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Sulle cause note dell’acne non ci piove: ma se anche l’alimentazione fosse colpevole?

Sulle origini dell’acne

L’acne vulgaris è una condizione infiammatoria cronica della pelle che colpisce principalmente adolescenti e giovani adulti. Ha una prevalenza dell’80% negli individui di età compresa tra gli 11 e i 30 anni, colpendo quindi circa il 9% della popolazione mondiale. La complessa eziologia dell’acne coinvolge fattori genetici, ormonali e ambientali. L’acne si presenta con lesioni infiammatorie e non infiammatorie, come papule, pustole e comedoni, con varie forme cliniche classificate in base alla gravità della lesione. Le microcalcificazioni sono coinvolte nella formazione di lesioni dovute a disturbi ormonali, secrezione di sebo, proliferazione del Cutibacterium acnes e anomalie della cheratinizzazione. L’acne grave può portare alla formazione di cicatrici e iperpigmentazione, con un impatto significativo sul benessere e sulla qualità della vita delle persone colpite. Sono attualmente in fase di studio le influenze della dieta sullo sviluppo dell’acne, insieme a nuovi approcci terapeutici per alleviare i sintomi e migliorare i risultati dei pazienti.

Il ruolo dell’alimentazione

Una maggiore prevalenza di acne è stata osservata nelle popolazioni occidentali rispetto a quelle non occidentali a causa delle differenze nella dieta. Le diete occidentali, che sono principalmente caratterizzate da un aumento del consumo di carboidrati raffinati, latticini, cioccolato e grassi saturi, con bassi livelli di acidi grassi omega-3 e possono esacerbare l’acne promuovendo l’infiammazione e alterando i segnali metabolici. Più specificamente, gli acidi grassi saturi presenti nella dieta occidentale inducono l’infiammazione attraverso l’espressione dei recettori Toll-like 2 (TLR2)/interleuchina 1B (IL-1 beta), portando così ad un aumento della secrezione di IL-17A e all’iperproliferazione dei cheratinociti. Le diete con un alto indice glicemico e un elevato consumo di latticini, come IGF-1 e insulina, sono anche associate a livelli elevati di ormoni coinvolti nella patogenesi dell’acne.

L’iperinsulinemia, che deriva da diete ad alto indice glicemico, stimola la sintesi di IGF-1 nel fegato e successivamente promuove la proliferazione delle cellule sebacee e la lipogenesi. L’insulina e l’IGF-1 portano all’attivazione del bersaglio nei mammiferi del complesso 1 della rapamicina (mTORC1), che promuove l’ingrossamento delle ghiandole sebacee, la sintesi lipidica e la proliferazione dei cheratinociti, contribuendo allo sviluppo dell’acne. Le anomalie nel microbioma intestinale, indotte da una dieta anormale, esacerbano ulteriormente la patogenesi dell’acne attraverso la disregolazione del percorso mTOR e l’aumento della permeabilità della barriera intestinale. Nel complesso, la dieta gioca un ruolo significativo nella patogenesi dell’acne influenzando i livelli ormonali, l’infiammazione e la composizione del microbiota intestinale.

Alimenti con potenziale effetto avverso

Latte e latticini, in particolare quelli ricchi di proteine del siero di latte e caseina, sono stati associati ad un aumento dei livelli di IGF-1, che può portare a iperinsulinemia ed esacerbazione delle lesioni acneiche. Il latte vaccino contiene anche precursori ormonali che possono essere convertiti in diidrotestosterone (DHT), un potente induttore dell’acne. Sebbene esistano dati contrastanti riguardo al contenuto di grassi del latte e al suo ruolo nell’acne, si suggerisce che gli ormoni e certe molecole bioattive presenti nel latte contribuiscano in modo più significativo. Il consumo di cioccolato, soprattutto quello fondente, è stato associato al peggioramento dei sintomi dell’acne. La presenza di saccaridi nel cioccolato lavorato può indurre la secrezione di insulina e innescare percorsi di segnalazione che promuovono le lesioni dell’acne.

Anche gli acidi grassi saturi e trans provenienti da grassi animali e grassi vegetali idrogenati sono stati implicati nella patogenesi dell’acne. Questi grassi possono stimolare la produzione di citochine pro-infiammatorie e attivare vie di segnalazione come mTORC1, portando così ad un aumento della produzione di sebo e all’infiammazione del derma. Anche altri fattori dietetici come l’assunzione di alcol, il consumo eccessivo di sale e cibi ad alto indice glicemico come snack salati, uova, bibite, mais, caramelle e diete ad alto contenuto di glutine sono stati associati all’esacerbazione dell’acne. Questo stile alimentare è noto sovvertire il microbiota intestinale; invero, ci sono prove che un miglioramento clinico effettivo sarebbe visibile con cicli di assunzione di probiotici (fermenti lattici commerciali).

I risvolti sociali

Se ci si sta chiedendo perché se tra mille bambini o adolescenti con una dieta occidentale predisponente per l’acne, solamente settecento sviluppano la condizione, questo è frutto dell’ineliminabile terreno genetico e della composizione biologica che caratterizza ognuno di noi. Sopra ogni cosa, a questa redazione scientifica preme sottolineare l’aspetto più incisivo di questa condizione: quello della stigmatizzazione. L’educazione alimentare deve partire da giovanissimi e considerato quanto la stigmatizzazione sociale del problema ha effetti pesantissimi sulla salute mentale in attuale e nel futuro di chi ne è affetto, sarebbe ideale che gli ambienti familiare e delle istituzioni collaborassero per la massima consapevolezza e una prevenzione attiva.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

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Ryguła I, Pikiewicz W et al. Nutrients 2024; 16(10):1476.

Zujko-Kowalska K et al. Nutrients. 2024 Apr; 16(9):1270.

Dabash D, Salahat H et al. Sci Rep. 2024; 14(1):4351.

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Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998, specialista in Biochimica Clinica dal 2002, ha conseguito dottorato in Neurobiologia nel 2006. Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania. In libera professione, si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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