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L’OMS pubblica le stime reali delle vittime totali del COVID: l’ipotesi della sottostima iniziale sembra vera

Il COVID-19 ha causato una considerevole morbilità e mortalità in tutto il mondo. Esistono ampie variazioni nelle stime di morte in eccesso nelle sei regioni dell’OMS. Le stime globali dei decessi associati al COVID potrebbero sottolineare il miglioramento delle esigenze di segnalazione ovunque esistano lacune; questo vale per i posti meno raggiungibili e con una sanità inadeguata o assente. In uno studio pubblicato ieri, i ricercatori hanno stimato i decessi associati a COVID-19 in eccesso a livello nazionale, regionale e internazionale tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021, per mese. La mortalità in eccesso associata al COVID-19 è stata calcolata come la differenza tra la mortalità per tutte le cause durante il COVID e quella prevista se la pandemia non si fosse verificata. Nel febbraio 2021, l’OMS ha collaborato con il Dipartimento per gli Affari Sociali e l’Economia delle Nazioni Unite per formare il TAG (gruppo di consulenza tecnica), e nell’agosto dello stesso anno, sono state inviate lettere ai membri dell’OMS per la nomina di punti focali per partecipare alle consultazioni a livello nazionale.

Sessioni informative, consultazioni tecniche e webinar regionali si sono tenuti con i membri da ottobre 2021 a febbraio 2022 per discutere stime, metodi e input di dati. Entro marzo 2022, 140 dei 194 paesi membri dell’OMS hanno partecipato alle consultazioni; 76 hanno fornito feedback e 65 hanno fornito informazioni. Nel marzo 2022, le stime di morte riviste per il 2020 e il 2021 sono state distribuite ai punti focali a livello nazionale. I dati nazionali documentati sulla mortalità per tutte le cause per settimana e mese erano disponibili per alcune nazioni. Fra le fonti dei dati per lo studio ci sono state: (1) dati condivisi regolarmente con l’OMS ai sensi dell’accordo e specificatamente inviati all’OMS per il progetto di stima; (2) dati documentati dalle nazioni europee ad Eurostat; (3) la Banca dati sulla Mortalità Umana e (4) la Banca Dati sulla Mortalità Mondiale. Il team ha utilizzato il database GHE (stime sanitarie globali) dell’OMS per i paesi senza informazioni sulla mortalità per tutte le cause per gli anni precedenti la pandemia.

Il team ha stimato almeno 15 milioni di morti associate al COVID-19 a livello globale, tre volte superiori ai cinque milioni di decessi documentati tra il 2020 e il 2021. L’eccesso di decessi globale stimato nel 2020 e nel 2021 è stato rispettivamente di 4,5 e 10,4, con aumenti dell’8,0% e 18% nei decessi globali, negli anni corrispondenti, rispetto ai decessi attesi se la pandemia non si fosse verificata. In tutto il mondo, tra gennaio 2020 e dicembre 2021, ci sono stati 5.420.534 decessi documentati correlati a COVID-19 e, in base alle stime, il rapporto tra decessi in eccesso e decessi segnalati per COVID-19 è stato di 2.7, mostrando una grande discrepanza. I maggiori decessi in eccesso cumulativi correlati a COVID-19 sono stati stimati per l’India (cinque milioni di morti). Il rapporto tra decessi in eccesso e decessi documentati per COVID-19 è stato maggiore nelle regioni del sud-est asiatico e nelle regioni africane. Le regioni più colpite sono state le Americhe (22%), il Sud-est asiatico (22%), l’Europa (17%) e l’EMR (12%).

Oltre il 50% dell’eccesso di mortalità stimato si è verificato nelle nazioni a reddito medio-basso. La mortalità ha raggiunto il picco nel sud-est asiatico durante la metà del 2021 (con il doppio della mortalità stimata rispetto ai decessi previsti), nelle Americhe nel gennaio 2021 e in Europa alla fine del 2020, seguita da un calo e da un successivo aumento costante nel 2021. Le nazioni con le maggiori stime di morte in eccesso, che rappresentano oltre l’80% delle stime globali di morte in eccesso tra il 2020 e il 2021, sono state Brasile, Bangladesh, India, Egitto, Colombia, Iran, Indonesia, Messico, Italia, Pakistan, Nigeria, Perù, Polonia, Sudafrica, Ucraina, Turchia, Filippine, Inghilterra, Stati Uniti e Federazione Russa. Le nazioni più colpite sono state quelle con una popolazione inferiore. Nel complesso, i risultati dello studio hanno fornito stime dei decessi in eccesso correlati a COVID-19 in tutto il mondo. Questa ipotesi era stata avanzata già dopo il primo anno di pandemia, ma non è stata ufficializzata per assenza di prove concrete.

Fra parentesi, ci sono state conferme che molte biopsie conservate ovunque per svariate ragioni avevano un tasso di positività al coronavirus tale da far sospettare che questo girasse già nel globo agli inizi del 2019. Sono state altresì parecchie le dichiarazioni di medici che in ambito ospedaliero hanno osservato un po’ ovunque una strana prevalenza di polmoniti e bronchioliti (specie fra bambini e adolescenti), non collegate ad alcun ceppo influenzale o adenovirale, a partire dall’inverno 2018. Ci sono stati altresì tantissimi casi di polmonite interstiziale di origine non identificabile, che sono passati come polmoniti da adenovirus atipico o da virus respiratorio sinciziale (RSV), senza che essi ricevessero adeguata diagnosi (soprattutto sierologica). Non è impossibile che il virus girasse da uno o due anni prima della pandemia ufficiale: non tutti coloro che sono stati esposi al coronavirus si sono positivizzati, non tutti sono stati intubati, non tutti hanno contratto forme gravi e non tutti sono deceduti.

Molti casi potrebbero essere stati confusi negli anni precedenti con forme influenzali atipiche e, per potersi chiamare pandemia, il virus deve diffondersi in tutto il globo in modo capillare attraverso i trasporti internazionali. E nonostante i traffici giornalieri, questo richiede tempo. Considerati i tempi sospetti, i dati pubblicati adesso dall’OMS potrebbero benissimo essere verosimili.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Msemburi W, Karlinsky A, Knutson V et al. Nature 2022 Dec 14.

Hillis S, N’konzi JN et al. JAMA Pediatr. 2022; 176(11):1145-48.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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