sabato, Luglio 20, 2024

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Reazioni avverse al latte vaccino

Nonostante i benefici medici accertati del consumo di latte vaccino, i suoi componenti, tra cui le proteine del latte e il lattosio, possono anche causare diversi disturbi gastrointestinali e gravi disagi, di cui i più comuni sono l’intolleranza al lattosio (LAIN) e l’allergia alle proteine del latte vaccino (COMPA).  Gli allergeni più comuni contenuti nel latte vaccino sono le proteine del siero di latte e le caseine, che possono scatenare varie manifestazioni di COMPA. La COMPA è un’allergia alimentare comune nei neonati e nei bambini piccoli, che si manifesta nello 0,5-3% dei bambini. Sebbene la maggior parte dei bambini sviluppi una tolleranza al CM entro i 4 anni; altri possono soffrire di gravi reazioni allergiche fino all’infanzia, innescate da piccole quantità di esposizione. Vengono definiti tre tipi di COMPA in base al fatto che la risposta sia mediata da anticorpi (IgE), cellulo-mediata (non-IgE) principalmente dalle cellule T oppur mista.

Di questi, la COMPA IgE-mediata rappresenta il 60% delle reazioni Le risposte IgE-mediate possono causare anafilassi, mentre le risposte non-IgE-mediate colpiscono il tratto gastrointestinale e causano disagio, che può durare diversi giorni dopo l’ingestione con sintomi quali dolore addominale, diarrea cronica e malassorbimento dei nutrienti. Una combinazione di ambiente, genetica e interazioni tra i due sono fattori di rischio per COMPA. Ad esempio, è più comune nei bambini maschi e tra i bambini neri e asiatici rispetto ai bambini bianchi. Tuttavia, l’introduzione di una varietà di alimenti nella prima infanzia può essere protettiva contro lo sviluppo di altre allergie alimentari. Anche la composizione e l’integrità del microbiota intestinale possono svolgere un ruolo chiave nel ridurre l’impatto della COMPA. Allo stesso tempo, le complicazioni gastrointestinali derivanti dal consumo di latte possono influenzare negativamente il microbiota.

A differenza della COMPA, la LAIN è causata da una carenza di lattasi che riduce la capacità dell’organismo di elaborare il lattosio, che è ricco di galattosio e glucosio. La lattasi intestinale è più alta alla nascita ma inizia a diminuire dopo lo svezzamento. Quasi sette adulti su dieci in tutto il mondo soffrono di malassorbimento del lattosio causato da una carenza di lattosio che porta all’intolleranza. Soffrono di diarrea, gas, gonfiore e dispepsia dopo aver consumato lattosio. LAIN è stata correlata ad altri disturbi gastrointestinali come la celiachia, la sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e la sindrome da sovracrescita batterica (SIBO). Le attuali raccomandazioni dietetiche sia per la LAIN che per COMPA prevedono la limitazione dei latticini nella dieta. Il microbioma intestinale può essere la chiave per migliorare la qualità della vita delle persone affette da queste condizioni utilizzando prebiotici e probiotici.

Nutrigenetica ed epigenetica per gestire l’intolleranza al lattosio

L’epigenomica, la genomica, la metabolomica e campi di studio simili sono chiamati tecnologie “omiche”. Oltre all’esistenza delle varianti del gene della lattasi (LCT), i processi epigenetici potrebbero essere responsabili dell’insorgenza della intolleranza in età adulta e della progressiva riduzione dei livelli di lattasi durante l’infanzia. Per confermare questa ipotesi, recentemente Labrie e colleghi hanno riferito che quando i cambiamenti epigenetici, come la metilazione del DNA, si accumulano nelle cellule senescenti, modificano l’espressione della lattasi a seconda delle varianti genetiche che regolano l’espressione del suo gene. Gli individui LNP sono caratterizzati da metilazione in entrambi i geni MCM6 e LCT, con conseguenti bassi livelli di espressione di lattasi e comparsa di LAIN con l’età, mentre gli individui LP non sviluppano sintomi con l’età, perché il loro DNA sembra non subire cambiamenti epigenetici.

La metabolomica, poi, consente analisi chimiche precise di migliaia di metaboliti per identificare biomarkers alimentari di malattie che possono essere presi di mira per migliorare il metabolismo. Questi strumenti si possono utilizzare per quantificare i livelli sierici di lattosio nel sangue e nelle urine dopo il consumo di latticini. La metabolomica può consentire l’analisi dell’effetto di un singolo nutriente e dei suoi prodotti metabolici sulla salute di un individuo, per creare un programma nutrizionale personalizzato costituito da raccomandazioni dietetiche mirate. Per le persone affette da LAIN, questa potrebbe essere una dieta a basso contenuto di lattosio o priva di lattosio integrata da lattasi e/o ceppi probiotici orali. Tuttavia, le persone con allergie al latte devono eliminare i latticini dalla loro dieta. Solo certi formaggi stagionati a lungo hanno una degradazione delle proteine tale da essere abbastanza sicuri.

Medicina personalizzata e salute mentale nella LAIN

L’alimentazione personalizzata dovrebbe includere anche strumenti diagnostici e supporto psicologico per una condizione che spesso ha effetti sulla salute mentale. L’intolleranza a l lattosio non causa di per sé grossi problemi di salute mentale, o almeno direttamente a causa della condizione. A causa delle possibili alterazioni del microbiota intestinale che questi individui possono sviluppare, invece, potrebbe svilupparsi una errata neurochimica cerebrale derivata dalla anomala “neurochimica intestinale”. La scienza ormai sa bene che il dialogo fra microbiota, sistema immunitario locale e chimica del cervello sono connessi molto intimamente. Qualsiasi squilibrio che parte da microbiota intestinale, nel tempo, può ripercuotersi sulla salute: la scienza ha provato che questo può comprendere diabete, cardiovasculopatie, condizioni autoimmuni e neurologiche, fino ad arrivare a quelle più propriamente psichiatriche come ansia o depressione.

Al di là di tali considerazioni è possibile, al contrario, che molti affetti da intolleranza al lattosio si facciano condizionare dai disturbi organici che possono comparire anche dall’ingestione di tracce di lattosio contenute in alimenti diversi da latticini e derivati. Molto spesso, tali paure o ansie vengono incentivate dalle cattive informazioni che questi individui prendono da internet o altri fonti telematiche, non spesso accurate o non di natura propriamente medica. Un altro contesto dove bisognerebbe intervenire è quello dei pazienti adulti con LAIN che hanno delle patologie annesse, quali celiachia o sindrome del colon irritabile (IBS). Mentre non è ancora univoco il parere scientifico che la celiachia possa condurre a veri problemi di salute mentale di per sé (non si parla della frustrazione / depressione causate dal sentirsi “diversi”), nel caso dell’IBS la scienza sa bene che questa condizione è prevalente in soggetti con disturbi emotivi o psicologici accertati.

I pazienti che soffrano di intolleranza al lattosio sperimentano anche osteoporosi e depressione più frequentemente rispetto ai pazienti non LAIN. Questi pazienti soffrivano spesso anche di sindrome dell’intestino irritabile e di altre intolleranze alimentari, in particolare di malassorbimento del fruttosio. Ad oggi questo tema è stato affrontato poco nella letteratura scientifica. Tuttavia, numerosi studi confermano una correlazione significativa tra intolleranza al fruttosio e depressione. I pazienti intolleranti al fruttosio mostrano più spesso una carenza di serotonina, “l’ormone della felicità”. Una maggiore concentrazione di fruttosio intestinale sembra avere un effetto sul metabolismo dell’L-triptofano riducendo la disponibilità di questo aminoacido per la biosintesi della serotonina. L’approccio biochimico fornisce quindi una spiegazione plausibile per la correlazione tra depressione e malassorbimento del fruttosio. L’intolleranza al lattosio e al fruttosio si manifestano spesso insieme.

I cambiamenti psicologici non sono quindi presumibilmente attribuibili alla LAIN, ma alla concomitante intolleranza al fruttosio. Il meccanismo sottostante rimane sconosciuto, ma fattori eziologici comuni come disfunzioni psicologiche (ad es. ansia) e gastrointestinali (ipersensibilità viscerale e transito intestinale alterato) potrebbero svolgere un ruolo. L’ipersensibilità viscerale può anche essere collegata ad un microbioma intestinale alterato. Il microbiota intestinale dei pazienti con IBS è generalmente ridotto e presenta una diversità inferiore rispetto ai controlli sani. È stato dimostrato che i batteri potenzialmente patogeni (ad esempio Clostridium, Ruminococcus, Streptococcus, membri delle Enterobacteriaceae) sono più rappresentati nei pazienti con IBS. Inoltre, il microbiota intestinale produce molti metaboliti neuroattivi (istamina, serotonina, GABA, ecc.), che possono potenzialmente portare a una sensibilizzazione neurale periferica o centrale.

Ci sarebbe un ultimo punto da considerare. Molte persone intolleranti al lattosio evitano l’assunzione di farmaci con marchio commerciale “generico” (specie compresse e capsule), perché a differenza dei farmaci regolari e conosciuti l’eccipiente maggiore della loro composizione è il lattosio. Non ci sono prove scientifiche che l’assunzione di qualche compressa di questi tipi di formulazione possano causare veri e propri disturbi analoghi ad una vera LAIN. Anche perché la ragione è semplice e di ordine strettamente fisico-quantitativo. I sintomi della LAIN compaiono quando si introducono svariati grammi di lattosio (presente in ragione di circa 40 grammi/litro nel latte regolare). Quindi anche un semplice bicchiere di latte da 200ml (7-8-gr) può essere in grado di portare alla comparsa di sintomi. Ma compresse del peso compreso fra 50 e 200mg, per quantitativi di principio attivo nell’ordine di pochi mg, sono virtualmente incapaci di fare ciò.

Anche assumendo 3-4 pastiglie al giorno per trattare la condizione più comune fra adulti/anziani come l’ipertensione, non si raggiunge virtualmente neppure mezzo grammo di lattosio al giorno. Ma per coloro che ignorano certe regole o cognizioni di causa, specie se in loro coesistono ansia o l’IBS con una forte componente psicosomatica, ogni tentativo di convincerli del contrario o di rassicurarli diventa praticamente inutile. L’intervento dei clinici specialisti o medici di condotta, nella stragrande maggioranza dei casi si limita ad accondiscendere il desiderio del paziente di continuare a preferire farmaci “non generici” ed evitare semplicemente il problema. Nulla di male fino a qui, se non fosse che queste persone vivono il problema con ansia o apprensione, scontrandosi anche con la loro stessa inconsapevolezza. Ogni intervento su di loro non ha nulla a che fare con l’efficacia di un farmaco conosciuto o “generico” per principio attivo, ma nel nome del benessere mentale ed individuale di chi è affetto dal problema.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Pubblicazioni scientifiche

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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