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Una visione integrata di alimentazione che si connette con la depressione: l’importanza dello stile di vita a tavola

Secondo l’OMS, la depressione è una condizione di salute mentale comune che colpisce circa 280 milioni di persone in tutto il mondo. Ogni anno si verificano circa 700.000 morti a causa del suicidio guidato dalla depressione. Pertanto, è imperativo formulare interventi efficaci e misure di prevenzione per gestire la depressione. La depressione grave è gestita tramite farmaci antidepressivi. Tuttavia, questa linea di trattamento non è raccomandata per il trattamento della depressione lieve. La terapia cognitivo-comportamentale e la psicoterapia interpersonale sono due dei trattamenti alternativi utilizzati per prevenire lo sviluppo della depressione. Inoltre, praticare uno stile di vita sano che includa sane abitudini alimentari e un sostanziale aumento dell’attività fisica allevia anche la depressione e altri problemi di salute, come l’obesità e il diabete. In particolare, le diete sane aiutano nella gestione della depressione perché la dieta regola l’infiammazione, l’epigenetica, lo stress ossidativo, il metabolismo del triptofano e la neurogenesi, che influenzano le funzioni cerebrali e la salute mentale.

Recentemente, sono state condotte ulteriori ricerche per comprendere l’impatto della salute intestinale sulle condizioni mentali. Molti studi preclinici e clinici hanno dimostrato l’interazione bidirezionale tra il cervello e il microbiota intestinale. Questi studi hanno evidenziato come la disbiosi, le condizioni prive di germi e la permeabilità intestinale influenzino lo sviluppo cerebrale e la neuroinfiammazione. Sulla base dei risultati di questi studi, gli scienziati hanno ipotizzato che l’adozione di una dieta corretta potrebbe migliorare la salute dell’intestino e potenzialmente mitigare i sintomi della depressione. La dieta di un individuo può essere modificata manipolando il contenuto di macronutrienti, la frequenza e i tempi di assunzione di cibo, la quantità di cibo e limitando specifici alimenti o gruppi di alimenti. La salute dell’intestino può anche essere migliorata attraverso i probiotici e i metaboliti microbici (biogenici), come il GABA e le vitamine. I prebiotici possono anche migliorare la crescita e la sopravvivenza dei microbi benefici nel tratto gastrointestinale.

Recentemente è stato riportato l’effetto dei prebiotici sulla salute mentale. Questi prodotti favoriscono la crescita di batteri commensali con effetti psicofisiologici. Allo stesso modo, probiotici adeguati, come yogurt, latticello, latte kefir, kimchi e natto, migliorano la salute mentale e le funzioni neuropsichiatriche regolando il sistema metabolico, endocrino e immunitario. Ad esempio, la somministrazione di Lactobacillus plantarum e Bifidobacterium infantis riduce i sintomi simili alla depressione. Un recente studio del Journal of Affective Disorders ha esaminato l’interrelazione tra dieta, salute fisica e depressione. Questo studio ha utilizzato i dati dello studio NHANES) raccolti tra il 2011 e il 2018. I partecipanti che hanno completato sia le interviste di richiamo alimentare che il questionario sulla depressione sono stati inclusi nello studio. Nell’analisi sono stati inclusi un totale di 16.572 partecipanti (48,59% maschi e 51,41% femmine). Lo scopo principale di questo studio era indagare il legame tra una dieta che promuove la salute dell’intestino e la riduzione dei sintomi depressivi.

Poiché un indice di massa corporea (BMI) più elevato è un fattore di rischio stabilito per la depressione nel corso della vita, il presente studio ha esaminato il miglioramento della salute fisica in base al BMI. In questo studio è stata stabilita una solida associazione tra una dieta che promuove la salute intestinale, ovvero l’ingestione di un’elevata assunzione di fibre alimentari e alimenti fermentati, e la riduzione dei sintomi della depressione. È stato scoperto che una dieta che promuove la salute dell’intestino riduce potenzialmente i sintomi depressivi di vari livelli, cioè da molto lievi a gravi. Sono stati esaminati i ruoli di mediazione della salute fisica soggettiva (BMI auto-riportato) e della salute fisica oggettiva (BMI misurato da tecnici sanitari qualificati) per quanto riguarda la dieta e la depressione. Un BMI più alto era associato alla depressione. La scoperta di questo studio era in linea con i rapporti precedenti che indicavano che le diete ricche di fibre promuovevano una maggiore diversità microbica intestinale, che era negativamente associata al successivo aumento di peso.

Dato che il sovrappeso e l’obesità provocano aumento dei fenomeni infiammatori mediati da citochine e chemochine che possono interagire con il sistema nervoso e quello immunitario, è verosimile che l’originale teoria neuro-infiammatoria della depressione si stia rivelando vera, sebbene quando fu elaborata intorno al 2000 non vi era ancora prova della partecipazione del microbiota intestinale. Ecco perché stare a tavola non vuol dire solamente mangiare: dalle scelte fatte ogni giorno e da cosa l’intestino elabora per noi, escono fuori le conseguenze per la nostra salute. Un’alimentazione disordinata, fatta di alimenti già pronti e scarsa di cibo fresco, povero di vitamine o cofattori nutrienti, sovverte l’architettura della comunità batterica intestinale, favorendo alcune specie più che altre. Se è vero che le prove sono a favore del ruolo positivo di lattobacilli nella prevenzione o nella modulazione dei sintomi depressivi, è chiaro che il consumo periodico di alimenti probiotici (yogurt, kefir, ecc.) e l’integrazione con fermenti lattici ove possibile, possono avere una funzione preventiva non indifferente.

È chiaro che un’alimentazione sbagliata in presenza di obesità non sarà responsabile della comparsa di depressione nella stragrande maggioranza degli individui. Un terreno genetico o ambientale favorevole, componenti personali, comportamentali e sociale si sommeranno facendo leva sulle debolezze organiche, fino a quando la chimica intestinale e cerebrale alterate collideranno frontalmente causando il disastro.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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