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Insetticida si, ma non innocuo per l’uomo: i piretroidi come potenziali cancerogeni del tessuto sanguigno

I piretroidi sono insetticidi ampiamente utilizzati in virtù del potenziale di attività insetticida in Asia, in particolare in India e in diversi paesi o in tutto il mondo per ottenere una difesa di sicurezza per contrastare zanzare e insetti per diverse esigenze domestiche o agricole. I piretroidi vengono applicati per il controllo dei parassiti domestici e si trovano in vari prodotti, tra cui insetticidi domestici o da giardino, spray, shampoo, trattamenti per i pidocchi e repellenti. Oltre la metà della popolazione mondiale ha adottato un’utilità di piretroidi che potrebbe attribuire oltre il 25% del commercio di insetticidi delle nazioni industrializzate negli anni ’90. Il loro utilizzo è in aumento ora nella maggior parte di questi paesi, poiché l’ubiquità delle zanzare e degli insetti correlati è maggiore in certe aree del globo. I piretroidi stimolano la tossicità neuro-correlata e gli impatti deleteri sulla salute, l’esposizione potrebbe influenzare la salute riproduttiva e aumentare la minaccia di malattie croniche significative, come la BPCO, il diabete, le malattie cardiovascolari e il morbo di Parkinson.

Le esposizioni persistenti ai derivati ​​dei piretroidi sono definite neurotossiche. Sono stati segnalati numerosi disturbi immunitari o polmonari correlati al tumore che contribuiscono all’abbassamento dell’immunità negli esseri umani. Le esposizioni a questi derivati portano anche alla riduzione della concentrazione di immunoglobuline IgG. L’esposizione professionale ai derivati ​​dei piretroidi provoca anche allergie ed asma ed influenzare la salute respiratoria, poiché è associata a un aumento delle probabilità di respiro sibilante, tosse e disturbi respiratori o polmonari correlati all’asma; i suoi effetti immunosoppressivi possono diminuire la resistenza dell’ospite contro le infezioni. L’esposizione a tutti questi composti può anche contribuire all’induzione dei disturbi ematopoietici o infiammatori, specialmente nei pazienti con funzione immunitaria compromessa. Allethrin e prallethrin sono ampiamente utilizzate, tuttavia le loro influenze sulle cellule primarie umane sono molto limitate o sottostimate.

I potenziali meccanismi con cui l’alletrina e la pralletrina modulano le cellule primarie umane, in particolare i meccanismi molecolari collegati all’autofagia-apoptosi, la loro rilevanza clinica nei soggetti umani o nei pazienti non sono ben definiti. L’autofagia è benefica per le cellule e gli individui, poiché consente alle cellule di rimuovere le parti danneggiate, evitando che i danni si rivolgano sul materiale genetico col rischio che comporti una degenerazione tumorale. Promuove inoltre il mantenimento dell’omeostasi cellulare ed è cruciale in un ampio spettro di processi fisiologici umani convenzionali. Tuttavia, un numero crescente di disturbi è collegato al processo autofagico disregolato, i più temuti dei quali sono i disturbi autoimmuni e il cancro. Ora, sulla rivista Oncotarget è stato pubblicato un nuovo documento di ricerca che ha esaminato la relazione tra l’esposizione al piretroide ei meccanismi che potrebbero potenzialmente evolvere in una degenerazione cellulare maligna, specialmente sulla componente sanguigna.

Nel presente studio, i ricercatori della Sri Krishnadevaraya University, del Queen Mary’s College, della Manipal University e del National Institute of Biomedical Genomics hanno fornito la prova che entrambi l’esposizione ad alletrina e pralletrina determina una maggiore quantità di ossigeno reattivo intermedio, enzimi legati alla membrana inibiti, alterata fluidità della membrana e l’espressione indotta da chemochine CCL2. Gli utilizzatori di derivati ​​piretroidi avevano livelli indotti di perossidazione lipidica e attività di legame alla cromatina di fattori di trascrizione come CEBP-β e NF-AT. È infatti noto da più di un ventennio che i derivati semisintetici e sintetici di questi insetticidi sono inibitori delle fosfatasi proteiche cellulari come PP-2A e PP-2B (calcineurina), che sono coinvolte nell’attivazione di NF-AT e della funzione immunologica. Attraverso questi meccanismi, alterano i flussi di calcio intracellulare e l’autodigestione cellulare (autofagia) regolando geni proapoptotici come DAPK1, Bcl-2 e Bim.

Pertanto, l’attuale studio di ricerca potrebbe essere significativo nei vari tumori ematologici correlati ai derivati ​​piretroidi e nei disturbi immunosoppressori o autoimmuni. In primo luogo, i ricercatori presentano dati che affermano che i derivati ​​piretroidi inducono più cascate di segnalazione cellulare che hanno quindi un ruolo nell’autofagia; in seconda battura, in modo sincrono hanno un impatto efficace sull’eliminazione cellulare su base apoptotica. Questo si può tradure in una maggiore predisposizione alla degenerazione su base cancerogena. Siccome gli effetti maggiori di questo tipo sono stati evidenziati sulle cellule del sangue, sia i globuli bianchi che gli elementi midollari, la loro esposizione potrebbe essere responsabile (in modo finora sottostimato) di tumori ematologici e disturbi tossici o correlati al sistema immunitario. La conferma di tali informazioni da parte della scienza dovrebbe trovare adeguato riscontro nella pratica lavorativa e industriale.

L’uso indiscriminato di questi insetticidi, una volta ritenuti non tossici per l’uomo perché derivati da un composto naturale, a quanto pare è stata una minaccia silenziosa e subdola della salute globale. Dopo le conferme degli effetti tossici sul sistema nervoso, sulla salute del cuore e sulle funzioni riproduttive, adesso si confermano anche quelle potenzialmente cancerogene sul compartimento ematologico. Se diventa impossibile eliminare il loro uso industriale o quotidiano per ragioni di controllo biologico sui parassiti, sarebbe più opportuno regolamentarlo in modo più capillare. In campo professionale, per contro, queste informazioni dovrebbero tradursi nell’adottare, da parte dei datori di lavoro, una prassi di maggiore protezione dei lavoratori. Vi sono purtroppo aree del globo, come l’India e il Sud-Est asiatico dove ciò non è spesso documentabile o effettuato. Per quanto riguarda l’Occidente, invece, sarebbe opportuno diffondere maggiore informazione fra i consumatori, affinchè si abbia maggiore consapevolezza del pericolo e si arrivi alla prevenzione di possibili effetti sulla salute a lungo termine.

  • a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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