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Ricerche sul cancro delle ghiandole salivari: sull’urgenza di trovare cure per questa forma che non ne ha

I tumori delle ghiandole salivari sono tipologie di tumore poco rappresentate e per questo poco studiate sia dal punto di vista della patogenesi che delle eventuali terapie. I tumori benigni di queste ghiandole sono sicuramente più frequenti dei maligni e sono rappresentati dai sialo-adenomi. Questi generalmente richiedono la rimozione chirurgica con guarigione pressoché completa. Ma le forme forme maligne sono poco riconosciute e sono per lo più varianti di carcinoma ghiandolare. Erano più frequenti nel passato quando si masticava tabacco, che è stato riconosciuto essere uno dei fattori predisponenti o causali. Il carcinoma mucoepidermoide (MEC) è il tumore maligno delle ghiandole salivari più comune con opzioni terapeutiche molto limitate. Ogni anno nei soli Stati Uniti muoiono più di 3.000 persone a causa di questa forma di tumore e ad oggi non esiste un farmaco chemioterapico adatto per curarla. Fra le poche opzioni riconosciute vi sono i derivati del platino (cisplatino, carboplatino) in combinazione con la radioterapia.

Adesso i ricercatori del Rogel Cancer Center e della scuola di Odontoiatria dell’Università del Michigan hanno scoperto che alcuni farmaci possono modificare la composizione fondamentale delle cellule staminali del cancro (CSC) nei modelli murini di carcinoma mucoepidermoide. Il team inizialmente pensava che le cellule staminali del cancro venissero selettivamente uccise da questo farmaco, ma lo studio ha rivelato qualcosa di più profondo. Le cellule staminali del cancro rappresentano il piccolo numero di cellule in un tumore che alimentano la crescita e la diffusione del cancro. Jacques Nor, PhD, professore di Odontoiatria ha studiato per anni i farmaci che attivano il p53 per vedere se questo rende le cellule tumorali più vulnerabili alle terapie. Nel 2019, lui e il suo team hanno pubblicato un’indagine che ha dimostrato che gli inibitori di piccole dimensioni della via p53-mdm2 funzionano bene nei modelli murini di MEC, ma il team non aveva ancora capito come funzionano tali farmaci.

In parallelo, il team ha condotto indagini sulla via della sintesi proteica controllata dalla proteina mTOR, che è già bersaglio di una nuovissima categoria di farmaci antitumorali sotto indagine in svariati trials clinici per i tumori più comuni o aggressivi. Diversi studi hanno dimostrato che l’attivazione della segnalazione mTOR è associata a prognosi sfavorevole nei pazienti con tumori maligni. In effetti, gli inibitori di mTOR come la rapamicina e i suoi analoghi della rapamicina (ad es. Everolimus e Temsirolimus) sono stati approvati per il carcinoma renale e il carcinoma a cellule squamose testa-collo. Di per sé, il cisplatino attiva di riflesso la via mTOR e induce l’espressione di Bmi-1 nelle cellule CSC maligne. Questo potrebbe promuovere, paradossalmente, la loro espansione e far progredire il cancro. Tuttavia, quando il cisplatino è stato combinato con temsirolimus, gli scienziati hanno osservato l’arresto della via di segnalazione mTOR e un’inibizione dell’espressione di Bmi-1 ai livelli basali.

Sebbene l’attivazione di p53 non induce morte cellulare programmata (apoptosi) nelle CSC di carcinoma salivare, riduce le loro proprietà di “staminalità” come l’auto-rinnovamento, regolando l’espressione del fattore nucleare Bmi-1 e guidandole verso la differenziazione, ovvero lo spostamento verso uno stadio più maturo e quindi meno aggressivo. Questo nuovo studio avvicina il team a questa comprensione. P53 è frequentemente mutato nella maggior parte dei tumori, ma raramente nel MEC, il che ha reso queste piccole molecole dei buoni candidati da studiare. Si tratta degli inibitori dell’interazione di p53 con il suo regolatore Mdm-2, di cui il più conosciuto è la nutlina-3 che è stata usata in laboratorio per comprendere la regolazione della via p53-mdm2 nella morte cellulare e nella patogenesi dei tumori dipendenti da p53. Questi risultati mostrano che p53 è parte integrante della biologia del MEC e suggeriscono che la sua attivazione terapeutica potrebbe presentare nuove opzioni terapeutiche per i pazienti.

La ricerca è pubblicata sulla rivista specializzata Clinical Cancer Research.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD; specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Rodriguez-Ramirez C et al. Clin Cancer Res 2022; 28(21):4757-4770.

Nakano T, Warner KA et al., Nör JE. J Dent Res. 2021; 100(4):377-86.

Andrews A, Warner K et al. Clin Cancer Res. 2019; 25(5):1588-1600.

Rodriguez-Ramirez C, Nör JE. Crit Rev Oncog. 2018; 23(3-4):173-187.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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