HomeATTUALITA' & SALUTELa questione della carenza di medici: da quelli di base a quelli...

La questione della carenza di medici: da quelli di base a quelli ospedalieri. Colpa della pandemia o cosa?

Non è da adesso che c’è la necessità di rafforzare il sistema sanitario, con la maggiore disponibilità di medici al servizio della sanità pubblica. C’è chi addita la colpa all’avvento della pandemia, che ha visto il personale sanitario alle prese con una emergenza e uno stato di disponibilità straordinaria alla quale non hanno potuto sottrarsi, soprattutto quelli in regime ospedaliero. Così, con la spinta mediatica di “eroi in corsia”, “angeli col camice” e altri appellativi da copione televisivo, che si dedicano anima e corpo alle sofferenze del prossimo (visto neppure sulla serie televisiva “ER” di famosa memoria), medici, infermieri e il resto del personale sanitario è passato agli occhi del pubblico come un servizio che, nei casi di emergenza, sà cosa significa “spirito di sacrificio”. Una propaganda, a giudizio di questa redazione scientifica, assolutamente falsata: è passato il messaggio che la “normalità è da intendersi come un qualcosa di straordinario”.

Di tutta l’emergenza dettata dalla pandemia, c’è stato di straordinario soltanto l’allungamento delle ore di servizio del singolo individuo, dimenticandocisi che nel pubblico il servizio medico è continuato e non è come quello di uno studio specialistico privato. E’ vero che molti interventi chirurgici, di ortopedia, oncologia, ginecologia e cardiologia hanno subito drammatici rinvii, che possono aver comportato esiti fatali o complicanze in coloro in lista di attesa. Ma nessun servizio medico è stato mai del tutto sospeso. Ed anche medici hanno perso la vita col coronavirus. Tuttavia, è da rammentare che la letteratura scientifica si è riempita di articoli e recensioni che hanno analizzato il carico di stress fisico, psichico ed emotivo di tutti i sanitari che hanno avuto a che fare con l’emergenza pandemica. Ci sono state persino pubblicazioni che hanno valutato la possibilità che buona parte dei medici si sarebbe ritirata dal servizio pubblico e/o privato, una volta cessata l’emergenza.

E’ forse questo che sta succedendo? Il carico di stress psicologico ha riscosso il suo tributo sui sanitari? Potrebbe darsi, ma non è esattamente così. Come detto all’inizio, il problema della carenza di medici è cominciato molti anni fa. E’ da almeno il 2009-2010 che il problema sussiste, con cambiamenti nelle assunzioni in campo pubblico e privato. Le difficoltà sanitarie, che siano state dovute a cattive scelte di gestione sanitaria, scelte politiche e quant’altro, sono una questione annosa nella quale è coinvolta anche la formazione. Non a caso, è stato reso obbligatorio a partire dello scorso decennio la formazione obbligatoria annuale (EMC o educazione continua in medicina) per tutti i medici in attiva professione, sia pubblica che privata. Anche questo, un provvedimento che ha obbligato il personale sanitario a fare un qualcosa che si dovrebbe fare costantemente: quello di aggiornarsi.

Niente nella medicina, infatti, resta lo stesso (neppure sui testi ufficiali) a causa delle continue scoperte nel campo della ricerca. Ma il problema non è confinato alla sola Italia, come si potrebbe credere. IL problema della carenza di medici ospedalieri e di condotta è altresì presente in paesi europei come il Belgio, la Spagna, la Germania o la Grecia. E se ci spostiamo nella parte più nord-europea, troviamo anche la Svezia che sta fronteggiando lo stesso problema. Finita la fase critica dell’emergenza siamo tornati alla normalità, che è a quanto pare molto tragica, con i sistemi sanitari europei che non sono in grado di fornire i servizi che dovrebbero, a causa di una mancanza di personale piuttosto generalizzata. L’OMS ha stimato che alla fine di questo decennio si potrebbe arrivare alla mancanza di circa 15 milioni di lavoratori nel campo sanitario. Una previsione catastrofica se dovesse essere vera: a fronte di questa “stimata assenza”, le previsioni mediche sulle malattie odierne non sono affatto confortanti.

Nonostante gli sforzi fatti per la prevenzione in campo cardiovascolare, per esempio, la prerevalenza dei problemi cardiologici è ancora preoccupante. In aggiunta, è arrivata la consapevolezza (non ancora piena in tutti i settori medici) che molti incidenti cardiovascolari, polmonari e e cerebrali (ictus, embolie, infarti, ecc.) possono in realtà nascondere la presenza di tumori, il cui primo segnale “occulto rivelatorio” è proprio la comparsa di un’ischemia o una trombosi. Quindi neppure la prevenzione in campo oncologico o ha funzionato granchè, e il grado di inquinamento globale non fa altro che appesantire il carico. Per fronteggiare il problema a livello sociale, le istituzioni hanno indetto (complici le necessità indette e/o obbligate dalla pandemia) concorsi pubblici per l’assunzione di personale medico, infermieristico ed ausiliario in ambito ospedaliero. Tutti sono consapevoli della carenza di personale medico in ogni reparto ospedaliero e persino nelle case di cura private.

Ci sono state accuse sul fatto che molta della medicina “difensiva” (a torto o a ragione), dai risvolti legali infelici quanto fastidiosi, abbia stancato i professionisti che abbiano scelto di volgersi al settore privato e disertare i reparti delle emergenze. Questa redazione scientifica non intende fare, come sempre dichiarato, nè accuse nè politica ma si limita a riportare il problema e riferire notizie che abbiano una base scientifica o di fatti socialmente validati. I fatti sono sotto gli occhi di tutti, la necessità di avere più medici è impellente, sia che le previsioni mediche future per la salute pubblica siano reali o possibili. Sarebbe auspicabile che entrambe le parti possano mettersi nella posizione di tenere il bilancio ideale della salute: la popolazione, seguendo uno stile di vita che cerchi di evitare le grosse emergenze mediche attuali; e i professionisti che, adeguatamente formati, possano essere messi nelle condizioni di poter fare il lavoro per il quale hanno studiato.

  • A cura del D. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica. 
The following two tabs change content below.

Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
- Advertisment -

ARTICOLI PIU' LETTI