HomeMALATTIEMALATTIE APPARATO DIGERENTESfruttare la chirurgia per capire il microbiota: le stomìe operatorie come porte...

Sfruttare la chirurgia per capire il microbiota: le stomìe operatorie come porte dei segreti dell’intestino tenue

Gli esseri umani hanno un microbiota la cui maggior parte si trova nel colon. È una parte importante della nostra “digestione” perché possono raccogliere energia da molti alimenti che eludono i nostri enzimi digestivi. Sfortunatamente, mentre è facile raccogliere campioni fecali, è stato in gran parte impossibile studiare l’intestino tenue inferiore perché questo può essere raggiunto solo durante un’operazione chirurgica o dopo aver spurgato il contenuto intestinale per consentire il passaggio sicuro di un endoscopio. Pertanto, il microbioma dell’intestino tenue è rimasto quasi “terra incognita” all’interno del tratto gastrointestinale umano, nonostante il fatto che l’intestino tenue assorba il 90% di tutte le nostre calorie. I ricercatori dell’Università di Berna e dell’Ospedale universitario di Berna hanno ora potuto studiare per la prima volta in modo completo i batteri dell’intestino tenue e la loro adattabilità unica. Hanno scoperto che i batteri nell’intestino tenue si adattano dinamicamente al nostro stato nutrizionale, con le singole specie che scompaiono e riappaiono, anche in caso di stomìa intestinale.

La costruzione di una stomia deviatore è un mezzo utile per ridurre l’insorgenza di perdite gravi che richiedono un ulteriore intervento chirurgico, nei pazienti sottoposti a resezione intestinale per cancro del colon-retto. Sebbene una delle potenziali complicanze chirurgiche più importanti dopo un intervento chirurgico per preservare la funzione anale sia la perdita, che può provocare morbilità e/o mortalità, anche le complicanze correlate alla stomia come l’infezione, le ostruzioni e lo squilibrio nutrizionale. Come alternativa per ovviare c’è l’ileostomia ad alto rendimento, che è caratterizzata da una maggiore perdita di liquidi e sodio attraverso il drenaggio fecale, che può portare a sodo basso nel sangue, disidratazione e condizionare il sistema nervoso. Gli studi passati hanno riportato che la maggior parte dei pazienti con una stomia ad alto rendimento presentava diminuzioni solo moderate della velocità di filtrazione renale che non erano clinicamente significative. Tuttavia, il 30% dei pazienti presentava insufficienza renale secondaria a disidratazione, che richiedeva un nuovo ricovero.

I pazienti con una perdita stomale giornaliera minore di 1.200 mL, però, di solito possono mantenere l’equilibrio del sodio aggiungendo sale con l’alimentazione. C’è poi il problema del rischio dell’infezione da Clostridium difficile: il numero di casi di diarrea associati a C. difficile durante il ricovero colpisce circa 5-6 pazienti ogni 1.000 ricoveri. Questo è aggravato dalla terapia antibiotica di copertura per l’infezione della stomia stessa quando sia presente, con il danno e la beffa che la terapia antibiotica porta alla disbiosi batterica, mantenendo in tal modo il processo. Ci sono stati sospetti da un po’ di tempo che l’ileostomia possa portare a variazioni della composizione della flora batterica intestinale, dato che l’avvicinamento di due segmenti intestinali che anatomicamente non dovrebbero fronteggiarsi mai può creare incompatibilità fra le specie batteriche. Invero, precedenti studi hanno dimostrato che l’abbondanza relativa di microbi è una funzione della posizione lungo l’asse di progressione dell’intestino distale. I Bacteroides, per esempio sono molto abbondanti nell’ileo distale, ma non in caso di stomia.

I Bacteroides hanno una capacità più forte rispetto ad altre specie di indurre la produzione di immunoglobulina A dai linfociti nelle placche di Peyer, fornendo protezione contro l’infiammazione. Quindi, un’integrazione con probiotici potrebbe essere una modalità di correzione della disbiosi nei pazienti tumorali con una stomia, sia di per sé che in presenza di infezione da Clostridium difficile. Scienziati del Dipartimento di ricerca biomedica dell’Università di Berna e della Clinica universitaria di chirurgia e medicina viscerale dell’Inselspital hanno ora potuto esaminare i batteri intestinali dell’intestino tenue umano in modo semplice e innovativo per mostrare come supportano il processo digestivo reagendo dinamicamente allo stato nutrizionale umano. Mentre il microbiota intestinale dell’intestino crasso rimane relativamente stabile per tutta la vita, quelli nell’intestino tenue hanno dimostrato di essere molto instabili: scompaiono in gran parte quando digiuniamo durante la notte e riappaiono quando mangiamo al mattino.

I ricercatori sono stati in grado di esaminare i pazienti il ​​cui intestino tenue inferiore (ileo) aveva bisogno di un intervento chirurgico per cancro. Una volta che questi pazienti sono guariti, in alcuni casi l’ileo termina come un’apertura artificiale sulla parete addominale. In questo modo, i ricercatori dell’Università di Berna hanno avuto accesso diretto ai piccoli batteri intestinali e sono stati in grado di esaminare ciò che stava accadendo in “tempo reale”. I campioni batterici sono stati analizzati utilizzando i più recenti metodi di sequenziamento. È stato dimostrato che il numero di batteri nell’ileo dipende in larga misura dallo stato nutrizionale del paziente: i periodi senza cibo eliminano in gran parte i batteri nell’intestino tenue. Dopo un pasto, i batteri “fioriscono” di nuovo. Nonostante queste fluttuazioni della “biomassa” legate all’alimentazione, i vari tipi di batteri non si estingueranno, anche se il loro numero è molto ridotto.

Il Dr. Bahtiyar Yilmaz, primo autore dello studio, ha spiegato: “Ogni specie è composta da un gran numero di sottospecie che coesistono, compaiono e scompaiono e le proporzioni di ciascuna sottospecie cambia molto rapidamente, anche a poche ore dal consumo di un pasto. La disponibilità di diversi tipi di campioni, unita a una documentazione senza precedenti d ei dettagli clinici da parte del personale medico dell’Ospedale universitario di Berna e il sequenziamento microbico approfondito con l’Università di Berna la piattaforma di sequenziamento di nuova generazione rende il nostro studio unico”. L’autore senior Dr. Andrew Macpherson ha aggiunto: “Pensiamo a questi cambiamenti nei batteri intestinali nell’intestino tenue come a un ecosistema. Poiché il sistema è così flessibile, ogni specie batterica può adattarsi a un ambiente mutevole nell’intestino tenue modificando le proporzioni delle sottospecie e quindi impedendo alla specie nel suo insieme di estinguersi”.

I risultati mostrano che l’uso della stomia è una modalità molto efficace quanto semplice per caratterizzare la flora intestinale dell’intestino tenue; e contribuiscono a una migliore comprensione di malattie intestinali come il morbo di Crohn o la celiachia e allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici. Potrebbero anche aiutare a gestire meglio gli inconvenienti legati alla nutrizione artificiale nei pazienti allettati cronici o tumorali terminali. Nel frattempo, a disbiosi che si instaura con le stomie potrebbe beissimo giovare di una integrazione periodica con probiotici commericali, nonchè di quella alimentare con yogurt, kefir ed altre preparazioni fermentate, che sono antinfiammatorie della mucosa intestinale. Questo aiuterebbe a ristabilire il giusto assorbimento dei nutrienti in questi pazienti, specie se sono allettati per condizioni croniche come tetraplegià, SLA, esiti di ictus, anemie croniche gravi di varia natura ed altro ancora.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Consigliati in questo sito

Infezioni intestinali da Clostridium difficile: perchè stanno diventando frequenti anche in comunità? (27/04/2022)

Gastroprotettori: come il loro uso protratto promuove la disbiosi intestinale (07/09/2021)

Latte di kefir: le fantastiche proprietà nutrizionali e preventive di un umile prodotto caseario (11/04/2020)

La sindrome da sovracrescita batterica intestinale (SIBO) (28/10/2019)

Pubblicazioni scientifiche

Yilmaz B, Fuhrer T et al. Cell Host Microbe 2022 Oct 21.

Keskey R et al. Annals Surg. 2022; 276(5):e361-e369.

Matsuzawa M et al. Biosci Microb Food Health 2021; 40:135.

Zhang T, Wang Y et al. J Pediatr Surg. 2020; 55(7):1366-72.

Iizumi T, Battaglia T et al. Arch Med Res 2017; 48:727–734.

Meyer J et al. World J Gastroenterol. 2019; 25(34):5017-25.

Lynch SV, Pedersen O. New Engl J Med 2016; 375: 2369–79.

The following two tabs change content below.

Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
- Advertisment -

ARTICOLI PIU' LETTI