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Perché gli anziani sono più vulnerabili all’influenza? Colpa dei normali processi di invecchiamento

Sebbene la pandemia di COVID-19 abbia fornito una breve tregua, il virus dell’influenza è tornato in circolazione e, come al solito, a breve comincerà la campagna vaccinale di prevenzione. Sebbene i virus influenzali possano non colpire tutta la popolazione, esistono fasce di individui che sono più suscettibili e per i quali un singolo episodio può trasformarsi in un dramma clinico. Fra questi vi sono i pazienti oncologici, i diabetici, quelli dializzati e gli allettati con forme severe di cardiopatia. In presenza di malattie, l’influenza rappresenta un pericolo particolare per le persone di età superiore ai 65 anni. Ma perché le persone anziane sono più suscettibili all’influenza? Una nuova ricerca della U-M Medical School, pubblicata sulla rivista Nature Communications, offre indizi. Lo studio è stato diretto dal Dr. Daniel Goldstein, professore in Medicina interna e di Microbiologia e Immunologia. Il suo team indaga sul motivo per cui le cellule chiamate macrofagi alveolari, la prima linea di difesa nei polmoni, sembrano essere compromesse con l’età.

Questi macrofagi sono cellule immunitarie che attaccano gli invasori come il virus dell’influenza e vivono a ridosso delle pareti degli alveoli polmonari, dove avvengono gli scambi gassoso fra aria e sangue. È importante sottolineare che queste cellule sembrano essere perse con l’invecchiamento. Precedenti ricerche di un altro gruppo hanno mostrato che quando i macrofagi di un vecchio topo venivano inseriti in un topo giovane, le cellule sembravano di nuovo giovani. Questo ha spinto i ricercatori a credere che qualcosa nell’ambiente dei polmoni stia contribuendo a questo. I segni indicavano la partecipazione di un modulatore immunitario noto come prostaglandina E2 (PGE2). Questa molecola lipidica deriva dagli acidi grassi poli-insaturi come l’acido arachidonico ed è dotata di effetto infiammatorio, come quello che avviene nelle artriti e nelle glomerulonefriti. Il team di studio ha scoperto che c’è più PGE2 nei polmoni con l’età. Questo aumento di PGE2, agirebbe sui macrofagi nei polmoni, limitando la loro vitalità e la capacità di generarsi.

Tramite recettori specifici, infatti, la PGE2 reprime la risposta immunitaria generalizzata: essa è lo stesso mediatore che impedisce alle difese immunitarie di attaccare le cellule cancerose in certe forme di tumore con infiltrazione infiammatoria. Il team sospetta che l’accumulo di PGE2 sia un altro indicatore del processo biologico conosciuto come senescenza o invecchiamento biologico, che si osserva con l’avanzare dell’età. La senescenza funge da assicurazione contro la divisione incontrollata delle cellule danneggiate; le cellule senescenti non sono più in grado di replicarsi e questo fa parte del nostro naturale sevo-meccanismo contro la comparsa del cancro. Lo studio ha dimostrato che con l’età le cellule che rivestono gli alveoli polmonari diventano senescenti e queste cellule portano ad un aumento della produzione di PGE2 e alla soppressione della risposta immunitaria. Per testare il legame tra PGE2 e una maggiore suscettibilità all’influenza,  i ricercatori hanno trattato i topi più anziani con un farmaco che blocca un recettore PGE2 (antagonista EP2).

I vecchi topi che hanno ricevuto quel farmaco in realtà hanno finito per avere più macrofagi alveolari e hanno avuto una migliore sopravvivenza dall’infezione influenzale rispetto ai topi più anziani che non hanno ricevuto il farmaco. Antagonisti EP2 non ve ne sono in commercio contro l’influenza, ma gli inibitori della produzione di PGE2 li conosciamo tutti col nome di FANS. A tutti sono noti nomi come ibuprofene, naprossene, nimesulide e così via. I FANS bloccano la cicloossigenasi-2 che serve a sintetizzare le prostaglandine. Quindi, l’assumere questi antinfiammatori in corso di raffreddore e sindromi influenzali ha un certo senso, sebbene spesso non se ne veda il beneficio. Questo perché i FANS non prevengono la sintesi di PGE2 se non c’è una vera infiammazione in corso. E in effetti attenuano solamente qualche sintomo, senza combattere realmente l’influenza. I dati confermano la perdita di omeostasi biologica ed immunitaria che avviene fisiologicamente con l’avanzare dell’età e conferma le raccomandazioni fatte dagli specialisti sulla precauzione che gli anziani devono fare nei riguardi delle infezioni virali.

E se specialmente coesistono patologie clinicamente rilevanti (cardiache, renali, ecc.), quelle di una vaccinazione preventiva per i soggetti più fragili.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Chen J, Deng JC et al. Nature Commun. 2022; 13(1):6759.

Aleith J et al. Pathogens. 2022 Nov 10; 11(11):1320.

Zhang H, Alford T et al. Front Immunol. 2022; 13:958801. 

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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