. Il TNF-α è un’altra citochina antivirale chiave che induce morte cellulare. Il suo predominio segna un COVID-19 avanzato in contrasto con le fasi precedenti a dominanza dell’IFN. Inoltre, il TNF-α viene rilasciato dalle cellule CD4 ed è associato a risposte anticorpali più forti. La sua capacità di regolazione dell’apoptosi è protettiva ma potrebbe essere potenzialmente dannosa nella sua attivazione delle risposte infiammatorie.

Un altro cambiamento costantemente osservato a seguito dell’infezione da SARS-CoV-2 dell’intestino è la disbiosi intestinale, caratterizzata da alterazioni del microbioma intestinale che portano a corrispondenti interruzioni nell’omeostasi e nell’infiammazione dell’ospite. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nutrients ha esplorato l’impatto di COVID-19 sull’intestino, in cui i ricercatori riassumono le attuali conoscenze sui meccanismi sottostanti e sui potenziali approcci terapeutici. L’attivazione immunitaria innata in seguito all’infezione diretta delle cellule epiteliali intestinali, insieme al danno alla barriera epiteliale e alla disbiosi, provoca il reclutamento di neutrofili, macrofagi e cellule dendritiche nella parete intestinale in risposta. Gli acidi grassi a catena corta (SCFA) come acetato, propionato e butirrato prodotti dal microbiota hanno potenti effetti antinfiammatori e immunomodulatori. La loro perdita aumenta il rischio di gravi infiammazioni.

La malnutrizione è un altro risultato del COVID-19, forse dovuto ai lunghi periodi di ricovero in terapia intensiva. Ciò potrebbe essere collegato a uno scarso metabolismo e assorbimento dei nutrienti nell’intestino che può potenziare altri esiti avversi tra cui la disbiosi e l’aumento della permeabilità intestinale. I microbi traslocati nella circolazione sistemica potrebbero forse innescare una schiacciante risposta immunitaria infiammatoria sistemica. Ciò può spiegare linfopenia, marcatori infiammatori e disbiosi intestinale. La gravità del COVID-19 è associata alla ridotta ricchezza del microbioma intestinale. Diversi studi hanno dimostrato che la disbiosi è collegata a insufficienza respiratoria, anche tre mesi dopo il recupero da COVID-19 grave; tuttavia, un profilo microbico “buono” è legato a esiti favorevoli. È interessante notare che la disbiosi intestinale è anche associata a sintomi intestinali nella sindrome post-acuta COVID-19 (PACS).

Come si può intervenire con l’alimentazione e/o nutrizione

È importante innanzitutto mettersi a tavola con l’intento di andare a riparare i danni fatti dall’infezione virale, e non semplicemente sedersi a pranzo e cena come si fa tutti i giorni. Quindi bisogna mirare ad una dieta protettiva per ripristinare la digestione e mantenere l’integrità e l’immunità delle mucose. Questo significa niente cibi irritanti, fritti o troppo elaborati o in scatola. Meglio andare su frutta fresca, legumi freschi, pesce e carni cotte con metodi non troppo spinti. Pane e pasta vanno bene ma limitatamente, perchè non forniscono nutrienti che sono invece essenziali a riparare la mucosa intestinale e rimettere “in sesto” le difese immunitarie. Fra questi ci sono acidi grassi omega-3 come l’acido DHA che hanno un’azione antivirale, la vitamina C, l’acido folico, lo zinco e il ferro, che rafforzano il sistema immunitario.

Integratori a base di glutammina ed arginina sono molto efficaci nello stimolare sia la rigenerazione delle mucose lesionate che le funzioni immunitarie. Lo sanno bene i pazienti affetti da malattia di Crohn. Se necessario, si può assumere una dose aggiuntiva di vitamina C e acido folico con integratori dedicati: l’acido folico è essenziale alla rigenerazione cellulare. La disbiosi si può correggere con integratori probiotici contenenti Lactobacillus e Bifidobacterium, che possono aiutare a proteggere il microbiota intestinale dall’infiltrazione dei linfociti T, dall’infiammazione e dalla conseguente disregolazione dell’immunità. Questo a tavola si traduce nel consumo di yogurt e kefir (preferibilmente a merenda), che aiutano a regolarizzare la flora intestinale e l’immunità locale, ma anche la peristalsi e quindi le facoltà digestive.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Shen SJ, Gong M et al. Nutrients 2022 Oct; in press.

Rastogi S et al. Front Immunol. 2022 Oct 4; 13:954339.

Rocchi G et al. Pathogens. 2022 Sep 15; 11(9):1050.

Synodinou KD et al. Microorganisms. 2022;10(9):1764.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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