giovedì, Febbraio 22, 2024

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Ospedalizzazioni da COVID e da influenza: il quadro misto del primo inverno post-pandemia con i suoi rischi

Come il coronavirus SARS-CoV-, i virus influenzali sono virus a RNA avvolti che causano infezioni respiratorie da lievi a gravi. Sia il COVID-19 che l’influenza sono associati a un rischio più elevato di esiti avversi per la salute e di mortalità. Precedenti studi che confrontavano gli esiti sanitari tra pazienti ricoverati per COVID-19 e pazienti influenzali dimostrano che l’infezione da SARS-CoV-2 è associata a un rischio più elevato di morte e di avversità per la salute a lungo termine rispetto all’infezione da influenza stagionale fino a sei mesi dopo l’infezione. Con il cambio repentino dele temperature osservato nelle ultime due settimane in tutta la nostra penisola, le sindromi influenzali si sono affacciate per poi entrare stabilmente nella quotidianità. Accanto a loro, ci sono però le risalite dei casi di COVID-19 che si mischiano costantemente e diventano distinguibili solo per esaecuzione delll’ormai famoso “tampone molecolare”.

Nonostante la gravità delle forme cliniche portate dalle varianti è decisamente diversa dalle precedenti, il problema di sanità pubblica rimane comunque perchè c’è ancora una discriminazione fra influenza e COVID legata alla contagiosità riconosciuta per quest’ultimo; contagiosità che lascia confinati a casa persone, lavoratori regolari ed anche in ambito sanitario. Il problema è che, però, accanto al confinamento domiciliare c’è quello in ospedale per caso clinico conclamato e di certa severità. Uno studio appena pubblicato su The Lancet Infectious Diseases rivela che il rischio a lungo termine di morte e di avversità per la salute associati al ricovero correlato al COVID-19 è superiore a quello associato al ricovero correlato all’influenza stagionale. Lo studio ha rilevato un tasso di mortalità assoluto più elevato tra i pazienti ricoverati per COVID-19, rispetto ai pazienti ricoverati per influenza stagionale in ciascun momento testato.

Nello specifico, il COVID-19 è stato associato a un tasso di mortalità in eccesso di 8,62 per 100 persone rispetto all’infezione influenzale a 540 giorni dal ricovero. Durante l’intero periodo di follow-up di 540 giorni, i pazienti COVID-19 hanno mostrato un rischio significativamente aumentato di 64 dei 94 risultati sanitari esaminati, tra cui cardiovascolare, ematologico, gastrointestinale, renale, salute mentale, metabolica, muscoloscheletrica, neurologica ed esiti polmonari. Al contrario, i pazienti con infezione influenzale hanno mostrato un aumento del rischio di sei esiti di salute, tra cui dolore toracico, aumento della frequenza cardiaca, diabete di tipo 1 e tre su quattro esiti polmonari (tosse, affaticamento e mancanza di respiro). Considerando le avversità sanitarie in tutti i sistemi d’organo, COVID-19 è stato associato a un tasso di eccesso di 78,7 per 100 persone rispetto all’infezione influenzale durante l’intero periodo di follow-up.

Rispetto ai pazienti con influenza, i pazienti con COVID-19 hanno mostrato rischi più elevati di riammissione in ospedale e di ricovero in terapia intensiva in tutti i momenti testati. Durante le onde pre-delta, delta e omicron, il ricovero correlato a COVID-19 è stato associato a rischi più elevati di mortalità, avversità sanitarie in tutti gli organi ad eccezione del sistema polmonare, riammissione ospedaliera e ricovero in terapia intensiva rispetto al ricovero correlato all’influenza. In tutte e tre le ondate pandemiche, il carico di malattia è stato maggiore nella fase post-acuta dell’infezione rispetto alla fase acuta. I rischi di mortalità e di avversità sanitarie dovute al COVID-19 sono rimasti superiori ai rischi legati all’influenza, indipendentemente dal COVID-19 dei pazienti e dallo stato di vaccinazione antinfluenzale. Lo studio quindi ha concluso che è più probabile avere probabilità più elevata di mortalità e certe complicanze da ricovero per COVID che influenza.

Il sostanziale onere cumulativo della perdita di salute in entrambi i gruppi richiede una maggiore prevenzione dei ricoveri ospedalieri per questi due virus; assieme ad una maggiore attenzione alle esigenze di cura delle persone con effetti sulla salute a lungo termine, dovuti all’influenza stagionale o all’infezione da SARS-CoV2.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Xie Y et al. Lancet Infect Dis. 2023 Dec 14; in press.

Oseran AS, Song Y et al Brit Med J. 2023; 382e076222.

Wulf Hanson S, Abbafati C et al. JAMA. 2022; 328:1604.

Xie Y, Bowe B et al. Brit Med J. 2020; 371:m4677.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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