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Terapie di supporto con vitamine e nutrienti scelti nell’AIDS: cosa ha trovato la scienza fino ad oggi?

Terapia antiretrovirale e integrazione vitaminica

Per quanto riguarda la terapia antiretrovirale (ART), è stato osservato che un enzima specifico, CYP3A4, l’isoforma più abbondante del sistema citocromico nel fegato umano, è responsabile del metabolismo di quasi il 60% dei farmaci correlati all’HIV. La maggior parte degli inibitori delle proteasi e degli inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa sono substrati del CYP3A4. Pertanto, è fondamentale riconoscere il potenziale di inibizione o induzione di questo enzima nell’uso di questi farmaci. Vengono citati numerosi esempi in cui un farmaco influenza l’uso di un altro attraverso questo meccanismo. Sebbene sia riconosciuto il potenziale di interazioni farmacologiche, ciò che è meno noto è il potenziale di interazioni tra ART e altre sostanze comunemente utilizzate attraverso questo stesso meccanismo.

L’approccio storico ai micronutrienti nel contesto dell’ART, e più in generale con l’HIV, è quello di limitare la conversazione all’insufficienza di micronutrienti. Tuttavia, come evidenziato dalle discussioni sopra e sotto, l’esposizione e lo stato di micronutrienti sia bassi che alti devono essere considerati nel contesto dell’uso di ART. Per quanto riguarda in particolare i nutrienti, diversi sono stati oggetto di indagine in questo contesto. Oligoelementi come selenio, zinco e rame e vitamine come la A, la C e la D sono dotate di potere immunostimolante o immunomodulatore. I pazienti con AIDS possono avere insufficienze nutrizionali riguardo questi nutrienti, ragion per cui la loro integrazione alimentare potrebbe essere di complemento per la ART.

Vitamine e nutrienti come integratori nell’AIDS

Vitamina A

La vitamina A continua a ricoprire una posizione di grande interesse nel dialogo sulla salute globale e l’insufficienza di vitamina A continua a essere una delle principali preoccupazioni. Ancora una volta, la maggior parte dell’attenzione della comunità della sanità pubblica, in generale e nel contesto dell’HIV, si è concentrata sull’insufficienza. Diverse linee di evidenza hanno indicato che l’integrazione di vitamina A può essere motivo di preoccupazione, in particolare per l’infezione da HIV. I ricercatori hanno riferito che 3 forme primarie di vitamina A (acido 9-cis-RA, acido 9-cis-retinale e ATRA) inducono l’espressione del CYP3A, così come i livelli di attività enzimatica sia nel fegato che nellea mucosa intestinale. Lo studio di Chen et al. ha mostrato che, nel loro modello, i retinoidi erano in grado di alterare il metabolismo del farmaco attraverso l’induzione del CYP3A. Questi rapporti rafforzano l’idea che l’uso di integratori di vitamina A possa avere implicazioni mediate da questo ruolo nel metabolismo dei farmaci, che richiederà ulteriori ricerche e attenzione clinica.

Vitamina C

È stato dimostrato che la vitamina C influenza in modo significativo la regolazione di molti degli enzimi CYP chiave, che includono isoforme di CYP, famiglia 3 e sottofamiglia A (CYP3A), alcuni dei quali si sono dimostrati diminuiti dalla carenza di vitamina C. Al contrario, l’osservazione di Slain et al. è di particolare interesse nel contesto dell’uso di ART. Il loro studio prevedeva la valutazione della farmacocinetica di uno specifico inibitore della proteasi (indinavir) in soggetti non infetti da HIV che ricevevano dosi di vitamina C comprese tra 800 e 1000 mg/die. Hanno riferito che la somministrazione concomitante di alte dosi di vitamina C può ridurre le concentrazioni plasmatiche di indinavir allo stato stazionario. L’eccesso di vitamina C ha provocato un aumento del metabolismo del CYP450 dell’indinavir? Le implicazioni cliniche di questi risultati non sono conclusive.

Vitamina D

La vitamina D è stata evidenziata come un importante nutriente di interesse per il pubblico in generale. Di rilievo qui, la vitamina D è stata anche identificata come un nutriente preoccupante nel contesto dell’HIV, sia in termini di adeguatezza nutrizionale che di problemi specifici associati a problemi ossei correlati all’HIV che sono potenzialmente associati a carenza nutrizionale e/o interazioni farmacologiche. D’altra parte, altri meccanismi attraverso i quali la vitamina D potrebbe avere un impatto sul metabolismo dei farmaci sono stati descritti. Numerosi dati indicano un ruolo importante e sottovalutato della vitamina D nel metabolismo dei farmaci attraverso l’induzione dell’espressione genica di enzimi chiave che metabolizzano i farmaci. Di conseguenza, esiste la possibilità che l’integrazione di vitamina D possa operare in modo indipendente attraverso la regolazione degli enzimi che metabolizzano i farmaci per influenzare la sicurezza e l’efficacia delle ART.

Polifenoli naturali

I flavonoidi sono un gruppo di sostanze che si trovano naturalmente nella frutta (incluso il cacao), nelle verdure scure, nelle bevande (thè, vino scuro) e in molti integratori alimentari (ad es. ginkgo biloba) o rimedi erboristici. Sono stati propagandati per avere effetti benefici su una serie di condizioni di salute. Per esempio, la silimarina è un estratto derivato dai semi della pianta del cardo mariano (Silybum marianum). La silimarina è uno dei prodotti naturali più popolari consumati da soggetti con problemi di fegato, infezione da epatite C e viene consumata anche da soggetti con infezione da HIV. La silimarina blocca l’infezione da HCV in vitro e una formulazione endovenosa di silibinina succinato (un componente importante della silimarina) inibisce la replicazione dell’HCV nell’uomo e anche l’infezione da HIV-1 in vitro.

La silimarina mostra un’attività antinfiammatoria ad ampio spettro che, oltre alla sua attività antivirale, può avere rilevanza diretta sia per l’infiammazione indotta da HCV che da HIV. In secondo luogo, la silimarina inibisce l’espressione di più citochine e chemochine pro-infiammatorie (ad es. CXCL1, CXCL2, CXCL10, IL-1, TNF-α), che sono tutte disregolate nell’attivazione immunitaria cronica, durante la progressione della malattia e responsabili della sindrome da deperimento organico in certi pazienti. In terzo luogo, la silimarina sopprime l’attivazione e la proliferazione dei linfociti T, che è elevata nell’attivazione immunitaria cronica. La silimarina, poi, disintossica il tessuto epatico e aumenta la clearance cellulare epatica, interferendo sia con la replicazione virale che incentivando la rigenerazione delle cellule epatiche.

Quindi, l’integrazione alimentare con vitamine selezionate e altri nutrienti come i polifenoli, può aiutare l’immunità del soggetto con AIDS; nonché collaborare con la ART cui si sottopone come cura.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci

Medico Chirurgo, Specialista; PhD. a CoFood s.r.l.
- Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998 (MD Degree in 1998) - Specialista in Biochimica Clinica nel 2002 (Clinical Biochemistry residency in 2002) - Dottorato in Neurobiologia nel 2006 (Neurobiology PhD in 2006) - Ha soggiornato negli Stati Uniti, Baltimora (MD) come ricercatore alle dipendenze del National Institute on Drug Abuse (NIDA/NIH) e poi alla Johns Hopkins University, dal 2004 al 2008. - Dal 2009 si occupa di Medicina personalizzata. - Guardia medica presso strutture private dal 2010 - Detentore di due brevetti sulla preparazione di prodotti gluten-free a partire da regolare farina di frumento enzimaticamente neutralizzata (owner of patents concerning the production of bakery gluten-free products, starting from regular wheat flour). - Responsabile del reparto Ricerca e Sviluppo per la società CoFood s.r.l. (Leader of the R&D for the partnership CoFood s.r.l.) - Autore di articoli su informazione medica e salute sul sito www.medicomunicare.it (Medical/health information on website) - Autore di corsi ECM FAD pubblicizzati sul sito www.salutesicilia.it
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