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La malattia mammaria benigna: le considerazioni dell’ultimo Concilio Europeo sulla diagnosi precoce

Le malattie benigne della mammella (BBD; mastopatie) sono molto frequenti nella popolazione femminile, corrispondenti all’80% di tutte le lesioni mammarie. Le mastopatie comprendono un gruppo ampio ed eterogeneo di lesioni rilevabili attraverso reperti microscopici e test di imaging. Questo tipo di lesione è più incidente nella seconda decade di vita, ristagnando nella quarta decade. La sintomatologia della BBD comprende dolore al seno, presenza di noduli e secrezione papillare. Le mastopatie sono divise in base al loro rischio di cancro al seno in non proliferativi, proliferativi senza atipie e iperplasie atipiche (Collegio Americano dei Patologi, 1986). Le lesioni non proliferative includono cisti, alterazioni apocrine papillari, calcificazioni epiteliali, iperplasie e fibroadenomi. I dati disponibili indicano che l’espressione del gene p53 sembra più frequente tra i tessuti con malattia fibrocistica e fibroadenoma (entrambi 22,5%).

Precedenti studi indicano che una storia familiare di cancro al seno è un fattore importante che influenza lo sviluppo del cancro al seno; le mutazioni nei geni p53 e BRCA-1 e/o BRCA-2 sono tutte correlate alla patogenesi del cancro al seno. Precedenti studi hanno confermato che, dopo aver migliorato la valutazione del rischio, esiste una relazione tra l’insorgenza del cancro al seno e specifiche patologie mammarie benigne, tra cui la malattia sclerosante del seno, i fibromi mammari e i papillomi mammari. Il rischio di cancro al seno è quasi raddoppiato nelle donne diagnosi di malattia mammaria benigna attraverso lo screening, secondo una ricerca presentata oggi alla XIII Conferenza Europea sul Cancro al Seno. Lo studio su oltre 700.000 donne spagnole che hanno preso parte allo screening del seno ha confrontato donne a cui era stata diagnosticata una malattia mammaria benigna, inclusi fibroadenomi e cisti, con donne senza alcuna malattia mammaria.

L’aumento del rischio di cancro al seno è durato per almeno 20 anni e i ricercatori affermano che questo gruppo di donne potrebbe beneficiare di uno screening più frequente per garantire la diagnosi più precoce per le migliori possibilità di sopravvivenza. L’indagine ha coinvolto 778.306 donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni che hanno partecipato a uno screening del seno almeno una volta in uno dei 20 centri in Spagna tra il 1996 e il 2015. In Spagna a tutte le donne in questa fascia di età viene offerta una mammografia di screening ogni due anni. I ricercatori hanno seguito le donne fino al 2017 e, durante quel periodo, a 17.827 donne è stata diagnosticata una malattia mammaria benigna mentre a 11.708 donne è stato diagnosticato un cancro al seno. I dati hanno mostrato che tra le donne con malattia mammaria benigna, a circa 25 su 1.000 è stato successivamente diagnosticato un cancro al seno. Tra le donne senza malattia mammaria benigna, a circa 15 su 1.000 è stato diagnosticato un cancro al seno.

L’aumento del rischio è stato riscontrato nelle donne con malattia mammaria benigna indipendentemente dalla loro età e il rischio persisteva per almeno 20 anni. Le donne seguite per meno di quattro anni avevano il 99% in più di probabilità di essere diagnosticate con cancro al seno e le donne seguite per 12-20 anni avevano il 96% in più di probabilità di essere diagnosticate con cancro al seno. La dottoressa Roman ha commentato: “Questo suggerisce che la malattia mammaria benigna è un indicatore chiave del fatto che una donna ha un rischio più elevato di cancro al seno, piuttosto che essere semplicemente qualcosa che potrebbe trasformarsi in un cancro. Infatti, spesso troviamo la malattia benigna in un seno e poi il cancro si sviluppa nell’altro seno. Possiamo utilizzare questa conoscenza per aiutare a ottimizzare lo screening che offriamo alle donne. Ad esempio, se a una donna viene diagnosticata una mastopatia e presenta altri fattori di rischio elevato, potrebbe beneficiare di uno screening più frequente”.

Il presidente dell’European Breast Cancer Council, il professor David Cameron, del Centro di Ricerca sul Cancro dell’Università di Edimburgo, ha poi aggiunto: “Lo screening può aiutare a diagnosticare il cancro al seno in una fase precoce, quando le possibilità di sopravvivenza sono maggiori. Questo ampio studio mostra che le donne in un programma di screening a cui viene diagnosticata una malattia mammaria benigna, sembrano avere un rischio più elevato di ricevere una diagnosi di cancro al seno a lungo termine e possono quindi beneficiare di uno screening potenziato. Le mammografie rilevano abbastanza spesso segni di malattie al seno che non sono cancro, come cisti e fibroadenomi, ed è importante ricordare che la maggior parte delle donne con queste condizioni non svilupperà il cancro al seno”. Come si può vedere, e dall’ampio riferimento con articoli e letteratura che si possono leggere nel presente sito (cercare per keyword), il tumore al seno e la sua diagnosi precoce è un tema di attualità che non conosce soste.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

Román M et al. Intl J Environ Res Pub Health 2022;

Liu H, Shi S et al. Transl Cancer Res. 2022; 11(5): 1344.

Escala-Garcia M, Morra A et al. BMC Med 2020; 18:327.

Coughlin SS. Breast Cancer Res Treat 2019; 177:537-48.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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